Il primo dossier per il nuovo governatore? Una burocrazia da «mandare in officina»

L’analisi di Fondazione Etica sull’Huffington Post rilancia uno dei temi evitati dalla campagna elettorale. Regione sotto la sufficienza per tutti gli indicatori. Timidi segnali positivi solo da bilancio e appalti. Il disastro dei servizi ai cittadini

LAMEZIA TERME Paola Caporossi, fondatrice di Agenzia Rating Pubblico e di Fondazione Etica, parte – nell’analisi pubblicata sul sito dell’Huffington Post – da una considerazione tecnico-politica quasi impossibile da non sottoscrivere. E cioè che la grande assente nelle campagne elettorali regionali in corso in Calabria ed Emilia Romagna è la macchina amministrativa regionale. Il concetto è semplice: «I candidati governatori gareggiano nella promessa di nuove politiche per le imprese, per la casa, per l’ambiente, ma nessuno di loro spiega come intende farlo».
Caporossi ripropone uno dei grandi temi degli ultimi dieci anni di regionalismo calabrese: lo “scontro” tra politica e burocrazia. A volte reale, a volte alibi utilizzato dai governatori per coprire i propri fallimenti. Che sia uno dei nodi da sciogliere non c’è dubbio. Le idee vanno accompagnate alle pratiche. E, stando all’analisi di Fondazione Etica, in Calabria c’è molto da (ri)fare.
«Il governatore uscente della Calabria – scrive Caporossi – lascia in eredità una macchina da mandare subito in officina» anche se «parti di essa riescono a funzionare».
Con la metodologia del Rating Pubblico, Fondazione Etica ha ottenuto una radiografia complessiva in chiave comparata della capacità amministrativa delle 2 Regioni al voto, quindi, della loro capacità di essere trasparenti, di lavorare per obiettivi, di spendere bene il denaro pubblico.
«Sulla Regione Calabria – scrive ancora la fondatrice di Agenzia Rating – tutti pensano di sapere già tutto: è una Regione che non funziona e, purtroppo, i dati dimostrano che non si tratta di un luogo comune. Dimostrano anche, però, che questo non è vero uniformemente per tutte le 6 aree, né, tanto meno, per tutti gli indicatori».
Il grafico pubblicato dall’HuffPost riassume la valutazione complessiva della trasparenza ed efficienza della Calabria in base all’indice RSO, che restituisce la misura dell’ottimizzazione nella pianificazione delle risorse. Sono sei le aree di analisi (bilancio, governance, gestione del personale, servizi, appalti, impatto ambientale).

Questa la valutazione complessiva offerta nell’analisi di Caporossi.

Paradossalmente, le aree in cui la Regione Calabria ottiene i suoi score migliori, in rapporto ai valori medi RSO, sono quelle in cui, al contrario, l’opinione pubblica si aspetterebbe i suoi score peggiori: bilancio e appalti. In entrambe queste aree la distanza tra Rating Pubblico della Calabria e Rating medio delle Regioni a Statuto Ordinario è minore rispetto a quella registrata nelle altre 4 aree.
L’area in cui la Calabria difetta maggiormente è quella dei servizi ai cittadini, dove risulta ultima (12 su 100) nel ranking con le altre Regioni (media RSO 0%).
Tuttavia, il vero punto debole è la governance, insieme alla gestione del personale: quando in una Amministrazione Pubblica vanno male questi due aspetti, vuol dire che non gira il motore stesso della macchina amministrativa.
Va tenuto comunque conto che la Calabria è la Regione con il Pil pro-capite più basso tra tutte le Regioni: meno di 17.000 euro a fronte di una media RSO di quasi 27.000. Presenta, inoltre, il più basso livello di occupazione (40,8% contro una media RSO di 57,8), oltre che il più basso livello di apertura internazionale dell’economia tra le RSO (3,4% su una media di 40,1).

Tantissimi indicatori negativi – ma questa non è una novità –, qualche luce e molte ombre. Il primo dossier sul tavolo del prossimo governatore dovrebbe essere quello della burocrazia regionale. Da «mandare in officina» (o magari da valorizzare nel modo giusto) per portare avanti programmi che, altrimenti, sono libri dei sogni (irrealizzabili).







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