Lupacchini: «Le grandi operazioni sono il fallimento delle attività di prevenzione»

Il procuratore generale di Catanzaro ha palesato le sue preoccupazioni circa le infiltrazioni mafiose in politica e i poteri della massoneria deviata. Gli attacchi al procuratore Gratteri: «Il problema non è smontare la Calabria come un Lego, ma ricostruirla»

ROMA Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ogni occasione è buona per il procuratore generale di Catanzaro per tirare stilettate nei confronti del procuratore Nicola Gratteri, che siano dirette o mirate alle inchieste che questi conduce. Si è verificato, per citare due casi, durante l’apertura dell’anno giudiziario 2019 e qualche mese dopo durante l’insediamento del presidente della sezione penale del Tribunale di Vibo Valentia. Ultimo intervento, in ordine di tempo, è quello avvenuto qualche giorno dopo la maxi-operazione “Rinascita Scott” condotta dalla Dda guidata da Gratteri. Lupacchini, nei giorni scorsi è stato intervistato da TgCom24 per commentare l’inchiesta condotta dalla Dda di Catanzaro “Rinascita Scott”. Lupacchini, però, non si è concentrato sui numeri del grande blitz messo a segno dalla procura coordinata da Nicola Gratteri, ha invece analizzato gli aspetti legati al mondo affaristico clientelare e massonico di cui si è occupato in passato con una ispezione di natura amministrativa. «Già in passato ebbi modo di riscontrare delle anomalie in ambienti della magistratura. Tutto quello che avevo annotato lo segnalai,  ma che cadde nel vuoto perché evidentemente a gestire la vicenda fu la politica. Mi resi conto che vi erano connessioni tra una rete familiare dove all’interno della stessa famiglia potevi trovare: preti, funzionari di polizia, politici, magistrati, massoni e ‘ndranghetista – spiega Lupacchini -. Operavano tutti insieme. All’epoca il problema era la Salerno-Reggio Calabria e le infiltrazioni nell’appalto dei cantieri. Successivamente ci fu l’inchiesta Why Not e in ultimo l’operazione di Vibo Valentia. Il problema non è smontare la Calabria come un Lego, ma ricostruirla», afferma Lupacchini citando Gratteri, dimentico, però, del fatto che il procuratore di Catanzaro avesse parlato di smontare sì, ma anche di «ricostruire piano piano». «Tutte queste operazioni – prosegue Lupacchini – segnano il fallimento della prevenzione e di fatto sono la celebrazione dell’insuccesso di attività preventive a cui la magistratura deve mettere una toppa». Secondo il Pg di Catanzaro, «i numeri sono enormi e continuano a crescere, ma occorrerebbe intervenire non quando il danno è evidente. La classe politica è fortemente infiltrata di personaggi a carattere mafioso – sottolinea Lupacchini – con una carenze educativa, culturale, che fa si che determinati soggetti collocati in una organizzazione politica e giudiziaria riescono a esprimere solo il peggio di sé e della calabria senza innalzare il proprio livello».
LO SCONTRO CON GRATTERI Che con il magistrato a capo della Dda i rapporti non siano tra i migliori non è una novità. E le polemiche non si placano neanche all’indomani dell’indagine in cui è stata messa sotto scacco la criminalità organizzata vibonese. «Sebbene possa sembrare paradossale, non so nulla di più di quanto pubblicato dalla stampa, in quanto c’è la buona abitudine da parte della Procura distrettuale di Catanzaro di saltare di tutte le regole di coordinamento e collegamento con la Procura generale. Non siamo stati assolutamente portati a conoscenza prima della vicenda, ma non ci interessava saperne nulla. Non ne siamo stati portati a conoscenza dopo. I nomi degli arrestati e le ragioni degli arresti, in una sintesi estrema, li abbiamo conosciuti soltanto a seguito della pubblicazione della stampa, che è molto più importante della Procura generale da contattare ed informare».





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