Zingaretti: «Callipo unico argine a Salvini in Calabria. Il Pd? Combatterà unito» – VIDEO

Intervista esclusiva al segretario dem: «Lo scontro è tra un uomo libero e una candidatura nata da giochetti romani. E il M5S ha sbagliato a non allearsi. Le Regionali non saranno un confronto interno per chi si prenderà il partito. Questa è una terra bellissima che può rinascere anche grazie al grande lavoro delle Procure»

LAMEZIA TERME Nel percorso verso le elezioni regionali del 26 gennaio, cominciano ad arrivare in Calabria molti leader nazionali delle diverse forze politiche in gioco. Tra questi Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico che ha rilasciato un’intervista esclusiva al Corriere della Calabria spiegando il perché del sostegno a Pippo Callipo, quali sono le ricette utili per un rilancio della Calabria, quali i rischi a cui possono condurre eventuali derive. Uno spunto anche sullo stato di salute del Pd. L’intervista integrale – la trovate in basso – è andata in onda giovedì alle 21 su l’altroCorriere tv (canale 211 del digitale terrestre).

Quello di avvicinamento alle elezioni è stato un percorso difficile e col governatore uscente i rapporti sono stati tumultuosi. Oliverio è ancora dei vostri?
«Sì, la scelta di Callipo nasce da una bella storia. È bene che ci sia stato un dibattito ed un incontro di opinioni diverse, ma la cosa bella – e ringrazio Oliverio per questo – è che alla fine ha prevalso l‘interesse per la Calabria e non gli interessi di parte o di bottega. Coerenza, chiarezza, dibattito, confronto, ma poi si combatte uniti per il bene della Calabria».

Pur essendo un uomo di partito, lei ha lavorato in una logica unitaria, anche nel Lazio. In Calabria ci sono due federazioni provinciali molto forti che sono state commissariate nel percorso di avvicinamento alle Regionali: avete la percezione di un partito coeso sulla candidatura di Callipo?
«Sì, è chi non si sente parte di questo progetto sbaglia perché lo scontro elettorale non è il destino di qualcuno, ma il futuro dei calabresi. Con la Lega ci sono tanti voltagabbana che portano avanti interessi personali. La storia di Callipo è una bella storia di chiarezza e di coerenza, mentre dall’altra parte prevalgono le furbizie e gli interessi particolari. Ho visto un video di quello che dovrebbe essere un candidato leghista che si fa la doccia col sigaro, la Calabria è troppo bella per meritarsi questa brutta politica. Io vedo, anche a Roma, una ricchezza di donne e uomini calabresi che rendono felici quelle terre. È ora che questa ricchezza produca concentrazione anche qui».

C’è la lista ufficiale del Pd e poi i Dp dove sono stati ospitati alcuni dei sostenitori di Oliverio. Molti si chiedono se queste elezioni regionali siano una sorta di primarie in vista del dopo.
«No, queste elezioni regionali stanno rivelando un’altra realtà: ci sono quattro candidati governatore, ma alla fine vincerà o quello della Lega o Callipo. Per questo altri voti del campo del centrosinistra, diversi da quelli di Callipo, sono voti persi. Chi non vuole che Salvini comandi in Calabria deve votare Callipo. È vero che ci sono diverse liste a sostegno di Callipo, ma questa è una ricchezza. Callipo ha un elemento che tutti gli riconoscono: è una persona libera e autonoma che rappresenta gli interessi dei calabresi mentre dall’altra parte abbiamo una candidatura figlia di compromessi e soprattutto di un centro di potere che non sta in Calabria. È figlia dei giochetti della politica romana».

La storia di Callipo imprenditore è simbolica per la Calabria, anche per uno straordinario percorso di welfare aziendale, in una regione dove il lavoro nero è molto attuale. Lei è sceso in campo subito dopo la disponibilità di Callipo che però ha aggiunto che nella sua giunta non ci saranno partiti. Come segretario di un partito non ritiene un po’ equivoca questa posizione?
«No perché anch’io sono presidente di Regione e il governatore i suoi assessori li sceglie, non glieli impone nessuno. Poi il consiglio sarà rappresentanza del pluralismo politico.
Io penso che l’esternazione di Callipo sia un segnale di quel rinnovamento che altrimenti non ci sarà mai. Il fatto che qualcuno lo esterni ancor prima del voto è un segnale molto importante».

