«Calabria Lavoro come il Bengodi, premi “illegittimi” per 235mila euro»

Negli ultimi anni i bonus per i dipendenti non sarebbero mai stati convalidati dall’Organismo indipendente di valutazione. Il Csa-Cisal: «Distribuzione “allegra”, ora intervenga l’assessore»

CATANZARO Il sindacato Csa-Cisal aveva definito «un colpo di sole» la liquidazione della produttività ai lavoratori di Azienda Calabria Lavoro di circa 87 mila euro, avvenuta con il decreto del direttore generale numero 76 del 5 agosto e basata sostanzialmente su un’autodichiarazione (ve ne abbiamo parlato qui). «Non è chiaro – scrive in una nuova nota il sindacato – ancora se, come promesso dal dg Giovanni Forciniti, l’atto sia stato revocato (non risulta nessun aggiornamento sul sito istituzionale dell’ente). Nell’attesa abbiamo scavato più a fondo e dobbiamo ammettere che abbiamo sbagliato: ad Azienda Calabria Lavoro non c’è stato solo un colpo di sole ma una vera e propria insolazione».

«IL SALARIO ACCESSORIO NON POTEVA ESSERE PAGATO» Per trovare conferma delle perplessità basterebbe leggere la recente relazione, riferita al 2018, «sul funzionamento del sistema di valutazione, trasparenza e integrità dei controlli interni» dell’ente strumentale che rientra nel perimetro della Regione Calabria, redatta dall’Organismo indipendente di valutazione (Oiv). L’Oiv, fra i vari compiti, si occupa di monitorare i cicli della performance del personale, di analizzare i piani e le relative relazioni e, soprattutto, di validare quest’ultima. Il tutto è disciplinato dalla legge regionale n. 3 del febbraio 2012 che prevede il controllo anche sugli enti strumentali regionali da parte dell’organismo indipendente. Senza il “bollino” dell’Oiv sulla relazione della performance non è possibile accedere agli strumenti premiali (cioè alla produttività). «Non lo dice il sindacato – si legge nella nota –, bensì la legge: l’articolo 14, comma 6, del D.lgs. 150/2009, per l’esattezza. Ebbene, il documento dell’Oiv “massacra” la gestione della performance del personale di Azienda Calabria Lavoro degli ultimi anni. Partiamo dalla fine, il decreto 76 del 5 agosto di liquidazione del salario accessorio è illegittimo perché, come si legge nella relazione: “… in ordine alla conclusione del ciclo della performance 2018, si osserva che la relazione non è stata ancora validata dall’Oiv”. L’ennesima prova che gli 87mila euro non dovevano essere riconosciuti ai dipendenti di Calabria Lavoro, peraltro ricordiamo senza che per i dipendenti di ruolo della Regione Calabria sia stato firmato il CIDA 2018 e quindi inibiti dalla possibilità di potere vedersi riconoscere la produttività. Peraltro – aggiunge il sindacato Csa-Cisal – manca l’approvazione della relazione sulla performance 2018 da parte dell’organo politico e di conseguenza la relativa validazione da parte dell’Oiv».

