Tansi: «Alla Regione per demolire burocrazia e dirigenza»

L’ex capo della Protezione civile si presenta come candidato antisistema per la presidenza della giunta regionale. La denuncia sulla sanità («spesso i vertici politici regionali sono proprietari di strutture private) e la delusione per come Oliverio gli avrebbe «voltato le spalle». «Ma non mi candido contro di lui, la mia lotta è contro la casta»

CATANZARO La corsa di Carlo Tansi alle Regionali è iniziata sui social. Poi si è trasformata in impegno sul territorio, in attesa del riscontro delle urne. L’ex capo della Protezione civile calabrese si presenta come candidato antisistema. E ne ha per tutti: per la burocrazia, per la politica, per il presidente Oliverio che, dopo averlo nominato, gli avrebbe «voltato le spalle».

La legalità viene spesso declinata in astratto durante le campagne elettorali e rischia di diventare un concetto vuoto. Cosa può fare la Regione nella lotta alla criminalità e qual è il primo atto che pensa di firmare per supportare quella che da molti viene definita una «guerra» alla ‘ndrangheta?
«La lotta deve partire da un concreto e completo ricambio della casta politico-burocratica, in molti casi collusa con la criminalità organizzata, che da anni rallenta o blocca ogni possibilità di sviluppo della Regione più bella d’Italia. Nella mia recente esperienza alla dirigenza delle Protezione Civile Regionale ho avuto il coraggio di denunciare il malaffare, gli imbrogli e le spese assurde autorizzate da dirigenti che mi avevano preceduto nell’incarico; ho avuto perciò modo di comprendere che la ‘ndrangheta dei rapimenti, del pizzo e dello spaccio, si è ormai trasformata in quella dei colletti bianchi, molto più potente e pericolosa. Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona nella politica per occupare, come Gratteri ha chiesto, quelle postazioni istituzionali che la Dda, con azioni a tutto campo e senza sconti o riguardi per nessuno, sta tentando di liberare dai tentacoli della piovra ndranghetistica. Insieme a pochi calabresi per bene, di specchiate doti morali e riconosciuta competenza, ho deciso di candidarmi alla Presidenza della Regione Calabria. Il seguito di consensi sempre più palesi che la mia proposta di governo sta raccogliendo mi conferma che la scelta è stata giusta ed opportuna. Quando, con il consenso dei calabresi, a partire dal 27 gennaio andrò a governare la Calabria la prima cosa da fare riguarda l’integrale riforma dell’organizzazione burocratica regionale e il rinnovo della dirigenza, elefantiaca ed autoreferenziale».

Il regionalismo differenziato viene agitato da mesi: c’è chi lo propone come uno spauracchio e chi ne parla in termini di opportunità. Che tipo di autonomia, anche finanziaria, considera auspicabile per le Regioni?
«La proposta di regionalismo differenziato può determinare conseguenze irreversibili di disarticolazione della vita dell’intera Nazione. Registriamo un nuovo tentativo di riproporre argomenti e soluzioni che in passato sono stati avanzati dalla Lega Nord, ma che, fortunatamente, sono stati bloccati. Oggi si ripropone un analogo obiettivo ma tra i punti principali del programma del Governo nazionale; non vi è dubbio che, a distanza di cinquant’anni dalla nascita delle Regioni, è necessario aggiornare il concetto di regionalismo e, attraverso un percorso innovativo, mettere tutte le regioni nelle condizioni di competere in base a generali criteri di penalità e premialità rispetto alla capacità di utilizzare le risorse loro assegnate. La definizione del tipo di autonomia finanziaria da attribuire alle Regioni, dovrà essere basato sulle risorse reali e sulle vocazioni su cui programmare lo sviluppo di ogni territorio; la proposta attualmente in campo non convince e merita un serio approfondimento».

La migrazione sanitaria sottrae risorse per circa 300 milioni di euro all’anno e le strutture del Nord – così denunciano i primari delle tre cardiochirurgie presenti in regione – puntano alla Calabria per colonizzarla e attrarre pazienti. Cosa pensa di fare per interrompere questo schema?
«Il nostro impegno sarà totale per dare finalmente concretezza al diritto alla salute che in Calabria è storicamente negato e da anni sottratto alle competenze del Governo Regionale e demandato a Commissari che, malgrado i “pieni poteri”, non hanno ottenuto risultati apprezzabili. La base del problema è strutturale, il deciso potenziamento e la riorganizzazione della rete ospedaliera con Ospedali “hub” ed Ospedali “spoke” è necessaria, per garantire su tutto il territorio i Livelli Essenziali di Assistenza. L’attuale disorganizzazione favorisce le strutture sanitarie private. Tuttavia, per ben comprendere il problema, non si può ignorare che molto spesso i vertici politici regionali, di destra e di sinistra, sono proprietari di strutture sanitarie private».

