L’idea «intelligente» dello spacciatore: «Facciamo male a un carabiniere così ci lasciano in pace»

Nelle intercettazioni dell’inchiesta sullo spaccio a Soverato i propositi di un pusher contro l’Arma: «Voglio entrargli in casa a uno e prendere a botte pure la moglie»

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO La lotta era serrata. Da una parte i carabinieri delle stazioni del Soveratese, uomini che sul territorio ci vivono e lavorano. Dall’altra la rete dello spaccio di cocaina, marijuana e hashish, monopolizzata da giovanissimi pusher legati alla cosca Gallace di Guardavalle. Da una parte i controlli continui e serrati, le perquisizioni, dall’altra i tentativi di depistaggio ma anche le aggressioni nei confronti dei carabinieri. Una guerra a muso duro decapitata dall’operazione “Last generation” condotta dai militari del comando provinciale di Catanzaro, in stretta collaborazione con le stazioni di Guardavalle, Davoli, Soverato, Satriano, Cardinale e Gasperina, e coordinata dalla Dda del capoluogo. Ventiquattro i fermi, 36 il totale delle persone indagate.
«IO CI CAMPO REGOLARE E PRECISO» L’insofferenza e la tracotanza dei giovani spacciatori, emerge dalle carte dell’inchiesta, sono sintetizzate in un dialogo di metà settembre 2018 tra Pietro Procopio e Raffaele Campagna. Campagna, 26 anni, è il braccio destro di «quello che comanda», ovvero Francesco Aloi, 25 anni, nipote del boss Vincenzo Gallace. Raffaele Campagna, tra le altre cose, si occupa, scrivono gli inquirenti, «di assicurare la puntuale raccolta del denaro provento dello spaccio» e per questo mantiene frequenti ed esclusivi rapporti con Pietro Procopio, 31 anni, anello di congiunzione tra l’approvvigionamento dello stupefacente da Guardavalle e la distribuzione nelle piazze di Soverato. Procopio è il più grande ma è pure quello da tenere a freno, la testa calda, insofferente ai controlli e alla presenza dei carabinieri sul territorio, vive dei proventi dello spaccio – «io ci campo proprio regolare e preciso» –, si vanta di non essere mai stato indagato per reati in materia di stupefacenti e non lesina consigli ai suoi giovani pusher: «Devi passare per signore, devi esser furbo e passare come una persona elegante e per bene, ma nello stesso tempo devi farli rimanere col dubbio. Vedi che gliel’ho detto ai carabinieri ieri sera? Gliel’ho detto in faccia che non è cazzo loro che mi arrestano per quello che dicono loro (droga, ndr). Quando gli dici così e loro non trovano niente, dicono “minchia ce lo sta dicendo proprio che spaccia”, però loro non possono farci niente perché non trovano niente. Se vengono qua trovano conigli e galline».
L’IDEA «INTELLIGENTE» L’aplomb che millanta, però, Procopio non è sempre in grado di mantenerlo. Il 16 settembre viene fermato e sottoposto a perquisizione mentre si trova a Montepaone. Non la prende bene: «Raffaè comunque è probabile che un giorno di questi faccio qualche cazzata e li ammazzo i carabinieri, te lo sto dicendo», dice il giorno dopo a Raffaele Campagna. Questi lo apostrofa: «Voi dovete stare fermi. Sentite solo le parole mie, lasciate stare sti telefoni».
Il piano di Procopio è quello di intimidire i carabinieri. È convinto di avere avuto un’idea intelligente e spinge affinché il suo interlocutore la approvi: «Ma scusa perché non facciamo una cosa intelligente? Ne prendiamo uno e gli facciamo male, così capiscono pure che ci devono lasciare in pace». Non pago, entra nei dettagli del suo piano, ignaro di essere intercettato dai militari: «Ma io voglio fare una cosa, entrargli in casa a uno e prendere a botte pure la moglie con la faccia schifosa». Il più giovane, ma più alto in grado, lo frena: «Ma che dici che succede una guerra». Procopio insiste: «Se avete paura voi delle guerre, è finita», dice rivolto a Campagna. Ma il 26enne sa che «non è il fatto di avere paura delle guerre» e liquida l’idea “intelligente” di Procopio: «Si, ok, ma meglio fingersi stupidi e farci i cazzi nostri». (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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