Sciolta per infiltrazioni mafiose l’Asp di Catanzaro

La gestione sarà affidata per 18 mesi a una commissione straordinaria. L’operazione “Quinta bolgia” della Dda di Catanzaro ha svelato il monopolio dei clan di Lamezia Terme su alcuni servizi sanitari. Il commento del ministro Speranza: «Essenziale il rispetto della legalità». I parlamentari calabresi del M5S invocano l’intervento «urgente del governo»

ROMA Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Luciana Lamorgese, a seguito di accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali, a norma degli articoli 143 e 146 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), ha deliberato lo scioglimento per diciotto mesi dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro e il contestuale affidamento dell’amministrazione dell’ente a una commissione di gestione straordinaria. Lo rende noto il comunicato stampa del Consiglio dei ministri. È l’ennesimo provvedimento che colpisce la sanità calabrese. Anche l’Asp di Reggio Calabria è sciolta per sospetti condizionamenti mafiosi.
Sull’Azienda del capoluogo nei mesi scorsi si era abbattuto il ciclone dell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Quinta bolgia”. L’ipotesi investigativa dell’antimafia era che alcuni dei servizi fossero diventati monopolio dei clan. Tra questi ambulanze e carri funebri, gestiti dai clan di Lamezia Terme. Un sistema che durava, per i pm, da almeno un decennio. Il quadro accusatorio è stato confermato dalla avviso di conclusione delle indagini notificato a 22 indagati e sei società, operanti nel settore sanitario, ritenute diretta emanazione del clan Iannazzo-Cannizzaro-Daponte.
Nell’atto sottoscritto dai pm Elio Romano e Vito Valerio compaiono i nomi degli imprenditori in odor di mafia, dei funzionari pubblici che li avrebbero favoriti e di importanti esponenti politici che avrebbero fatto da trait d’union tra i due mondi.

SPERANZA: «ESSENZIALE IL RISPETTO DELLA LEGALITÀ» «La situazione della Sanità in Calabria è molto seria». Lo afferma il ministro della Salute Roberto Speranza a seguito del consiglio dei ministri in cui, su proposta del ministro Lamorgese, si è provveduto allo scioglimento dell’azienda sanitaria di Catanzaro. «Il rispetto rigoroso del principio di legalità – conclude – sarà essenziale per aprire una stagione in cui il diritto alla salute venga effettivamente garantito».

SAPIA, GRANATO, PARENTELA, D’IPPOLITO (M5S): «URGENTE L’INTERVENTO DEL GOVERNO» «Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’Asp di Catanzaro conferma la necessità e l’urgenza che l’intero governo M5S-Pd prenda in mano al più presto la situazione della sanità calabrese, dotando le aziende del Servizio sanitario regionale di vertici capaci di garantire legalità e tutela della salute con indipendenza e coraggio». È quanto dichiarano i parlamentari calabresi del M5S Francesco Sapia, Bianca Laura Granato, Paolo Parentela e Giuseppe d’Ippolito. «Il provvedimento del Consiglio dei ministri – aggiungono –analogo a quello che aveva già interessato l’Asp di Reggio Calabria, è indicativo della patologia principale da cui è affetto il Servizio sanitario della Calabria, cioè la sudditanza rispetto ad un sistema di potere che finora ha potuto agire incontrastato tra complicità e silenzi».
«Siamo certi – concludono – che il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il ministro Luigi di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle, raccoglieranno in prima persona questo nostro appello, anche perché sulla sanità calabrese non c’è più tempo da perdere».

L’EX MINISTRO GRILLO: «DECRETO CALABRIA, STRADA GIUSTA» Su twitter interviene anche l’ex ministro della Sanità Giulia Grillo, che cinguetta «Lo scioglimento dell’Asp di Catanzaro conferma che il decreto Calabria è la strada giusta per riportare la legalità e tutelare finalmente i cittadini calabresi vittime da troppi anni della malagestione nella sanità».







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