Poco fa ha citato la Lega che per la prima volta potrebbe portare nel consiglio regionale calabrese rappresentanti sotto le insegne di quella che prima era la Lega Nord. Come successo in altre regioni, in caso di vittoria leghista vi potrebbe essere – come già successo in altre regioni – il coinvolgimento di assessori provenienti da regioni del Nord, ad esempio dal Veneto. Lei teme una prospettiva simile?
«Lo devono temere i calabresi. Non c’è dubbio che gli interessi della Lega non stanno in Calabria. Passano dai giochi di potere romano e dagli equilibri della politica nazionale. La Calabria deve invece costruire un futuro. I leghisti sono molto bravi a rappresentare i problemi, ma sono i peggiori a risolverli. Cavalcano le paure, ma poi non riescono a trovare le soluzioni di cui si ha bisogno. Lo hanno dimostrato lasciandoci in eredità 23 miliardi di aumento di tasse. E infatti poi Salvini è scappato nel mese di agosto per non assumersi le sue responsabilità».

Questa regione purtroppo sconta un problema particolarmente consistente. L’idea che filtra della Calabria a livello nazionale è drammaticamente collegata a fatti che riguardano la cronaca, non proprio positivi. Nicola Zingaretti che idea di Calabria ha?
«Che è una regione meravigliosa, con immense possibilità, distrutta e devastata dalle mafie.
Questa storia di emigrazione deve finire. Le persone devono poter rimanere nella propria terra e investire in un’economia legale. Il motivo è semplice: dove ci sono le mafie non c’è libertà. Il lavoro non è un favore, è un diritto. È incivile che ci sia un’azienda che ricicla ed un’altra pulita che entra in crisi perché dietro l’altra ci sono i poteri criminali. Grazie al lavoro delle Procure, la Calabria sta vivendo una rinascita e dobbiamo vivere questo cambiamento investendo sulle risorse buone».

Lei ha amministrato ed amministra una Regione che in qualche modo ha condiviso con la Calabria uno dei problemi più drammatici, ma con un esito differente perché in Calabria la situazione è ancora grave. Qual è la soluzione per garantire un adeguato sistema che tuteli la salute dei calabresi?
«Io non ho conoscenza diretta dell’esperienza calabrese, ma so che si entra in commissariamento per due motivi: un eccesso di debito e bassi livelli essenziali di assistenza. Il compromesso difficile da trovare è quello tra avere i conti in ordine e garantire il diritto alla salute delle persone. Se guardo al Lazio, vedo tante tante energie calabresi nelle Asl, negli ospedali, nelle università e allora mi dico: voi le energie le avete e allora bisogna dare un colpo di reni affinché le risorse tornino in patria».

Il tema del lavoro qui è molto sentito: circa il 60% dei giovani non trovano occupazione. C’è stato un provvedimento come il reddito di cittadinanza, le cui fortune e i cui risultati non sembrano apprezzabili. recentemente Teresa Bellanova di Italia Viva ha provato a rilanciare l’idea del vecchio Rei.
«Il reddito non è una politica per il lavoro; è uno strumento di lotta ad una condizione drammatica di povertà. Le politiche per il lavoro sono politiche di investimento per la crescita, di infrastrutture, di competitività e poi di accompagnamento al lavoro. Per la Calabria, strumento utile può essere la formazione continua per permettere a chi non ha lavoro di non perdere il suo tempo in attesa che il lavoro arrivi ma di arricchire gli strumenti a sua disposizione. Una delle priorità per lo sviluppo dell’economia è muoversi meglio: idee, merci e persone devono muoversi in Calabria con la stessa velocità attraverso cui si muovono in altre regioni meno sviluppate. Non c’è la massa critica? Se non investiamo non ci sarà mai. Bisogna tornare a portare servizi ai piccoli comuni che sono stati depauperati di servizi come uffici postali, ecc…che sono fondamentali per lo sviluppo di quelle zone. Ci sono migliaia di studenti calabresi all’Università in giro per l’Italia. Riportiamoli nei paesi che si stanno spopolando. In questo senso, va detto, Callipo poteva benissimo non candidarsi godendosi questi anni con la sua famiglia. la sua è stata appunto una scelta per il bene della Calabria partendo da questi presupposti».

La mancata alleanza col Movimento 5 stelle è un’occasione persa qui in Calabria?
«Hanno sbagliato, perché quando ci si presenta alle elezioni viene eletto un presidente. Oggi lo scontro è tra la Lega e Callipo. Per questo faccio un appello a tutti coloro che in Calabria sono contro l’estremismo della Lega e di Salvini: votino Callipo perché è l’unico modo per salvare la Calabria».

Lei ha nominato un commissario, Stefano Graziano. Che orizzonte ha il commissariamento per il Pd calabrese?
«Sono molto contento del lavoro fatto da Stefano Graziano, ma anche di quello di Nicola Oddati, Marco Miccoli e tutti coloro i quali hanno lavorato con passione. Ci stiamo mettendo tutti l’anima ed è tempo, oggi, di rialzarsi in piedi per costruire un investimento che non è contro ma è per costruire un investimento nel futuro della Calabria migliore».







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