RINASCITA | Il clan Mancuso cercava «un aggancio stabile e sicuro alla Regione»

Il “risolutore” Pittelli: l’intervento all’ateneo di Messina, la carriera “promessa” a un funzionario del Genio civile e le porte aperte al Policlinico Gemelli. Il consiglio al boss Razionale: «Parla con don Franco Massara, è lui che mi ha fatto avere la tessera del Vaticano»

di Pablo Petrasso
CATANZARO Il patto tra l’avvocato Giancarlo Pittelli e i boss passa anche attraverso “banali” favori offerti ai boss e alle loro famiglie grazie ai legami stretti dal legale in anni di attività professionale, politica e massonica (coperta e alla luce del sole). Una strada che porta nell’ateneo di Messina, al Policlinico Gemelli e anche alla Regione Calabria. Dove – attraverso interlocutori diversi – il legale riesce in qualche modo a trovare spazio.

«PARLA CON DON FRANCO» Alcune conversazioni sono più rivelatrici di altre. E aprono strade investigative da esplorare. Pittelli, per esempio, definisce un «summit» l’incontro al quale prende parte, tra gli altri, il presunto boss di San Gregorio d’Ippona Saverio Razionale. Che chiede, senza mezzi termini, all’ex parlamentare un favore per il figlio «che sta al Gemelli». Pittelli è la persona giusta: spiega che uno dei manager della struttura è un suo compagno di scuola e dice di conoscere anche il responsabile della struttura in cui lavora il figlio del capoclan nel corso del suo tirocinio. Sibillina una delle frasi dell’ex senatore di centrodestra: «Curati a don Franco Massara», dice. E, all’interlocutore che gli chiede a bassa voce chi sia, risponde: «Il parroco di Limbadi. Sì… se te lo dico io». Razionale spiega che «mio figlio non ha bisogno di niente, perché è di una preparazione spaventosa e quindi il suo glielo devono dare per forza», ma gli serve «che rimanga al Gemelli». Pittelli non fa una piega: «Va bene, non preoccuparti. Ora glielo diciamo a Luigi (probabilmente Mancuso, ndr), così chiama a don Franco perché lui, questo Franco… ora Franco Massara è quello che mi ha fatto avere a me la tessera del Vaticano, ti ho detto tutto». Parole che allargano la cerchia degli agganci di Pittelli: Massara, infatti, è stato nominato nel 2018 arcivescovo di Camerino.

RISOLVO PROBLEMI Pittelli, insomma, «mette a disposizione dei pezzi grossi della ‘ndrangheta le sue conoscenze ai livelli apicali in ambito medico, universitario e, in generale, in ogni settore della società civile», scrive il Gip distrettuale di Catanzaro nell’ordinanza dell’operazione “Rinascita Scott”. Interviene anche quando c’è da risolvere un problema all’Università di Messina. La figlia del boss Luigi Mancuso, stando alla ricostruzione degli inquirenti, ha difficolta con l’esame di Istologia. E subito l’avvocato che risolve problemi attraversa lo Stretto contando sull’amicizia con il rettore dell’ateneo. A pranzo in un ristorante romano, racconta la storia ai proprio commensali. Definisce Luigi Mancuso «il numero uno in assoluto al mondo… un uomo di un’umiltà, poi per me dal 1981, lo sai che mi fanno? Mi bacia, mi abbraccia, mi accarezza. “Avvocato”, io lo chiamo con il tu e lui mi da del voi». «Ieri ero a Messina – continua Pittelli – e la figlia viene all’aliscafo, al traghetto e dice: “Avvocato, non riesco a superare Istologia perché è un professore stronzo”… le dico “vieni tesoro, vieni con me”, vado all’università, chiamo l’avvocato Candido che il cugino del nuovo rettore, il rettore che hanno fatto, Cuzzocrea, che questo rettore io ho difeso il padre a un processo che era l’ex rettore… e allora chiamo il rettore e dico “mi trovi tuo cugino per favore il rettore”». Secondo Pitteli la risposta arriva subito: «“Sì, guarda, Giancarlo, dieci minuti e siamo al ristorante da te”, vengono davanti al Tribunale». E Pittelli – questo il suo racconto – presenta il rettore alla figlia del boss, che «scoppia a piangere e mi faceva “troppo avvocato, troppo avvocato, troppo”». Non c’è notizia della prosecuzione della carriera universitaria di questa figlia di Luigi Mancuso. Per l’altra, a organizzare parte dei festeggiamenti ci pensa sempre Pittelli, che procura una serie di bottiglie di Ca’ del bosco. Bollicine per tutti a spese del legale «per un valore di 1.000 euro circa».

UN AGGANCIO IN REGIONE Non ci sono soltanto gli addentellati universitari e “medici”, però, nella storia delle relazioni tra l’avvocato e i clan. I Mancuso, infatti, cercano anche «un aggancio stabile e sicuro all’interno della Regione e per un lungo periodo di tempo». Lo individuano in una persona che non è tra gli indagati, per la quale la cosca auspica una «progressione di carriera all’interno del Genio civile». È Giovanni Giamborino a riferire che «avrebbe avvicinato Nicola Adamo e Oliverio» (nel prosieguo dell’inchiesta non ci sono tracce di questi incontri, ndr) e «comunque avrebbe potuto contare sull’avvocato Pittelli: “È stato due volte deputato e una volta senatore… Giancarlo… con me siamo fraterni amici, se gli dico che si deve buttare dal ponte si butta dal ponte, capito?”». È Pittelli, sempre secondo Giamborino, a promettere che «avrebbe parlato lui stesso con Nicola Adamo». Il “prescelto” del Genio civile contatta Giamborino «per dirgli di essere stato chiamato dal direttore generale, il quale guardandolo “a quattr’occhi”, gli aveva riferito di essere stato contattato da “amici” per il suo avanzamento di carriera». Il manager, però, aveva spiegato che non era «il caso di fare “forzature” e di dire a quegli amici comuni che l’anno successivo si sarebbero banditi dei concorso». L’impiegato riferisce a Giamborino che «in quel momento avrebbero dovuto poi “scatenare noi… in Regione… dobbiamo scatenare a Roma… a Bruxelles… Giovanni (…) nel senso che dobbiamo mettere il politico più grosso che c’è per darmi una mano». (p.petrasso@corrierecal.it)







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