“Università bandita”, lo scandalo dei concorsi arriva a Catanzaro. I nomi dei prof indagati

Sono oltre 60 i docenti coinvolti in tutta Italia, 3 dei quali sono dell’ateneo del capoluogo – VIDEO

CATANZARO Un sistema «di nefandezza» che «macchia in maniera pesante» l’Università di Catania e non solo. È «desolante» il quadro che secondo il procuratore Carmelo Zuccaro emerge dall’inchiesta “Università Bandita” che ha portato alla sospensione del rettore Francesco Basile e di altri 9 docenti. La Procura di Catania aveva chiesto gli arresti domiciliari per il rettore e i 9 professori, ma il gip ha disposto il provvedimento cautelare della sospensione dall’attività professionale. Nel fascicolo aperto su accertamenti della Digos della polizia sono iscritti complessivamente 40 professori dell’università di Catania e 22 di altri atenei italiani (Bologna, Cagliari, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona) tra cui anche quello di Catanzaro. Dell’università del capoluogo calabrese, in particolare, sono tre docenti indagati a piede libero: Enzo D’Agata, Stefano De Francisci e Paolo Navalesi.
La Digos della Questura di Catania, oltre ai 27 concorsi ritenuti truccati, sta svolgendo indagini su altre «97 procedure concorsuali sulle quali – ritiene la Procura distrettuale etnea – sussistono fondati elementi di reità circa la loro alterazione».
I NOMI Nell’elenco ci sono anche altri due rettori, entrambi medici, Eugenio Gaudio, de La Sapienza di Roma, e Marco Montorsi, dell’Humanitas University di Rozzano e presidente della Società italiana di chirurgia. Questi tutti i 66 indagati, 60 professori e altre sei persone a vario titolo collegate all’inchiesta: Salvatore Cesare Amato (Unict), Massimo Antonelli (UniRoma), Marinella Astuto (Unict), Pietro Baglioni (UniFirenze), Laura Ballerini (Sissa Trieste), Antonio Barone (Unict), Giuseppe Barone (Unict), Francesco Basile (rettore Unict), Alberto Bianchi (Unict), Antonio Giuseppe Biondi (Unict), Paolo Cavallari (UniMilano), Michela Maria Bernadette Cavallaro (UniCt), Giovanna Gigliano (UniNapoli), Umberto Cillo (UniPadova), Giorgio Conti (La Cattolica Roma), Agostino Cortesi (UniVe), Velia Maria D’Agata (Unict), Enzo D’Agata, Stefano De Francisci (UniCz), Francesco Saverio De Ponte (UniMessina), Santo Di Nuovo (Unict), Francesco Di Raimondo (Unict), Marcello Angelo Alfredo Donati (Unict), Filippo Drago (Unict), Alessia Facineroso (Unict), Santi Fedele (UniMessina), Enrico Foti (Unict), Giovanni Gallo (Unict), Anna
Garozzo (Unict), Eugenio Gaudio (UniRoma La Sapienza), Maria Giordano (Unict), Sebastiano Angelo Granata (Unict), Salvatore Giovanni Gruttadauria (Unict), Calogero Guccio (Unict), Alfredo Guglielmi (UniVr), Giuseppina La Vecchia (UniChieti-Pescara), Giampiero Leanza (Unict), Massimo Libra (Unict), Giancarlo Magnano di San Lio (Prorettore Unict), Luigi Vincenzo Mancini (UniRoma La Sapienza), Claudio Marchetti (UniBologna), Massimo Mattei (UniRomaTre), Paolo Mazzoleni (Unict), Carmelo Giovanni Monaco (Unict), Maura Monduzzi (UniCagliari), Marco Montorsi (Rettore Humanitas Rozzano), Giuseppe Mulone (Unict), Paolo Navalesi (UniCz), Matteo Giovanni Negro (Unict), Ferdinando Nicoletti (Unict), karl Jurgen Oldhafer (Barmbek Asklepios Hospital Amburgo), Giuseppe Pappalardo (Unict), Pietro Pavone (Unict), Roberto Pennisi (Unict), Vincenzo Perciavalle (Unict), Giacomo Pignataro (Gia’ rettore Unict), Giovanni Puglisi (Unict), Stefano Giovanni Puleo (Unict), Maria Alessandra Ragusa (Unict), Antonino Recca (ex rettore Unict), Romilda Rizzo (Unict), Salvatore Saccone (Unict), Giovanna Schillaci (Unict), Giuseppe Sessa (Unict), Luca Vanella (Unict) e Giuseppe Vecchio (Unict).
IL «CODICE DI COMPORTAMENTO SOMMERSO» Dall’inchiesta condotta dalla polizia, incentrata su 27 concorsi truccati (17 per professore ordinario, 4 per professore associato), emerge un vero e proprio «codice di comportamento sommerso» operante in ambito universitario: secondo gli inquirenti nessuno spazio doveva essere lasciato a selezioni meritocratiche e nessun ricorso amministrativo poteva essere presentato contro le decisioni degli organi statutari.
Le regole di questo «codice» avrebbero avuto anche un preciso apparato sanzionatorio e le violazioni sarebbero state punite con ritardi nella progressione in carriera o esclusioni da ogni valutazione oggettiva del proprio curriculum scientifico.
«Quando l’espressione della cultura Accademica – aggiunge Zuccaro – che dovrebbe essere assolutamente non soggetta al potere si sottomette al potere… Il merito purtroppo non è il metodo di selezione dei candidati, ma una scelta che dall’alto viene calata. E il sistema corruttivo è quello per cui oggi un candidato accede a quel posto, non per merito, ma perché qualcuno lo ha già deciso. Se nel mondo accademico catanese queste cose avvengono sistematicamente, come siamo riusciti a provare, veramente il quadro è desolante. Bisogna fare i conti con quello che è emerso e poi voltare pagina».
L’inchiesta ha svelato quella che gli investigatori hanno definito un’associazione a delinquere che avrebbe avuto come capo il rettore dell’Università di Catania Francesco Basile e di cui sarebbe stato promotore il suo predecessore Giacomo Pignataro, finalizzata a commettere un numero indeterminato di reati per alterare il naturale esito dei bandi di concorso per il conferimento degli assegni, delle borse e dei dottorati di ricerca, per l’assunzione del personale tecnico-amministrativo, per la composizione degli organi statutari dell’ateneo (Consiglio d’amministrazione, Nucleo di valutazione, Collegio di disciplina), per l’assunzione e la progressione in carriera dei docenti universitari.
Gli investigatori hanno sottolineato come il sistema non sia ristretto all’Università etnea ma si estende ad altri atenei italiani i cui docenti, nel momento in cui sono stati selezionati per fare parte delle commissioni esaminatrici, si sono sempre preoccupati di “non interferire” sulla scelta del futuro vincitore compiuta preventivamente favorendo il candidato interno che risultava prevalere anche nei casi in cui non fosse meritevole. Tra gli indagati vi sono anche coloro che hanno vinto i concorsi. Diciassette dei concorsi che sarebbero stati truccati sono per professore ordinario, quattro per professore associato, sei per ricercatore.







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