“Gettonopoli” a Catanzaro finisce sull’Arena. Scontro Giletti-Polimeni

La trasmissione in onda su La 7 si è occupata dell’inchiesta che ha portato 29 consiglieri comunali del capoluogo a finire sul registro degli indagati. I toni della puntata si sono alzati tra il conduttore televisivo e il presidente del Consiglio comunale del capoluogo. Giletti: «Pulitevi la bocca prima di parlare di Gratteri». E l’esponente politico: «La querelo»

CATANZARO La vicenda dei gettoni di presenza che sarebbero stati “allegramente” elargiti ai consiglieri comunali di Catanzaro così come i rimborsi e le assunzioni fittizie è finita nuovamente alla ribalta nazionale. Nella puntata di Non è l’Arena in onda domenica sera alle 20.30 su La 7 , la trasmissione condotta da Massimo Giletti si è infatti occupata della vicenda (qui  e qui i particolari dell’inchiesta). Ai microfoni dell’inviato della popolare trasmissione televisiva, tra gli altri ha risposto Antonio Angotti che assieme ad altri 28 consiglieri comunali – suoi colleghi – è finito nel registro dell’indagati della Procura della Repubblica di Catanzaro. Per tutti l’accusa è di truffa aggravata, falsità ideologica, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale. «La normativa nazionale – dice Angotti dopo essersi qualificato alla domanda dell’intervistatore come “indagato” – prevede che se un consigliere comunale risponde presente ed un minuto dopo esce dall’aula e, non ritorna più, ha già maturato un gettone di presenza». Qualcun altro però non ha gradito l’incursione dell’inviato di Giletti come Enrico Consolante, un altro consigliere comunale finito anch’egli tra gli indagati: «Non c’è nulla da sorridere – dice Consolante, interrompendo l’intervista ad Angotti – perché sulla nostra pelle lei non ha nemmeno l’idea di cosa stiamo passando per questa vicenda».
Ma la trasmissione andata in onda domenica sera ha affrontato diversi temi politici e di cronaca che interessano la Calabria. Nel corso della puntata è stata raccontata la storia dell’imprenditore di Limbadi Salvatore Barbagallo che da 10 anni denuncia le cosche vibonesi. Lo stesso imprenditore, divenuto poi testimone di giustizia, presente in studio ha parlato di quanto ha dovuto subire nel corso della sua vita imprenditoriale: «Nel 2007 – ha detto – ho denunciato la cosca Mancuso per quello che mi è stato fatto. Quando loro hanno iniziato a vedere che mi stavo ingrandendo come impresa hanno iniziato ad avvicinarmi chiedendomi di fare alcuni lavori per loro». Poi sono seguite azioni dirette furti di camion, compressori ed altro materiale dalla ditta. «Mi assillavano – ha raccontato ancora Barbagallo -. Mi hanno reso la vita una sofferenza totale. Il terreno sotto i piedi mi è scomparso». Da qui la decisione dell’imprenditore di denunciare i suoi aguzzini: «Ho detto basta, non ce la facevo più. Vado a denunciarli» e, in diretta, ha attaccato la politica calabrese. «I politici calabresi di politica ne capiscono poco, come si può cambiare la Calabria se non si supera l’omertà». Secondo l’imprenditore, la politica non avrebbe mai preso una posizione netta contro le cosche. Non solo. «Molti dei politici calabresi – ha detto sono stati eletti e si fanno eleggere dalla mafia. Occorre denunciare, non dobbiamo lasciar prevalere l’illegalità. Io non ho paura. Ho denunciato nel momento in cui sono stato vittima di intimidazioni e ricatti mi sono rivolto alla magistratura, consapevole delle conseguenze a cui andavo incontro».
Ma è il tema giustizia e in particolare le inchieste condotte dal procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri sul caso dei gettoni di presenza taroccati e su un presunto giro di rimborsi che ha fatto scaldare gli animi in studio. A far volare alto il tono delle parole alcune affermazioni del presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, Marco Polimeni presente in studio che ha parlato del procuratore capo. Da qui la presa di posizione di Massimo Giletti che si è scagliato contro il presidente del Consiglio comunale di Catanzaro: «Mi sono rotto le palle – ha tuonato in diretta il conduttore televisivo -. Pulitevi la bocca prima di parlare di Gratteri! Gli chieda scusa e si vergogni!». Nel mirino del conduttore alcuni suggerimenti che avrebbe raccolto il presidente del Consiglio comunale nella sua risposta alle domande di Luca Telese – giornalista in studio – sul giro di rimborsi in cambio di posti di lavoro fittizi. «Non sono un coglione – ha gridato Giletti -, se ha coraggio mi faccia vedere l’inquadratura, chi gliel’ha suggerito?». E il presidente del Consiglio comunale di Catanzaro annunciato in diretta una querela. «Lei ha inscenato questa trasmissione per infangare il nome della Calabria – ha sostenuto -. Lei si vuole sostituire alla magistratura». Infine dopo il feroce battibecco tra i due, gli animi in sala si sono calmati e così Massimo Giletti ha chiarito la sua posizione: «Non accetto che si usi il nome di Gratteri, soprattutto da parte sua che è giovane. Ho apprezzato questa parte del dibattito più quieta».







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