«Il Pd a Roma non esiste perché gioca con tessere e primarie»

I dem calabresi «balcanizzati» e «bloccati dalle correnti». Parla il deputato Antonio Viscomi. «Partito ingabbiato in logiche vecchie, dovrebbe aprirsi ai giovani. Il candidato a governatore? Dovrà essere credibile e, come lui, eventuali alleanze»

di Paola Militano
LAMEZIA TERME Il Movimento Cinquestelle in Calabria festeggia (ma non troppo, viste le recriminazioni delle parlamentari Nesci e Dieni) il neo sottosegretario Anna Laura Orrico, il Pd si lecca le ferite dopo l’esclusione dei dirigenti calabresi dalle postazioni di governo. Non c’è troppo da gioire, insomma. Semmai, c’è da analizzare e proporre. Il Corriere della Calabria prova a farlo assieme ad Antonio Viscomi, deputato del Partito democratico.

Nessun calabrese del Pd nel Governo. Perché il partito calabrese a Roma non esiste?
«Un partito esiste se presenta due caratteristiche: se è un luogo di elaborazione di cultura politica, capace di produrre visioni del mondo sulle quali poi chiedere il consenso dei cittadini, e se opera come una comunità politica, fatta da persone con sensibilità diverse che lavorano insieme per un obiettivo comune. Da troppo tempo, invece, il partito calabrese non presenta queste caratteristiche: è stato vittima di una sovrapposizione sbagliata tra sfera della politica e sfera amministrativa di governo che lo ha portato ad essere assente dalla elaborazione dei grandi temi, regionali e nazionali, e paga le conseguenze di logiche proprietarie di chi ancora pensa che il partito sia “cosa-sua” giocando con tessere e primarie che non trovano riscontro nei voti elettorali. Che peso può avere a Roma un partito che si presenta così balcanizzato? Perciò più che lamentare l’assenza di calabresi nel governo credo sia il caso di riflettere su come noi calabresi ci presentiamo a Roma».

È indubbio però che l’esclusione della Calabria dagli assetti del governo non dà un’immagine positiva della nostra regione.
«In genere, nella composizione dei governi e almeno per i partiti storici entra in gioco una matrice complessa che tiene in considerazione aree politiche di riferimento, territori di provenienza e competenze specifiche. Mi pare che questa volta abbiano giocato un ruolo significativo le aree o le correnti di riferimento e di maggioranza, sia nel Pd che nel Movimento. Questo rende la situazione calabrese unica, anche perché il Partito calabrese ha sostenuto l’attuale segreteria nazionale, cioè quella che ha assunto le decisioni finali. Mettendo le correnti in primo piano, la rappresentanza del territorio è purtroppo passato in secondo piano.

Ha pesato in questa situazione l’impasse sulle prossime regionali e la scelta del candidato governatore?
«A prescindere da tutto, avrebbe dovuto pesare in senso inverso, dal momento che avere solo una calabrese nel governo in quota M5S, a pochi mesi dalle elezioni, non avvantaggia certo il Partito democratico. Mi pare però evidente che anche per queste ragioni la comunità democratica calabrese è assente dal governo del paese. Ma un grande partito deve essere capace, proprio in questi frangenti, di guardare lontano e di sostenere tutti coloro, e sono tanti e soprattutto giovani, che vorrebbero partecipare alla vita politica senza essere ingabbiati in logiche vecchie».

La Calabria fuori dal governo quando in gioco ci sono molte questioni critiche per la Calabria: dalla sanità alla mobilità al lavoro?
«L’essere assenti dal governo non significa che gli interessi della Calabria siano messi da parte. Semmai, è uno stimolo a lavorare ancora di più e meglio in aula e in commissione per raggiungere risultati utili. Per quanto mi riguarda l’ho fatto prima e lo continuerò a fare, utilizzando gli strumenti social per rendicontare pubblicamente la mia azione. Il fatto è che il brand Calabria soffre di una intrinseca negatività e tocca a noi lavorare per cambiare questo stato delle cose. A ciascuno di noi. Vorrei però sottolineare quanto, in questo frangente, sia ancora più importante il ruolo e la presenza della Calabria nella Conferenza delle Regioni e in quella Stato-Regioni perché è da lì che, da sempre, passano molte delle questioni critiche per la nostra regione prima ancora che dalle stanze ministeriali o dalle aule parlamentari. Sono quelli i luoghi che contano e bisogna esserci e starci in modo attrezzato».

Chi sarà il candidato presidente alle regionali?
«Ho detto più volte che il “chi” dipende dal “cosa-come-e-perché”. Perché il problema non è la discontinuità rispetto al passato più o meno recente, ma la credibilità delle persone che sono chiamate ad attuare una linea politica condivisa e a cercare di realizzare una Calabria migliore. E la credibilità è l’unica possibilità che abbiamo per impedire che la partecipazione al voto regionale crolli definitivamente. Ed è sulla credibilità delle persone e del progetto che a mio avviso si giocherà la partita delle prossime regionali, anche per quanto riguarda le alleanze politiche». (paola.militano@corrierecal.it)





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