Pitaro: «Non demonizziamo il reddito di cittadinanza»

Il candidato di “Io resto in Calabria”: «Nella nostra regione ne usufruiscono 70mila persone»

CATANZARO «Può essere perfettibile, ma non va demonizzato. Il reddito di cittadinanza può non piacere, perché il lavoro si crea con lo sviluppo, ma nella condizione di crisi profonda in cui versano le aree del Mezzogiorno, questo provvedimento, in assenza di altro, è importante. Dietro questa misura ci sono volti di uomini e donne a cui è data la possibilità di sopravvivere. In Calabria ne usufruiscono circa 70mila persone: il 52% donne; il 4,3 circa fa riferimento a nuclei familiari (35 mila) e il 6.4 sono stranieri. L’età media dei percettori è di 40 anni. Si tratta di una politica del lavoro passiva, ma grazie ad essa, per la prima volta in Italia e in Calabria, la fascia del disagio non è un più un numero, ma sono facce con storie difficili, problemi umani e aspirazioni soggettive frustrate che, recandosi presso i Centri per l’impiego possono essere accolti e ascoltati». Lo dice Francesco Pitaro, candidato di “Io resto in Calabria” nella circoscrizione Centro, a sostegno di Pippo Callipo.
L«a condizione del ‘nonlavoro’ – continua Pitaro – è variegata, tragica a volte, penso alle migliaia di donne sole con figli, alle persone che non possono contare su nessuno, con una scolarizzazione bassissima, privi di mezzi di mobilità, senza attrezzature informatiche. Penso alle persone che utilizzano il reddito di cittadinanza per studiare, per fare corsi, per comprare libri per prepararsi ai concorsi e a quelli che lo utilizzano per soddisfare i bisogni primari. Quasi un terzo degli utilizzatori del reddito di cittadinanza ha una età inferiore ai 30 anni e un quinto è inoccupata, ossia non ha mai avuto un lavoro. In Calabria siamo partiti tardi per problemi burocratici. Siamo ancora alla fase di prima accoglienza cui deve seguire tutta l’attività di incrocio domanda offerta che va potenziata. Di sicuro non si può imputare a questa misura alcuno spreco. Del resto, basti pensare al fallimento delle politiche regionali finanziate dall’Unione Europea. Un dato soltanto: nel 2011 il tasso di occupazione in Calabria era del 46,2%, il target della programmazione comunitaria 2020 prevedeva per l’Italia l’obiettivo tra il 67% e il 69%. Ebbene: nel 2017 in Calabria siamo scesi al 40,8, nonostante le ingenti somme impiegate. Un insuccesso clamoroso. E’ fondamentale dunque ripensare e potenziare le politiche attive per il lavoro in Calabria, per evitare ulteriori sprechi di risorse che non producono occupazione».







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