Corruzione in Tribunale, quattro ore di interrogatorio per il giudice Petrini

Il magistrato della Corte d’Appello di Catanzaro ha parlato per tutta la mattinata con il gip di Salerno. È accusato di avere accettato denaro, regali e prestazioni sessuali in cambio di “interventi” nel processi. Hanno risposto al gip anche il politico Pino Tursi Prato e l’avvocato di Locri Francesco Saraco

SALERNO È durato quasi quattro ore l’interrogatorio di garanzia del giudice Marco Petrini, tratto in arresto lo scorso mercoledì con l’accusa di corruzione – per alcuni capi di imputazione anche aggravata dal metodo mafioso – perché, in più occasioni avrebbe accettato somme di denaro contante, oggetti preziosi, e persino prestazioni sessuali in cambio di “interventi” in processi penali, civili e in cause tributarie. Petrini è infatti presidente della seconda sezione penale della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro e della Commissione tributaria provinciale di Catanzaro. Difeso dagli avvocati Agostino De Caro, del foro di Salerno e da Ramona Gualtieri, del foro di Lamezia Terme, il magistrato ha risposto a tutte le domande del gip di Salerno.
Ha precisato come per una vicenda giudiziaria in cui gli si contesta di essere legato ad un avvocato di Catanzaro che sarebbe stato favorito in forza di un intreccio illecito tra i due, sono stati irrogati tre ergastoli quando in primo grado i due imputati avevano avuto trenta anni ed uno era stato assolto. Ha spiegato le ragioni per cui si trovava con quei soldi in contanti di cui ai filmati effettuati nel corso delle indagini, perché frutto di un prestito documentato, peraltro, da un’intercettazione depositata in atti.
Ha obiettato come nessun provvedimento da lui adottato può essere a lui addebitato come illecito.
Ha replicato alla contestazione di non avere ammesso l’esame di un pentito in forza di un rapporto con un’avvocatessa, che in quel processo furono ammessi altri cinque pentiti e che quel pentito era stato citato a rispondere per fatti che nulla avevano a che vedere con quello in corso di giudizio. Ha poi aggiunto che in ogni caso quel processo si concludeva con una sentenza di condanna.
Nella città campana si trova detenuto, oltre a Petrini, anche Giuseppe Tursi Prato, anch’egli tratto in arresto con l’accusa di corruzione nell’ambito della stessa operazione disposta dalla Dda di Salerno. Secondo le indagini Tursi Prato, ex consigliere regionale, avrebbe corrotto il giudice pur di riottenere il vitalizio perso in seguito a una condanna a sei anni subita nel 2004 con interdizione perpetua dai pubblici uffici per reati legati al concorso eterno in associazione mafiosa, motivo per cui aveva perso il vitalizio. Difeso dall’avvocato Franz Caruso, del foro di Cosenza, il politico ha risposto per circa un’ora alle domande del gip dando giustificazione delle varie ipotesi di reato di corruzione che gli vengono contestate.
Ha risposto al gip anche l’avvocato del foro di Locri Francesco Saraco , figlio di Antonio Saraco, che avrebbe cercato di interferire – per il tramite del giudice Petrini – nella sentenza di secondo grado del processo Itaca Free Boat. Nel primo grado il padre Antonio era stato condannato a 10 anni per estorsione e il figlio Francesco, difeso dall’avvocato Giuseppe della Monica del foro di Bologna, avrebbe cercato di ottenere una illecita riduzione della pena.

 





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