La rivoluzione (a volte) russa

Oliverio e Adamo beccati in una “pausa” sul Frecciarossa. Le fatiche della campagna elettorale perpetua li costringono a riposare. All’unisono

“La rivoluzione non russa”, diceva un vecchio (e riuscitissimo) claim del Manifesto. Quella calabrese (di rivoluzione) che vuole scardinare i diktat romani ha i suoi tempi. E sul Frecciarossa che porta a Roma, dove domani parteciperanno alla direzione nazionale del Pd, Mario Oliverio e Nicola Adamo riposano (non ci permetteremmo mai di dire che russano). Anzi, direbbero i loro detrattori, lavorano alla pianificazione delle loro strategie politiche. Anche in fase rem. E lo fanno all’unisono, segnale di un afflato che è reale, palpabile, non solo politico. La traduzione in immagini che è possibile spartirsi il sonno, espressione che si veste dell’efficacia che soltanto il dialetto sa offrire.
Più probabilmente, la campagna elettorale perpetua a cui li costringe la fase politica calabrese ha il suo prezzo. Ed esige una pausa, anche fisiologica, prima dell’incontro-scontro di venerdì al Nazareno, dove il governatore entrerà da candidato ribelle ma «pronto a fare un passo indietro per un giovane». Alcuni vedono la prossima tappa come lo scontro finale: lo showdown in cui Oliverio esigerà dal proprio partito quel rispetto che crede di non aver avuto finora. Le rotaie corrono sotto il Frecciarossa, i pensieri si affastellano e la tensione sarà altissima. Un riposino ci sta. La rivoluzione può aspettare. Ma poco. (ppp)







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