Landini “sprona” la Calabria: «Uscire dalla logica dell’emergenza» – VIDEO

Il segretario generale della Cgil a Catanzaro: «I problemi non si risolvono solo con l’intervento di Roma». E poi: «La ‘ndrangheta si combatte creando le condizioni per lo sviluppo e il lavoro, per questo sono necessari investimenti straordinari»

di Antonio Cantisani
CATANZARO «Bisogna uscire dalla logica che la Calabria sia l’emergenza nell’emergenza: non porta a nulla se non al rischio di forme di clientelismo e di pacche sulle spalle». Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, “sprona” la Calabria e i calabresi ad assumere un nuovo “protagonismo”, affermando che i problemi della regione vanno sicuramente affrontati in un quadro più generale che riguarda le politiche del governo per l’intero paese ma «non si risolvono solo con l’intervento di Roma». Affiancato dal segretario generale della Cgil calabrese, Angelo Sposato, dai segretari Caterina Vaiti, Gianfranco Trotta e Gigi Veraldi e dai dirigenti dell’intera confederazione regionale, Landini si sofferma su temi generali che, inevitabilmente, si intrecciano con quelli territoriali, nel corso di una conferenza stampa nella quale si spazia dal lavoro, alla legalità, dalla sanità al tema degli investimenti. «Sulla situazione degli Lsu e sul mercato del lavoro più in generale – spiega il leader della Cgil – c’è un incontro fissato martedì con il ministro del lavoro e in quella sede noi intendiamo affrontarlo. Per gli Lsu c’è sia il problema di vedere come viene fatto il decreto sia proseguire sulla strada delle assunzioni e delle stabilizzazioni, e per chi non viene stabilizzato c’è la necessità di una proroga e quindi delle risorse che servono, e questo è un punto che viene discusso. Per quanto riguarda la sanità, c’è il commissariamento da anni ma anche qui c’è un problema più generale: da un lato – spiega Landini – c’è un problema di assunzioni di personale dietro al funzionamento, allo stesso tempo c’è bisogno di una vera lotta alla illegalità e alla corruzione. Non giriamo attorno al tema: uno dei problemi che abbiamo è che pezzi interi dell’economia reale sono controllati dalla malavita organizzata. Se si vuole affrontare il problema del rilancio e dello sviluppo significa anche fare una battaglia e tagliare i cordoni che la malavita ha con la politica in questi anni». Ma per Landini guai a cadere nel solito vittimismo: «Secondo me – sostiene il segretario della Cgil – bisogna uscire dalla logica che la Calabria sia l’emergenza nell’emergenza, non porta a nulla se non al rischio di forme di clientelismo e di pacche sulle spalle. Bisogna avere la consapevolezza che c’è un progetto generale di rilancio dell’Italia. Quando si dice di investire nel Mezzogiorno, si parla semplicemente di investire nel Mezzogiorno: l’idea nostra affinché l’Italia tutta esca dalla situazione di crisi e sia in grado di svolgere un ruolo vero in Europa riparte dal rilancio del Mezzogiorno, questo è il tema. Quindi non c’è solo una questione locale, che va affrontata, ma una più generale. Certo – specifica poi Landini – ognuno sul suo territorio deve fare la sua parte, le battaglie che devono essere fatte per risolvere i problemi che non si risolvono solo con l’intervento di Roma, ma bisogna vedere cosa fanno i calabresi nelle varie situazioni, è il momento di smetterla con i capri espiatori, ognuno deve fare la sua parte». Certo, per Landini c’è la chiara percezione di un grande “freno” allo sviluppo della Calabria: «Vengo da Reggio Emilia, il più grande processo contro la ‘ndrangheta è stato fatto a Reggio Emilia. L’unica cosa che si è unita in questo paese è la malavita organizzata e questo è un problema che va affrontato. In questo senso fare una battaglia seria significa rompere le connivenze che ci sono con la politica, perché se sono 150 anni che c’è la mafia, vuol dire che hanno avuto anche delle collusioni con la politica. Solo chi non vuole vedere questa cosa non la vede e la vuole coprire. Ma – rimarca il segretario generale della Cgil – questo non è sufficiente. Combattere la criminalità organizzata vuol dire anche mettere le persone nelle condizioni di essere libere, creare lavoro. Il tema centrale continua ad essere quello degli investimenti, del lavoro e della onestà». In questo contesto, dunque, la Calabria rientra in un contesto nazionale. «Abbiamo chiesto al presidente Conte che si riapra un tavolo di trattativa con i sindacati perché c’è da discutere non solo di quello che si fa in questa Legge di Stabilità ma cosa si fa concretamente anche per i prossimi anni. Lo sblocco dei cantieri e far ripartire gli investimenti a partire dal Mezzogiorno è uno degli elementi di fondo per creare lavoro ma anche per ridare una prospettiva al nostro Paese. Quello che stiamo chiedendo è che si attivino quattro tavoli molto precisi.  Il primo è su investimenti, Mezzogiorno e politiche industriali: abbiamo avuto un primo incontro con  il ministro del Mezzogiorno, ma crediamo che sia necessario che si determini una cabina di regia, che i ministri e i ministeri tra loro parlino, in modo che ci siano scelte che finalmente vanno a spendere i soldi previsti. Stiamo aspettando. Abbiamo scritto alcuni giorni fa al presidente del Consiglio dicendo che vogliamo discutere per la Legge di Stabilità, di quello che si farà anche in quella del prossimo anno e dell’anno successivo e – rileva Landini – vogliamo che si aprano questi quattro tavoli». Per il leader della Cgil la giornata calabrese sarà fitta di appuntamenti: nel pomeriggio è previsto un passaggio a Crotone nello stabilimento “Carrefour” nel quale nei giorni scorsi ci sono stati licenziamenti notificati via whatsapp, e quindi a Melissa, per la commemorazione del 70esimo anniversario della morte di tre giovani contadini uccisi dalla polizia nel fondo Fragalà in seguito all’occupazione delle terre incolte di un latifondo baronale. «Sicuramente – spiega Landini – Melissa rappresenta la battaglia per un diritto al lavoro, quelle persone semplicemente volevano andare ad occupare le terre che non erano lavorate per poter mangiare e vivere dignitosamente vivere e uscire da una situazione di povertà molto forte. Questo significa che il lavoro e i diritti nel lavoro non li ha mai regalati nessuno: il problema oggi è evitare che continui quello che sta succedendo cioè che i giovani continuino a migrare dall’Italia andare a lavorare all’estero perché qui non ci sono le condizioni. Rimettere al centro il lavoro e i diritti significa rimettere al centro anche una idea di sviluppo del nostro Paese fondato sulla qualità del lavoro». (redazione@corrierecal.it)

 







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