«DISTRIBUITI ILLEGITTIMAMENTE 235MILA EURO DI PRODUTTIVITÀ» La pratica, secondo quanto risulta al Csa-Cisal purtroppo sarebbe stata «impunemente perpetuata negli anni». Questo è quanto certifica la relazione: «… nel corso del 2018 l’Oiv non ha validato la relazione sulla performance 2017 in quanto ha ritenuto “non sussistere i presupposti minimi per poter procedere alla valutazione del contenuto e della struttura della relazione”». Anche in questo caso, dunque, niente validazione. Cosa ha fatto Azienda Calabria Lavoro? «Con decreto n. 94 del 12 novembre del 2018 – scrive il sindacato –, il direttore generale dell’epoca, sempre Giovanni Forciniti ha liquidato oltre 95mila euro di produttività riferita all’anno 2017. Il vizio è difficile da eliminare, così per l’anno antecedente cosa accade? L’Oiv, nella sua relazione, dice: “… è utile ricordare come anche la relazione dell’anno 2016 non è stata validata dall’Oiv (documento di validazione trasmesso il 22.5.2017) in quanto mancante dei requisiti minimali di corrispondenza con i contenuti del Piano della performance”. Puntualmente Azienda Calabria Lavoro con decreto n. 1 del 9 gennaio 2017, questa volta dell’allora commissario Fortunato Varone (già dg del dipartimento regionale “Lavoro, Politiche Sociali e Welfare”), approvando la relazione amministrativo-contabile decide di impegnare la somma di 53mila euro a titolo di salario accessorio con riferimento all’anno 2016. Insomma, negli ultimi tre anni, Azienda Calabria Lavoro ha distribuito, seguendo le risultanze della relazione dell’OIV, in maniera arbitraria e illegittima, la bellezza di 235 mila euro a pochi lavoratori. Tanto che lo stesso Oiv scrive: “… le criticità rispetto alla chiusura dei cicli valutativi sono ripetute e significative e rendono impossibile qualsiasi utilizzo della leva incentivante nella gestione del personale”».

LE ALTRE STRONCATURE Il sindacato aggiunge altri passaggi significativi della relazione dell’Oiv che demolisce Azienda Calabria Lavoro. Il «10.7.2018 l’Azienda comunicava, a seguito del questionario inoltrato dall’Oiv, che gli obiettivi individuali non erano stati ancora assegnati. Ad analoga richiesta dell’Oiv per il 2019 l’Azienda non ha ancora risposto. Non esistono elementi su cui basare una qualsivoglia indicazione metodologica ed operativa da parte di questo organismo. Rimane solo da segnalare – prosegue ancora la relazione dell’Oiv – come la mancata assegnazione degli obiettivi individuali impedisce radicalmente la conclusione del ciclo valutativo, travolgendo inesorabilmente ogni possibile erogazione degli istituti premiali». Le stroncature dell’Oiv all’ente strumentale della Regione Calabria non finiscono qui. Fra gli altri passaggi, l’Oiv sottolinea come: «… non è stato neanche effettuato il monitoraggio sull’assegnazione degli obiettivi individuali in quanto a seguito della richiesta dell’Oiv di compilazione di apposito questionario, con nota n. 3282 del 10.7.2018 l’azienda ha riposto di non avere ancora assegnato gli obiettivi individuali». E l’Organismo segnala l’esistenza di analoghe criticità per il corrente ciclo della performance, tant’è che il piano della performance 2019-2021 non risulta ancora approvato. «Potremmo continuare oltre – si legge ancora – ma il quadro è già così sufficientemente desolante».

«CHI PAGA PER GLI ERRORI?» «È piuttosto evidente – scrive il sindacato – che quanto scritto dall’Organismo indipendente di valutazione sia di una gravità inaudita. Sappiamo che i decreti di liquidazione della produttività sono stati trasmessi alla Corte dei Conti. Se le leggi sono chiare, basta trarne le dovute conseguenze. Il sindacato Csa-Cisal, da organizzazione sindacale, non può che esternare tutto il suo sdegno per come siano stati distribuiti allegramente 235mila euro di soldi pubblici (almeno quelli venuti a galla) senza il benché minimo rispetto delle regole sulle premialità e sulla performance dei dipendenti. Mentre i lavoratori di ruolo della Regione devono penare per vedersi riconosciuto il salario accessorio, in Azienda Calabria Lavoro pare che in questi anni ci sia stato una sorta di bengodi. Visto che l’ente ricade sotto l’ala dell’assessorato competente, chiediamo ad Angela Robbe di farsi garante del ripristino della legalità e trasparenza ad Azienda Calabria Lavoro e assumere tutti i provvedimenti necessari per sanare queste scriteriate condotte che pregiudicano anche l’immagine della Regione Calabria e dei suoi dirigenti. Ovviamente, a maggior ragione trattandosi di risorse pubbliche, – chiosa il sindacato – è necessario attivare immediatamente le procedure per ottenere la restituzione delle somme indebitamente erogate. Il sindacato vigilerà fino a quando non saranno eliminati tutti i potenziali abusi di questa vicenda».







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