ORTHURUS | Pitaro indagato, ma il gip nega l’arresto

Nell’inchiesta sui clan di Torre e Chiaravalle compare il nome dell’ex primo cittadino. Che si difende: «Io lontano anni luce da illegalità e comportamenti ripugnanti». Gratteri: «Se il capomafia stava lì vuol dire che aveva fatto una scelta di campo. Faremo appello»

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Una consorteria, quella Iozzo-Chiefari, che ha un controllo «assoluto e asfissiante sul territorio», ha detto il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, nel corso della conferenza stampa relativa all’operazione Orthrus, che ha portato all’arresto di 18 persone legate alla cosca che domina su Torre di Ruggiero e Chiaravalle Centrale, nelle Preserre catanzarese. Associazione mafiosa, spaccio di droga, estorsioni, un intero arsenale trovato nella disponibilità di un esponente del clan Iozzo, tentato omicidio, duplice omicidio. Ma non solo. Secondo la Dda il potere della cosca Chiefari si sarebbe esteso fino a influenzare il voto. E c’è chi secondo la Dda ne avrebbe approfittato. Era stato, infatti, chiesto l’arresto  anche nei confronti di Giuseppe Pitaro (foto, 55 anni, avvocato ed ex sindaco di Torre di Ruggiero, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il gip Paola Ciriaco non ha concesso l’arresto ma l’accusa non demorde e dichiara di intendere fare appello. «Pitaro è stato sindaco dal 2006 al 2015 – ha spiegato il procuratore Gratteri – noi abbiamo chiesto la custodia cautelare in carcere che non è stata data. Stiamo leggendo la motivazione del gip e sicuramente faremo appello su questa decisione. A noi risulta dalle indagini che è stata chiusa in una cassaforte del Comune un’interdittiva antimafia. E non può restare chiusa un’interdittiva». Non solo. «Durante un comizio per la campagna elettorale sul palco a fianco al sindaco c’era il figlio del capomafia del paese (Domenico, figlio di Antonio Chiefari, ndr). Se noi sappiamo cosa vuol dire la gestualità della mafia – sottolinea il procuratore – il mafioso non ha bisogno di parlare ma essere o non essere in determinato posto ha la sua rilevanza. Trovarsi in un posto vuol dire fare una scelta di campo. Il capomafia la scelta di campo l’ha fatta. Se era lì ed era salito sul palco sapeva di cosa si stava parlando. Sta partecipando alla campagna elettorale. E se sta partecipando alla campagna elettorale allora di cosa c’è bisogno? Questo non ha rilevanza penale? È un fatto di folklore o un comportamento di mafia?».
Sull’argomento interviene anche il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto: «Noi stiamo cercando di aggredire quella che è la cosiddetta zona grigia in quanto siamo assolutamente persuasi del fatto che gli ‘ndranghetisti da soli, senza la collusione di imprenditoria e politica, non avrebbero determinato i danni che stanno determinando. Stiamo cercando di chiudere una forbice, che evidente esiste, tra ciò che la gente sente come penalmente rilevante e ciò che i giudici continuano a non considerare. L’esempio dell’amministratore comunale – spiega Luberto – è emblematico perché non solo il capomafia sale sul palco durante una manifestazione elettorale ma, ancora, abbiamo registrato degli atti tendenti a favorire la consorteria dei Chiefari come nel caso di questa stranissima mancata applicazione di misura interdittiva che rimane nella cassaforte del Comune, non si sa per quale ragione. Ci sono poi una serie di appalti che vengono concessi con procedura di somma urgenza a imprese collegate ai Chiefari». «Sono state delineate – aggiunge il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla – dinamiche tra chi svolge attività istituzionale e appartenenti alle cosche».
PITARO: «IO DISTANTE ANNI LUCE DA ILLEGALITÀ» L’ex primo cittadino dal canto suo respinge le accuse: «Ho svolto le funzioni di sindaco del Comune di Torre di Ruggiero dal 2006 al 2015 fronteggiando le varie problematiche di un piccolo borgo dell’entroterra calabrese nel pieno rispetto del principio di legalità. Apprendo ora, con profondo dispiacere, che nell’inchiesta denominata “Orthrus” compare il mio nome, ma, al contempo, mi compiaccio che il gip, dopo avere esaminato la mia posizione, abbia accertato e riconosciuto la mia totale estraneità ai fatti oggetto dell’indagine. Negli anni in cui ho svolto la funzione di sindaco – prosegue Pitaro – ho profuso il mio impegno per dare una mano ad una comunità angustiata da tante criticità vecchie e nuove e l’ho fatto attenendomi scrupolosamente alle prerogative in capo all’organo politico e senza mai travalicarle, cosi come ha accertato il gip nel suo provvedimento. La mia biografia, assolutamente specchiata, mi porta – conclude l’ex sindaco – ad apprezzare le iniziative giudiziarie di contrasto al fenomeno criminale, pur segnalando, tuttavia, l’esigenza costituzionale che siano esaminate con il dovuto rigore le singole posizioni processuali al fine di non scalfire la dignità di persone anni luce distanti da illegalità e comportamenti ripugnanti». (a.truzzolillo@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto