La Cassazione conferma il dissequestro dei beni per Statti

Respinto il ricorso della Procura di Lamezia contro l’ordinanza del Riesame che ha annullato il sequestro preventivo di circa 400mila euro nei confronti degli imprenditori agricoli. I legali: «Ribadita la mancanza di notizia di reato»

ROMA Manca la notizia di reato: anche per questo il ricorso della Procura di Lamezia è inammissibile per la Cassazione. Una nuova sentenza segna l’ennesima pronuncia di rigetto nella vicenda che vede Alberto Statti accusato di presunte estorsioni nei confronti di 14 dipendenti. Accuse già rigettate dal Tribunale del Riesame (ve ne abbiamo parlato qui).
La Suprema Corte di Cassazione, con udienza tenutasi nella giornata di ieri dinnanzi alla Seconda Sezione Penale, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla Procura di Lamezia Terme contro l’ordinanza del Riesame di Catanzaro dello scorso 9 luglio che annullava il decreto di sequestro preventivo della somma di circa 400mila euro, disposto dal Tribunale di Lamezia Terme, nei confronti di Alberto e Antonio Statti e della società Agricola Lenti.
«Il Tribunale della Libertà di Catanzaro e la Suprema Corte di Cassazione – si legge in una nota firmata dai legali Antonio Mazzone del foto di Locri e Franco Giampà del foro di Lamezia Terme – hanno nuovamente ribadito la mancanza di notizia di reato rispetto a quello contestato di estorsione in danno dei dipendenti della società Agricola Lenti».
In precedenza il Tribunale della Libertà di Catanzaro si era già pronunciato nel procedimento originario, nell’ormai lontano 26 settembre 2017 prima e poi il 29 gennaio 2019 e la Suprema Corte, Sesta Sezione Penale, con sentenza del 26 marzo 2019 in via definitiva, annullando altro sequestro di somme e misura interdittiva personale nei confronti di Alberto Statti (qui la notizia con il commento dell’imprenditore).







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