Delitto Bruni, assolti Porcaro e Patitucci. Non sono loro i mandanti

Il primo imputato era già stato assolto in primo grado. Per Patitucci, che era stato condannato a 30 anni, sentenza ribaltata

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Secondo la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro Francesco Porcaro e Francesco Patitucci non sono i mandanti dell’omicidio del giovane rampollo della famiglia Bruni, ammazzato e seppellito nelle campagne di Castrolibero nel 2012. La Corte – Marco Petrini presidente – mercoledì ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti dei due imputati, accusati di essere i mandanti dell’omicidio di Luca Bruni, giovane erede dell’omonima famiglia di mafia di Cosenza ucciso a gennaio del 2012.
In primo grado, con rito abbreviato, Roberto Porcaro era stato assolto e Francesco Patitucci condannato a 30 anni. Sull’assoluzione era stato fatto appello da parte della Dda di Catanzaro che aveva chiesto e ottenuto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale. Inoltre, anche la difesa di Patitucci aveva fatto appello contro la sentenza di condanna. In appello sono stati riascoltati i collaboratori Franco Bruzzese e Adolfo Foggetti e sono state acquisite anche le dichiarazioni dei nuovi collaboratori Luciano Impieri, Celestino Abbruzzese e Luca Pellicori. Tutti sono stati sentiti in relazione alla posizione di Roberto Porcaro indicato come il capo del clan Lanzino, oggi, a Cosenza. Al termine della requisitoria il psostituti procuratore generale, Raffaela Sforza aveva chiesto per entrambi una condanna a 30 anni di reclusione.
Al termine del dibattimento la Corte ha confermato l’assoluzione di Roberto Porcaro e inoltre assolto Francesco Patitucci sul quale pendeva una condanna di primo grado a 30 anni.
Porcaro era difeso da Sergio Rotundo e Luca Acciardi, Patitucci era difeso da Marcello Manna, Laura Gaetani e Luigi Gullo.
L’OMICIDIO Il corpo di Luca Bruni è stato ritrovato a dicembre 2014 grazie alle dichiarazioni di Adolfo Foggetti, che poi decise di pentirsi. Secondo le ricostruzioni investigative, due clan decisero di porre fine all’esistenza del capo dei “Bella Bella”. Un omicidio maturato per non fare riemergere il clan fondato da Francesco Lamanna e portato avanti dal figlio Michele Bruni. Luca era il più giovane e pretendeva di inserirsi negli affari illeciti che la nuova consorteria Lanzino-Zingari portava vanti. Il 3 gennaio 2012 venne attirato in una trappola, con la scusa di partecipare ad un incontro ma quel giorno trovò la morte. Per questo delitto sono stati condannati quali mandanti Maurizio Rango – a capo del gruppo degli Zingari con una condanna definitiva all’ergastolo – e Franco Bruzzese. Esecutori materiali sono riconosciuti Rango, Daniele Lamanna e Adolfo Foggetti. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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