RINASCITA | I clan “terrorizzati” dai verbali dei pentiti e la Procura blindata da Gratteri

Le intercettazioni captate tra i membri delle cosche vibonesi: «A Catanzaro c’è la regola del silenzio». L’escalation di intimidazioni ai parenti di Mantella: tre attentati in un mese e il timore dei pm che la situazione possa degenerare

CATANZARO «Ivano, qualsiasi cosa mandami un messaggio su whatsapp eh… senza che parliamo al telefono che ora sono momenti delicati qua, che sta partendo un’operazione che Vibo lo paralizzano, lo sai no?». Giovanni Giamborino, uno degli anelli di collegamento tra l’avvocato Giancarlo Pittelli e il boss Luigi Mancuso, parla con il proprio interlocutore di ciò che tutti si aspettano da tempo, cioè la scure del maxi blitz “Rinascita” sulle cosche del Vibonese. E azzarda anche un mese: «Ottobre… novembre… un macello».
Sono, paradossalmente, proprio gli indagati nell’inchiesta della Dda di Catanzaro a riconoscere il cambio di passo della Procura antimafia. A differenza del recente passato, infatti, non riescono ad attingere informazioni dagli uffici giudiziari, perché – la frase è di Pittelli – «Gratteri ha istituito una cosa che è nuova per Catanzaro, cioè la regola del silenzio».

LA PROCURA BLINDATA Una vasta platea di persone teme l’arrivo del blitz. Giamborino, così riportano i pm nella richiesta monstre di misure cautelari, dà la colpa al pentito Andrea Mantella («questo cane…»), e precisa: «No, tutti… Moscato, questo cane, quello di Lamezia, forse ce n’è pure qualcun altro che lo tengono nascosto, hai capito?». Le parole di Mantella terrorizzano Giamborino perché i verbali «sono tutti pieni di omissis… perché Gratteri gli sta facendo il culo in questo modo… infatti ha bloccato tutta la Procura… l’ha bloccata totalmente, non va nessuno, non può entrare… una volta entravano ‘mbasciate, cose… i catanzarese, i lametini facevano che cazzo volevano, ora… adesso hanno bloccato tutta la Procura… ha mandato via tutti, dalla Procura non esce uno spillo».
Il luogotenente di Mancuso racconta – appuntano i pm antimafia – «come prima gli avvocati “sapevano tutte le cose”» e sottolinea «come qualche informazione riuscissero ad attingerla solo dalla Dia», perché «di qua da Gratteri e dalla Dda non sta uscendo niente».
In effetti, Giamborino riceve da Pittelli un invito a «recarsi da lui perché avrebbe dovuto dargli «certi documenti».

L’ESCALATION DI INTIMIDAZIONI CONTRO MANTELLA Il clima, nel corso dei mesi, diventa sempre più teso. Nel mirino finiscono Mantella e i suo familiari. La serie di intimidazioni registrate dagli inquirenti inizia il 31 gennaio 2019 a San Gregorio d’Ippona: il nipote del collaboratore di giustizia denuncia ai carabinieri che la note precedente, «ignoti avevano ferito un bovino e ucciso un cavallo all’interno della sua azienda agricola». L’8 febbraio tocca alla sorella del pentito vedere incendiata la sua automobile a Vibo Valentia. Il 12 febbraio, invece, il fuoco lambisce il negozio in cui la madre di Mantella vende frutta e verdura.
Gli episodi avvengono «in concomitanza di alcuni eventi giudiziari: le battute finali del Processo di Appello a carico di Francesco Salvatore Fortuna, sodale della consorteria di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio e imputato per l’omicidio di Domenico Di Leo, avvenuto nel 2004, e l’arresto di Salvatore Mantella, sodale della locale dì ‘ndrangheta di Vibo Valentia, a seguito del ripristino della misura cautelare della custodia in carcere disposta dalla Corte di Cassazione per l’omicidio di Mario Franzoni (operazione “Outset”)».
Le parole di Raffaele Moscato e Andrea Mantella, e soprattutto gli omissis che preservano i verbali da occhi indiscreti, preoccupano i clan del Vibonese. E «la più fisiologica reazione a tale trepidazione è risultata essere la manifestazione della capacità di intimidazione – tipica caratteristica delle associazioni di tipo mafioso —che viene concretizzata mediante la consumazione di azioni delittuose». La Dda di Catanzaro teme un’escalation e teme che «la forza intimidatrice dell’associazione possa portarsi ben oltre tale escalation di reati e raggiungere la perpetrazione di delitti ben più efferati». (ppp)







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