La “filosofia” dei giovani ‘ndranghetisti: «Ci arrestano? Sì, ma prima mettiamo da parte un milione»

I dialoghi registrati dalla Dda di Catanzaro nell’operazione “Last Generation”. «Ci creiamo una batteria nostra… La vendiamo a 100 euro al grammo e facciamo 70mila euro di guadagno». Gli enormi profitti dei clan in una regione in cui 178mila giovani non studiano e non lavorano

di Pablo Petrasso
CATANZARO
Non sarà un’intercettazione “storica” come quella in cui il boss Luni Mancuso svelava l’impalpabilità dei confini tra ‘ndrangheta e massoneria (ve ne abbiamo parlato qui). Diversa la caratura dei personaggi, diversi contesto e rilevanza del messaggio. A suo modo, però, anche Giuseppe Notaro – 32enne fermato dalla Dda di Catanzaro nell’inchiesta che ha stoppato l’immissione di un fiume di droga nell’estate del Soveratese – riesce a restituire un’istantanea di cosa ruoti attorno alle attività della criminalità organizzata in Calabria. E di quanto gli affari legati alla droga rappresentino una leva, anche sociale, essenziale per mantenere l’indotto dei clan. Il dialogo captato dagli inquirenti e inserito nei brogliacci dell’inchiesta “Last generation” è un compendio di filosofia criminale.
Notaro ha in mente di «organizzare un ulteriore gruppo di spaccio», oltre a quello che gestisce già e che dal Catanzarese porta a Milano e Macerata, non appena un suo amico fosse stato scarcerato. L’amico in questione era stato arrestato il 19 luglio 2018: si tratta di Michael Leoci, 24 anni. Anche le età contano, in questa storia. I magistrati antimafia di Catanzaro lo hanno messo in evidenza dopo gli arresti: sono i giovani a occuparsi del business della droga, in alcuni casi sono addirittura minorenni a occuparsi delle piazze di spaccio. Ma torniamo alla “filosofia” di Notaro. «Quando esce – dice riferendosi alla scarcerazione di Leoci – gli dico ci creiamo una batteria nostra… li vendiamo a 100 euro al grammo e ci facciamo 100mila belle pulite così paghiamo la vecchia che sarà sulle 36-37mila e 70mila sono tutte di guadagno. Una volta che hai venduto 10mila a Guney e altri 3-4mila euro a tuo fratello, poi alziamo il mattone e plaff e quando ci arrestano facciamo come a quello di Catanzaro Lido, “u Barone”, che si era messo un milione d’euro da parte e che cazzo se ne fotteva che l’avevano arrestato». Queste parole (assieme alle considerazioni sul pericolo di fuga degli indagati) spingono i magistrati antimafia a dare un’accelerata all’inchiesta. Sono, però, anche una sintesi del pensiero criminale: Notaro sa che, prima o poi, le forze dell’ordine interromperanno i suoi traffici (dice «quando» ci arrestano e non “se”) ma spera di riuscire a fare come quel tale che aveva messo da parte un milione di euro prima di essere beccato. Altre operazioni hanno dimostrato che in Calabria anche un clan di piccole dimensioni può movimentare in dieci giorni quanto l’intera provincia di Vibo Valentia riesce a investire in politiche sociali per un intero anno. Soltanto gli enormi profitti della cocaina rendono possibile uno squilibrio del genere. I coetanei di Notaro e Leoci si affacciano su un mercato del lavoro che offre poco o nulla.
Secondo l’ultimo rapporto della Svimez, sono circa 178mila i giovani calabresi tra i 15 ed i 34 anni che non lavorano e al tempo stesso sono fuori dal sistema formativo (i cosiddetti Neet): la loro incidenza sul totale della popolazione in età corrispondente era nel 2018 al 39,3%. Di questi 65mila sono in cerca di occupazione mentre 113mila non cercano o cercano non attivamente perché ritengono che non ci siano opportunità di trovare un lavoro adeguato. Il 60% di questi giovani è diplomato o laureato. Alcuni contribuiranno all’esodo dei talenti che svuota la Calabria, altri se la caveranno con qualche forma di sussidio, i più fortunati o tenaci troveranno un lavoro. Per fortuna il loro è un universo parallelo rispetto a quello in cui due giovani fanno i calcoli su quanto una nuova batteria di spaccio potrà arricchirli prima che finiscano in carcere. Due universi paralleli che convivono nella stessa regione. (p.petrasso@corrierecal.it)







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