Nesci: «No al “modello Umbria”, pronta a candidarmi per la presidenza»

Dal M5S arriva un altro “niet” al patto con il Pd in Calabria. La deputata: «Siamo stati il primo partito anche alle Europee, dobbiamo proporci per guidare la Regione»

CATANZARO «Io mi ero resa disponibile ancora prima della caduta del governo: lo dissi a Di Maio, gli dissi che sono disposta a dimettermi da parlamentare e candidarmi». Dalila Nesci conferma, a qualche settimana di distanza da un’anticipazione del Corriere della Calabria, la volontà di tentare la scalata alla Cittadella regionale. Erano i giorni del Papeete: Matteo Salvini aveva deciso di sfasciare il “Conte 1”, senza mettere in conto la possibilità di essere disarcionato dalla sua stessa scelta. Pare una vita fa, anche per le prospettive del Movimento Cinquestelle. La candidatura di Nesci era in campo il 9 agosto; poco più di un mese dopo, il M5S discute di accordi con il Pd – anche in Calabria – finalizzati a sostenere candidature civiche. L’Umbria rappresenta il primo laboratorio in cui sperimentare le nuove alchimie. Ma «quello dell’Umbria – spiega la deputata – secondo me non è un modello replicabile in Calabria. Anche alle europee ci siamo confermati primo partito, abbiamo mantenuto alta la bandiera del M5s per la serietà con cui abbiamo condotto le battaglie: l’idea di lasciare la responsabilità di aggregare forze ad un esponente del civismo sarebbe sbagliata. È il M5s che si deve fare garante di un’aggregazione civica», tanto più ora che pare «possibile che Oliverio indica le elezioni per dicembre». No a un patto con il Pd calabrese, dunque. Non si contano più le voci locali dissonanti rispetto alla tendenza nazionale. Tra i «nessun accordo» della parlamentare Laura Ferrara e gli «assolutamente no» del senatore Nicola Morra, risuonano rifiuti colorati con diverse sfumature. Tutti, però, ribadiscono di non voler avviare alcun dialogo con i dem calabresi. Nesci fa un passo in più: chiede al Movimento di presentare candidature credibili e “prendersi” la Calabria. «È arrivato il momento di scegliere cosa vogliamo fare da grandi, non possiamo più tergiversare, siamo un Movimento 2.0 che ha deciso di prendersi la responsabilità di governo: credevo nella svolta governista e ci credo ancora, tant’è che ho sostenuto e sostengo la nascita di questo nuovo esecutivo». Ma «se siamo il primo partito, vuol dire che la popolazione ha la nostra fiducia. Dobbiamo avere il coraggio di proporci per governare anche una regione così disastrata come la Calabria». C’è, poi, un aspetto regolamentare legato alle scelte della base del M5S: «Su Rousseau abbiamo votato di valutare l’apertura alle liste civiche: ma dobbiamo farlo facendoci noi garanti, non delegando ad altri». Tanto più che «siamo i primi a sapere che esistono liste civetta che nascondo interessi di partiti e che la criminalità organizzata è capace di infiltrarsi ovunque».







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