“Gettonopoli”, le interviste imbarazzanti ai consiglieri “ubiqui”

In tv i casi di Pisano, Celi, Consolante e Brutto. «Mi interessa solo quello che pensano i catanzaresi». La telefonata di Polimeni: «Griderò “vergogna” quando verranno condannati». L’impossibile difesa della Calabria da parte di Maurizio Talarico

CATANZARO «Griderò “vergogna” quando verranno condannati». E ancora: «Se fosse vero ci sarebbe da prendere le distanze». Niente da fare, Marco Polimeni, presidente del consiglio comunale di Catanzaro continua ad aggirare l’ostacolo e a non rispondere alle domande che gli vengono rivolte da uno studio – quello de “Non è l’Arena”, su La7 – nel quale non si è voluto recare, pur se invitato, e preferendo parlare per telefono. Le immagini dei consiglieri comunali di Catanzaro che entrano ed escono dalle stanze delle commissioni permanenti, nelle quali avrebbero dovuto lavorare e guadagnare quei gettoni di presenza che secondo l’accusa, formulata dalla Procura del capoluogo, avrebbero invece intascato illecitamente, non smuovono una sola parola di indignazione da parte di Polimeni. Tanto che il giornalista Luca Telese sbotta, invitandolo a «tirare fuori le palle». Semmai Marco Polimeni si indigna perché «a volte questa trasmissione è forte con i deboli e debole con i forti», a Matteo Salvini sarebbe stata fatta, poco prima, un’intervista pacata mentre ai consiglieri di Catanzaro «vengono addebitati tutti i mali della Calabria». «Lei ha una grande abilità nel non rispondere», ammette, sconfitto, il conduttore Giletti. Per raccontare la vicenda di “Gettonopoli” la redazione di Giletti ha mostrato stralci di un articolo del Corriere della Calabria, “dimenticando” di citare o mostrare la testata, come sarebbe stato corretto fare, visti anche i rapporti telefonici intercorsi con la redazione durante la preparazione della prima puntata.
L’INTERVENTO DI TALARICO In trasmissione si presenta, invece, al contrario di Polimeni, Maurizio Talarico, imprenditore calabrese con impresa a Roma, già presentatosi quale candidato governatore con il Movimento Cinque Stelle. Candidatura non andata in porto, dice lui, perché non vi erano le condizioni per un’alleanza tra il Movimento e il Pd di Zingaretti. Talarico è uno dei firmatari di un documento contro la trasmissione colpevole di avere denigrato la Calabria. «Conosco Marco Polimeni, la sua reazione nella precedente puntata (durante la quale si è scontrato con Giletti, ndr) sarà frutto di un effetto panico davanti a una tv nazionale», cerca di giustificarlo Talarico. Ma Talarico viene attaccato duramente dal giornalista Cecchi Paone che gli rimprovera di non avere titoli per parlare visto che se n’è andato a fare impresa a Roma invece di restare nella sua terra. Pur ammettendo di non essere d’accordo, di non condividere la telefonata di Marco Polimeni, Talarico cerca di smarcare la Calabria, parla di una classe imprenditoriale che produce ogni giorno senza conoscere nemmeno i nomi dei mafiosi. E per quanto riguarda quegli imprenditori che sono diventati testimoni di giustizia afferma che c’è da verificare se, magari in difficoltà economiche, «sono stati loro a cercare la ‘ndrangheta o la ‘ndrangheta a cercare loro». Inoltre Talarico sostiene di avere un amico imprenditore che ha rinunciato a un grosso investimento a Tropea a causa delle reticenze nate da trasmissioni che denigrano la regione. Ma in studio sono pochi a dargli credito, visto che ha preferito creare un’impresa e fare assunzioni – lui dice per questioni logistiche – in un’altra regione. Pare che, a questo punto, l’imprenditore e testimone di giustizia Nino De Masi (uno che cavanti alle aziende ha l’esercito a proteggerlo) abbia mandato un messaggio a Nunzia De Girolamo asserendo di essere disposto ad andare a raccontarla lui la storia di un’impresa antimafia in Calabria.
IL CASO PISANO Sulle assenze dalle commissioni permanenti viene sentito, dall’inviato della trasmissione, anche Giuseppe Pisano, consigliere comunale di Catanzaro (e presidente della terza commissione “Risorse finanziarie, Affari generali, Personale, Servizi demografici”). Il 4 dicembre 2018 Pisano (che avrebbe percepito illecitamente 1.348,20 euro di gettoni di presenza) ha avuto un incidente stradale, la commissione era in corso ma lui aveva avuto il tempo di uscire, fare un incidente e alle 10:18 essere ammesso in Pronto soccorso. «C’era il vicepresidente e comunque io quel gettone non l’ho percepito», dice Pisano all’inviato di “Non è l’Arena”. Poi ammette che «sì ero ubiquo» perché si trovava contemporaneamente all’ospedale e in Comune. Infine dà la colpa a colei che avrebbe dovuto sostituirlo, la sua vice Francesca Celi: «Chi mi ha sostituito fece l’errore, la vicepresidente». Quest’ultima, però, si smarca: «Se ha firmato è venuto, si sarà recato dopo in Pronto soccorso». Ubiquità di un consigliere, in natura, si vede solo a Catanzaro.

ASSUNZIONI FITTIZIE Tra le accuse formulate dalla Procura di Catanzaro contro 29 consiglieri indagati (su 32) vi sarebbe anche l’assunzione fittizia da parte di alcune aziende di quattro consiglieri comunali con lo scopo di conseguire le somme a copertura delle assenze dei fittizi dipendenti. Intervistato, il consigliere Enrico Consolante – che ha fruttato all’azienda “La Notifica” 23.179,47 euro – ha risposto «Non le rispondo, sono domande del cavolo, mi interessa solo quello che pensano i cittadini catanzaresi». Impossibile parlare con Tommaso Brutto o con qualcuno dell’azienda “Verdeoro” che ha ottenuto un rimborso di 103.160,34 euro. Porte chiuse in faccia e bocche cucite. (aletru)







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