Porto di Badolato, il Comune revoca la concessione alla società che denunciò i clan

La Salteg srl in passato ha ricevuto pressioni e vessazioni dalle cosche Gallace e Gallelli durante i lavori per l’approdo turistico. Un’inchiesta della Dda di Catanzaro ha portato a 11 condanne. L’avvocato: «Mai percepiti i fondi per le vittime di estorsione». Inoltre è ancora in corso il processo che vede imputato il sindaco Mannello per estorsione mafiosa ai danni della ditta

di Alessia Truzzolillo
BADOLATO «La vicenda della società Salteg srl rischia di diventare il paradigma del fallimento delle politiche a sostegno delle vittime di ndrangheta». È un fiume in piena l’avvocato Michele Gigliotti, legale della società che martedì si è vista consegnare dal Comune di Badolato l’atto di decadenza della concessione demaniale marittima per la realizzazione di lavori per il porto di Badolato perché non è riuscita a portare a termine i lavori entro il tempo previsto. Una vicenda lunga e complessa quella che lega la Salteg al porto. Una vicenda che ha portato all’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Itaca Free Boat” e che ha portato, lo scorso luglio, a 11 condanne in Appello per esponenti delle cosche Gallace di Guardavalle e al clan Gallelli di Badolato. L’accusa regge anche in secondo grado e tra le parti civili troviamo la Salteg dell’imprenditore modenese Carlo Stabellini che nel 2000 si era aggiudicato i lavori per la realizzazione di una serie di opere nei pressi della foce del fiume Gallipari. La concessione demaniale aveva la durata di 50 anni. Ma oltre all’incontro con le ‘ndrine locali, la Salteg ha dovuto affrontare il sequestro nel porto nel 2004, e non solo. «Nel 2004 Salteg srl, che è concessionaria del porto di Badolato, era già beneficiaria di contributi finalizzati alla costruzione del Porto», afferma l’avvocato Gigliotti. «A ciò si aggiunga che come emerso nel processo di Itaca free Boat il porto è sempre stato oggetto delle mire della criminalità organizzata tant’è che in alcune intercettazioni alcuni imputati pianificavano l’estromissione di Salteg dalla gestione del porto».
IL SINDACO IMPUTATO Con il Comune di Badolato la Salteg non ha mai avuto fortuna, o quanto meno un grande feeling. Basti pensare che vi è un processo in corso nel quale è imputato il sindaco di Badolato, Gerardo Mannello, che in concorso con Vincenzo Gallelli, ritenuto elemento di spicco della cosca Gallace, ed altre tre persone, dovrà rispondere del reato di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Secondo l’accusa gli imputati, a vario titolo, avrebbero costretto gli imprenditori della Salteg srl ad affidare i lavori in subappalto a ditte riconducibili a Vincenzo Gallelli e a rifornirsi di materiale a un prezzo maggiorato. Alla società appaltatrice dei lavori sarebbe stata imposta, inoltre, l’assunzione di un guardiano «per garantire la sicurezza nel cantiere».
DENUNCE E GUAI Secondo quanto racconta l’avvocato Gigliotti «Carlo Stabellini ha sempre denunciato la criminalità organizzata costituendosi parte civile nei processi e senza mai percepire i fondi previsti specificamente dalla legge 44 del 1999 a beneficio delle vittime di estorsione».
«Oggi il Comune comunica la decadenza della concessione demaniale alla Salteg perché è stata impoverita dalle attività criminali ed è anche per questo che non è riuscita a terminare i lavori nel termine previsto», dice Gigliotti che non risparmia stoccate all’amministrazione di Badolato: «A dirla tutta ci si aspettava dal Comune di Badolato l’adozione di provvedimenti a sostegno delle imprese vittime di estorsione come previsto dalla legge 3 del 2012 iniziative che però non sono mai state intraprese». Infine un appello affinché il sacrificio di chi ha il dovere di tutelare coloro che hanno deciso di denunciare: «È per questo che si chiede l’intervento immediato del prefetto di Catanzaro già in passato interessato della vicenda del porto di Badolato».

 







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