Callipo: «Intese con Prefetture e Procure per bonificare le istituzioni»

Intervista al candidato governatore del centrosinistra. Che considera pericolosa una potenziale affermazione della Lega («Salvini non tutelerà mai gli interessi dei calabresi») e chiama i cittadini alle urne. «Capisco chi non vota perché qui la politica ha dato il peggio di sé. Ma è il momento di schierarsi o non ci si potrà più lamentare»

CATANZARO Protocolli con Prefetture e Procure per «bonificare le istituzioni». E una linea intransigente contro il regionalismo differenziato. Pippo Callipo non si capacita di come i calabresi possano pensare di votare per la Lega e di come si possa immaginare (la proposta è del Carroccio) di affiancare il futuro governatore della Calabria con una task force di colleghi settentrionali. Negli ultimi scampoli di campagna elettorale, il candidato del centrosinistra conferma la propria indipendenza dal Pd e si appella ai calabresi: «Chi non si schiera adesso, poi non potrà più lamentarsi».

La legalità viene spesso declinata in astratto durante le campagne elettorali e rischia di diventare un concetto vuoto. Cosa può fare la Regione nella lotta alla criminalità e qual è il primo atto che pensa di firmare per supportare quella che da molti viene definita una «guerra» alla ‘ndrangheta?
«È vero, i concetti di legalità e lotta alla mafia in determinati momenti diventano di moda, ma io li pratico da tempi non sospetti e in decenni di resistenza in un territorio difficile ne ho viste tante, ma ho sempre mantenuto la barra dritta grazie al sostegno che ho sempre trovato nelle forze dell’ordine e nella magistratura. È chiaro che qualsiasi progetto di governo, oggi, in Calabria, non può non partire da un ritorno alla normalità, dalla lotta senza quartiere a qualsiasi tentativo di infiltrazione criminale nell’amministrazione pubblica. Per farlo useremo tutti i mezzi che la legge consente e, fin da subito, proporremo dei Protocolli di collaborazione con le Prefetture e le Procure calabresi che, ne sono certo, ci aiuteranno a bonificare le istituzioni dal malaffare e dalle mafie».

Il regionalismo differenziato viene agitato da mesi: chi lo propone come uno spauracchio, chi ne parla in termini di opportunità. Che tipo di autonomia, anche finanziaria, considera auspicabile per le Regioni?
«È una delle ragioni principali per cui non mi capacito di come i calabresi possano votare per la Lega, che non ha certo perso il suo dna antimeridionale. Pensate a cosa potrebbe davvero succedere se, come ha giustamente rilevato il vostro giornale, Matteo Salvini potesse mettere in atto il proposito di “affiancare” al presidente della Regione Calabria i governatori del Nord. Quali interessi tutelerebbero? Non certo quelli dei calabresi. Invece penso che per addivenire a un regionalismo equo che non discrimini i territori già ampiamente penalizzati serva che alla Cittadella ci sia una figura autorevole e che sia credibile nei rapporti con il governo nazionale».

La migrazione sanitaria sottrae risorse per circa 300 milioni di euro all’anno e le strutture del Nord – così denunciano i primari delle tre cardiochirurgie presenti in regione – puntano alla Calabria per colonizzarla e attrarre pazienti. Cosa pensa di fare per interrompere questo schema?
«Più che uno schema è una prassi vergognosa quella che ci vede terra di conquista anche in un settore come la sanità su cui si decide la vita dei nostri conterranei. La mia battaglia contro ogni forma di colonizzazione sarà senza quartiere e non permetterò che si continui a lucrare sulla pelle dei calabresi. Le percentuali della migrazioni sanitaria hanno ormai raggiunto livelli drammatici e la questione, oltre che economica, è di natura sociale. È evidente che l’approccio del commissariamento e dei tagli illogici ha prodotto effetti devastanti e per invertire la rotta si deve ripartire dalle professionalità che già abbiamo in Calabria e che possono studiare soluzione per questo difficile settore che non aumentino la spesa ma che soprattutto salvaguardino i livello essenziali di assistenza. È una battaglia di civiltà su cui non possiamo cedere di un millimetro».

Alle passate Regionali l’astensionismo toccò il 56%. Le premesse riguardo all’affluenza non sono entusiasmanti. La ritiene una sconfitta per la politica? E dove vanno rintracciate le ragioni di questa disaffezione?
«Certo che è una sconfitta, se vanno in pochi a votare quei pochi decideranno del destino di tutti gli altri. Tra l’altro, in una regione dall’alto tasso di “consenso assistito” e dove i signori delle preferenze hanno fatto il bello e cattivo tempo per decenni, l’astensionismo rischia di tramutarsi in un vantaggio per chi ha tutto l’interesse a conservare il vecchio sistema alimentato da clientele e assistenzialismo. Non condanno chi non vuole andare a votare, anzi lo comprendo, la politica a queste latitudini ha troppo spesso dato il peggio di sé. Però stavolta le elezioni regionali rappresentano un’occasione storica: si può scegliere di sostenere chi non ha interessi da difendere e dopo una vita di lavoro ha deciso di rischiare tutto, andando a intaccare determinati sistemi di potere, solo per amore della Calabria, o avvantaggiare, direttamente o indirettamente (non andando a votare o votando chi rischia di non raggiungere il quorum), chi ha nel curriculum solo una vita di poltrone e parole vuote. Siamo al punto di non ritorno. Se non ci si schiera poi non ci si potrà più neanche lamentare».

Crede di proporre ai calabresi una giunta interamente politica o punterà anche su qualche tecnico? Può anticiparci il nome di qualche assessore o di qualcuno che le piacerebbe fosse parte della sua squadra?
«Ovviamente ho già in mente alcune possibili scelte ma non mi piace il colpo a effetto. Non sto neanche a fare cernite su politici e tecnici. Dico solo che ho carta bianca e non ho nessuna pressione dai partiti che mi sostengono. Lo stesso Nicola Zingaretti ha detto che io non prendo ordini da nessuno. L’unico criterio che userò per nominare la giunta sarà la competenza, l’onestà e la voglia di mettersi al servizio dei calabresi».

Lei per primo non ha mai manifestato grande entusiasmo per il passato governo regionale di marca Pd. Eppure il Pd la sostiene, così come “pezzi” del partito legati a Oliverio. Non teme che invocare una totale discontinuità rispetto al passato possa apparire una contraddizione? O c’è qualcosa che salverebbe degli ultimi cinque anni?
«La discontinuità sta nella mia storia: non ho mai ricoperto incarichi politici né di governo della cosa pubblica. Quando mi sono messo in gioco l’ho fatto solo credendo di poter mettere a disposizione della collettività la mia determinazione e la mia esperienza. Il Pd ha dimostrato di volersi rigenerare davvero facendo pulizia al suo interno. E lo ha dimostrato coi fatti condividendo le mie scelte sulle liste. Poi sono tra quelli che pensano che uno die mali della Calabria sia che chi arriva al governo della Regione butta via tutto quello che è stato fatto in precedenza e riparte da zero. È chiaro che qualche passo avanti è stato fatto, ma le emergenze più drammatiche che la Calabria soffre si sono aggravate. Ed è mancato l’ascolto, è aumentata la distanza tra i cittadini e le istituzioni regionali». (redazione@corrierecal.it)







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