«Morti “per colpa” della statale 106». Sentenza storica sulla strada della morte

L’Associazione “Basta vittime sulla SS106” diffonde la pronuncia sullo scontro costato la vita a Giuseppe Trento e Claudio Mazzitello. E rilancia la battaglia per l’ammodernamento dell’arteria. «I giudici segnalano un difetto originario nella costruzione»

CATANZARO Una sentenza ritenuta storica, destinata a diventare un riferimento non solo come importante precedente giurisdizionale, ma soprattutto perché fa luce su fatti drammatici che, per anni, hanno consegnato alla storia una lettura distorta e un colpevole sbagliato. Una sentenza, quella che contempla tutti i profili possibili di responsabilità dell’Ente proprietario della strada e di chi ne ha la custodia, assolvendo l’automobilista che ci ha rimesso la vita, risultato immune da qualsiasi censura riguardo alla sua condotta di guida. La storia di Giuseppe Trento e Claudio Mazzitello, due giovani brillanti – studente della Facoltà d’ingegneria il primo e promettente cantante il secondo pronto a decollare per Sanremo – finisce tragicamente sulla Strada Statale 106 all’antivigilia di Capodanno, nel 2003. Ma ci sono voluti 16 anni per riconoscere il difetto strutturale della curva in cui hanno lasciato la vita gettando nello sconforto e nel dolore incolmabile i propri amici e famigliari, e soprattutto per individuare i veri responsabili dell’accaduto: l’Ente gestore che non si occupa in maniera adeguata della manutenzione e dell’ammodernamento di una strada dove negli ultimi venti anni sono morte oltre 700 persone. L’epilogo della storia di Giuseppe e Claudio che a 26 anni hanno perso la vita – come è scritto in una sentenza – per oggettive criticità riferibili alle condizioni della strada e, quindi, per responsabilità esclusive dell’Ente gestore e l’Ente proprietario della Statale 106, è stata al centro della conferenza stampa che l’Associazione “Basta vittime sulla Strada 106” ha voluto organizzare proprio nella giornata nazionale istituita dall’Onu per ricordare tutte le vittime della strada.
La sentenza in questione è stata illustrata nel corso della conferenza stampa, moderata da Maria Candida Elia, presidente della Fondazione Fidapa di Roma, dall’avvocato Nicola Candiano del foro di Castrovillari. Come preannunciato dall’ingegner Fabio Pugliese, Presidente dell’Associazione “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106”, che ha concluso i lavori, l’iniziativa è stata utile anche al fine di dimostrare, “non solo lo stato comatoso in cui versa ancora oggi la famigerata e tristemente nota “strada della morte” in Calabria, ma anche per sottolineare l’importanza dei tanti interventi di messa in sicurezza fortemente voluti e realizzati nel corso degli ultimi anni dall’Associazione “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” che hanno concorso a salvare la vita di molte, tante persone”. Se, infatti, la stampa nazionale segnala per la prima volta che la Strada Statale 106 non viene più indicata come ‘la strada della morte’, tanto che dall’inizio dell’anno ad oggi l’arteria in questione ha registrato un numero per fortuna molto ridotto di vittime, parliamo di 12 persone, è anche grazie alla battaglia dell’Associazione che con il sostegno dei parenti delle vittime, continua a combattere per tutti. Basta citare il caso del Ponte Molinello, nel Comune di Cariati. «Una struttura pericolosa – spiega Pugliese – nessuna manutenzione, assenza di guard rail, il ferro mangiato dal tempo e tanti investimenti dirottati altrove. Quando ci siamo rivolti all’allora ministro delle Infrastrutture, parliamo di Maurizio Lupi, ha mantenuto la parola: sono stati stanziati 360 mila euro per l’intervento della tenuta del ponte e grazie all’installazione di due mini rail – spiega Pugliese – sono stati impediti decine di incidenti mortali. L’Associazione “Basta vittime sulla 106” porta avanti le sue battaglie dalla sua istituzione – era  il 2014  – e dal 2017 la Ss 106 non è più nel report Aci delle strade più pericolose. Ma ancora siamo lontani dalla completa sicurezza».
Di sicurezza aveva parlato la presidente della Fondazione Fidapa di Roma, Maria Candido Elia, presidente della Fondazione Fidapa di Roma, che ha posto l’accento anche sulla necessità di urgenti interventi di manutenzione e di riqualificazione che mancano su una strada costruita negli anni Venti, una infrastruttura che necessiterebbe di adeguamenti decisi in linea all’incremento del traffico. La sentenza “storica” viene illustrata dal l’avvocato Nicola Candiano del foto di Castrovillari che sottolinea come «l’incidente, avvenne dopo una curva, dove la strada si restringe e dove non c’era alcuna segnaletica che avvertiva gli automobilisti. In quel tratto  avvenivano  decine e decine di incidenti. La sentenza – conclude – fa il punto sulla pericolosità della strada e afferma un difetto originario nella costruzione. Come del resto rilevano anche le perizie». E’ importante, quindi, affidarsi ad un legale per fare giustizia, al più presto. Sebbene il dolore per la grave perdita non fa che togliere lucidità, lasciando solo impotenza e rabbia. Sentimenti che ti segnano per sempre, come dimostrano Giusy, la mamma di Matteo Battaglia, il dodicenne che il 24 agosto 2013 venne falciato sulla strada statale 106 il 24 agosto 2013 poco prima del bivio per Calabricata, davanti al negozio di  frutta dei nonni, ma anche la mamma di Rosaria Mandile, la ragazza di 29 investita e uccisa  il 30 luglio  del 2017 nel centro abitato di Catanzaro Lido. E c’è la lettera dei genitori di Giuseppe Trento, letta dal fratello Luigi che nel riconoscere come non è una sentenza a restituire il proprio caro scomparso, riconoscono l’importanza di mettere in campo i mezzi per fare giustizia attraverso l’individuazione dei reali responsabili. Soprattutto quando il denaro pubblico si sperpera invece di essere indirizzato alla messa in sicurezza delle strade. E si parla, ai giorni nostri, soprattutto di strade provinciali, come mette in evidenza Carlo Tansi, già capo della Protezione civile e candidato alla presidenza della Regione. (mari. ga)







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