«Funzione pubblica asservita agli interessi dei consiglieri». L’informativa dei carabinieri su Gettonopoli

I verbali (quasi) fotocopia delle commissioni e i trucchi per far apparire regolare lo svolgimento delle sedute. In cinque hanno chiesto di essere sentiti dalla Procura

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
«I fatti emersi sono “gravissimi” proprio per la sistematicità delle condotte illecite e dei rapporti di cointeressenza tra gli indagati e per le ripercussioni finanziarie ed economiche ai danni dell’ente (il Comune di Catanzaro, ndr)». Così scrivono in una informativa i carabinieri di Catanzaro che hanno svolto le indagini sui gettoni di presenza acquisti indebitamente dai consiglieri comunali di Catanzaro – per aver registrato la propria fissa presenza a sedute delle commissioni permanenti alle quali non avrebbero mai partecipato, secondo l’accusa formulata dalla Procura di Catanzaro – e sui rimborsi ad aziende che avrebbero assunto solo fittiziamente quattro consiglieri. In tutto gli indagati sono 29 (su 32 consiglieri). L’inchiesta condotta dai militari del comando provinciale di Catanzaro è stata denominata “Gerione”, convertito in più populistico “Gettonopoli” dai media. Dell’allegra attività delle commissioni consiliari permanenti se ne scriveva da mesi, anzi dall’estate del 2018. Poi, il 13 dicembre scorso, la notizia della chiusura indagini, i nomi degli indagati, dei soldi pubblici elargiti illecitamente (qui tutti i particolari). Niente, nessuna reazione, nessuna indignazione se non qualche sporadica autodifesa. Solo illuminati dalle telecamere di una rete nazionale i consiglieri comunali hanno cominciato ad agitarsi. Rompono per primi il silenzio e presentano le dimissioni Nicola Fiorita e Gianmichele Bosco, appartenenti all’opposizione. Subito dopo si apre lo scontro tra il sindaco Sergio Abramo e il coordinatore provinciale di Forza Italia Domenico Tallini. Le ragioni – tardive per tutti – sarebbero legate al clamore mediatico dell’inchiesta. Ma le ragioni sono anche politiche (soprattutto politiche) e riguardano l’apertura di Abramo alla Lega e il suo incontro con Salvini. La situazione attuale è quella di cinque consiglieri che hanno protocollato le dimissioni: Fiorita, Bosco, Libero Notarangelo, Fabio Celia e Roberto Guerriero (unico tra questi a non essere indagato).
ASSERVIMENTO AI PROPRI INTERESSI ECONOMICI I carabinieri, alla luce di indagini documentali e videoriprese, non hanno dubbi sul «totale e incondizionato asservimento della pubblica funzione demandata ai presidenti delle commissioni consiliari ai propri interessi economici e a quelli dei consiglieri componenti delle stesse commissioni». Una firma e via. Con il beneplacito dei presidenti di commissione, che avrebbero dovuto avere la funzione di “custodi” del rispetto della legge.
Prendiamo, per esempio, la prima commissione “Urbanistica, patrimonio, polizia urbana, mobilità, traffico” presieduta dal consigliere di maggioranza Antonio Mirarchi. I carabinieri annotano che Mirarchi «nel mettere a verbale lo svolgimento della seduta non riporta MAI – eccetto qualche raro caso – un intervento da parte dei consiglieri partecipanti, infatti risulta sempre e solo il suo; allo stesso modo le poche righe scritte, che peraltro si somigliano in manieri sconcertante, sono molto generiche e non dimostrano un’effettiva discussione dell’argomento all’ordine del giorno, qualunque esso sia». Non solo, spesso, all’interno delle commissioni l’apposizione della firma era seguita «dall’immediato allontanamento del consigliere» ma il malcostume registrato dagli investigatori avrebbe anche messo in luce un altro modus operandi: «i verbali – scrivono i militari – sono stati artatamente redatti onde far figurare oltre che un “regolare svolgimento” delle sedute anche una loro maggior durata utile a giustificare l’assenza dal luogo di lavoro, pubblico o privato, dei consiglieri componenti ma anche per la conseguente riscossione del “gettone di presenza” da parte degli interessati». Gravi responsabilità vengono attribuite ai presidenti di commissione: Antonio Mirarchi per la prima commissione; il presidente della seconda commissione “Igiene ambientale e Lavori pubblici”, Luigi Levato; il presidente della terza commissione “Risorse finanziarie, Affari generali, Personale, Servizi demografici” Giuseppe Pisano e il suo vice Francesca Celi. Per quanto riguarda la quanto riguarda la quarta commissione “Politiche sociali, Cultura, Pubblica istruzione e Sport” sono indagati i due presidenti Fabio Talarico e Manuela Costanzo (che gli è succeduta nel 2018) e il segretario verbalizzante Eugenio Riccio. Per la quinta commissione “Turismo, Politiche del are, attività produttive” è indagato il presidente Enrico Consolante.
LE AZIENDE L’indagine prende piede dai rimborsi ottenuti dal consigliere comunale Tommaso Brutto, eletto con la lista “Udc Catanzaro”, componente di tre commissioni consiliari che dal 22 febbraio 2015 al 9 novembre 2018 è stato alle dipendenze della Società cooperativa Verdeoro, assunto con contratto a tempo indeterminato e con mansioni di direttore amministrativo. Un’assunzione che, a conclusione degli accertamenti «risultò essere “fittizia”» e che avrebbe comportato una spesa per il Comune di 103.160,34 euro con riguardo al periodo febbraio 2015-giugno 2018 di rimborso per l’assenza, per motivi istituzionali del dipendente. Una cifra sostanziosa che si somma ad altri tre casi: “A.B. immobiliare srl” amministrata da Antonio Amendola, fratello del consigliere Andrea Amendola. La A.B. costruzioni avrebbe ricevuto per il periodo gennaio 2016-maggio 2017 18.381,65 euro. Non avrebbe svolto nessuna prestazione effettiva per l’impresa “La Notifica srl” il consigliere Enrico Consolante. Amministratore unico della società è l’indagata Sabrina Scarfone, mentre soci sono Andrea Castello e Pasquale Consolante, fratello di Enrico (i soci non sono indagati). Per il periodo dicembre 2017-novembre 2018 a titolo di rimborso “La Notifica” avrebbe ricevuto dal Comune di Catanzaro 23.179,47. Nella “La Rosa Salvatore Zoomarket” sarebbe invece impiegato il consigliere Sergio Costanzo indagato insieme al titolare Salvatore La Rosa che con l’assunzione fittizia, secondo gli inquirenti, avrebbe ricevuto un rimborso complessivo, da gennaio 2016 a dicembre 2018 di 78.749,00 euro.
Al momento sono cinque gli indagati che hanno chiesto di essere sentiti in Procura: Demetrio Battaglia, Roberta Gallo, Gianmichele Bosco, Nicola Fiorita, Eugenio Riccio. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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