Alle passate Regionali l’astensionismo toccò oltre il 56%. Le premesse riguardo all’affluenza non sono entusiasmanti. La ritiene una sconfitta per la politica? E dove vanno rintracciate le ragioni di questa disaffezione?
«L’astensionismo è certamente una sconfitta per la politica, ma i politici che hanno governato la Calabria negli ultimi 20 anni, sembrano non curarsene. Forse perché limitare il numero dei votanti favorisce la conferma dei candidati provenienti dagli apparati dei partiti ed detentori di pacchetti di voti, consolidati attraverso il clientelismo o altri sistemi poco puliti. Io ho fatto appello a chi non ha votato e proprio da questi ambiti riscontro consensi, sempre più straripanti, alla mia proposta civica di completo ricambio della classe politica».

Crede di proporre ai calabresi una giunta interamente politica o punterà anche anche su qualche tecnico? Può anticiparci il nome di qualche assessore o di qualcuno che le piacerebbe fosse parte della sua squadra?
«Non ne ho alcuna idea. Come ho anticipato in un recente incontro con i vertici regionali di Confindustria, sceglieremo in modo condiviso gli assessori con le associazioni di categoria, con i sindacati e con tutti i soggetti, istituzionali e non, che possono dare un contributo concreto alla rinascita della Calabria. Così potremmo scegliere veramente i migliori soggetti politici e tecnici presenti in Calabria per raggiungere obiettivi concreti».

Ha lavorato per quattro anni a stretto contatto con il presidente Oliverio, che l’ha nominata alla guida della Protezione civile, e lo ha difeso anche in alcuni momenti complicati per la scorsa amministrazione. Adesso si presenta con un candidato anti sistema. Non crede che agli occhi dell’elettorato la sua passata “vicinanza” al governatore uscente possa apparire una contraddizione?
«Premetto che la mia esperienza alla Regione è durata tre anni e non quattro. Dal 1989 sono un ricercatore del Cnr e con alle spalle oltre 13 anni di docenza universitaria presso l’Unical, esperienze formative all’estero e moltissime pubblicazioni su prestigiose riviste scientifiche internazionali. Volendo dare un contributo alla salvaguardia idrogeologica della mia Calabria, ho partecipato alla Selezione Pubblica Nazionale indetto dalla Regione – per individuare il dirigente della Protezione Civile regionale – insieme ad altri 10 concorrenti. Sono risultato incontestabilmente vincitore della selezione in base ai titoli che sono stato in grado di documentare e che sono riportati nel mio curriculum che tutti possono leggere nel sito ufficiale www.carlotansipresidente.it.
La mia nomina da parte della presidenza regionale è stato un atto dovuto, non una amichevole concessione; sarebbe stato un sopruso non nominare il vincitore di una regolare ed impegnativa selezione nazionale. Dal novembre 2015 al novembre 2018 ho diretto la Protezione Civile Regionale che è una struttura alle dirette dipendenze della presidenza e, doverosamente, ho svolto il mio ruolo apicale a stretto contatto con il mio referente istituzionale, il presidente Oliverio che è il responsabile della Protezione Civile regionale, ma che ha delegato – come è da prassi in tutte le regioni d’Italia – nell’espletamento di tale funzione, il dirigente della Protezione Civile. Ho svolto la mia attività di dirigente in piena autonomia e, devo dire, sempre rispettata dal presidente Oliverio. In tre anni ho trasformato la Protezione Civile da Cenerendola d’Italia a struttura efficiente ed innovativa. E per raggiungere tale risultato ho dovuto rimuovere dirigenti e funzionari a mio avviso infedeli, bloccare sprechi e spese ingiustificabili, riorganizzare il personale eliminando privilegi e mansioni indebite. Ho toccato interessi e, con un accordo subdolo tra qualche politico e qualche burocrate, sono riusciti a sospendermi dall’incarico l’ultimo giorno prima della scadenza del mio mandato triennale; ho dovuto constatare, con rammarico, che in questa turpe vicenda, il presidente Oliverio mi ha voltato le spalle.
Tuttavia io non mi candido contro Mario Oliverio, ho deciso di candidarmi per togliere la Calabria dalle grinfie di quella casta politico-burocratica, in qualche caso collusa con la malavita organizzata che, con governi – indifferentemente di destra o di sinistra – da decenni riesce a bloccare qualsiasi possibilità di sviluppo per la Regione. Ritengo peraltro che i candidati alla presidenza, miei competitori, scelti sia dal centro-destra sia dal centro-sinistra, obbediscono alla regola della continuità gattopardesca. Oliverio poteva attuare un programma di cambiamento ma non è stato in grado di farlo. Io ho dimostrato che si può cambiare la Regione con la stessa determinazione con cui ho cambiato la Protezione Civile; ecco perché – anche sollecitato attraverso i Social da decine di migliaia di sostenitori – ho deciso di candidarmi». (redazione@corrierecal.it)







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