I dubbi della moglie su Petrini: «Quei regali non li devi accettare»

Dalla forte paura dopo la diffusione della notizia di 15 magistrati indagati ai consigli al marito: «Ti allisciano per altri motivi». La preoccupazione per la frequentazione con Santoro e il mistero sul dono di un orologio di lusso. «Te l’ho regalato io? Non me lo ricordo»

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO “Non si faceva persuasa”, avrebbe scritto Camilleri. Aveva forti dubbi, la moglie del giudice Marco Petrini, che «i regali ricevuti potessero essere frutto di una sincera amicizia piuttosto che un fatto corruttivo» a opera di determinate persone tra le quali l’ex dirigente medico dell’Asp di Cosenza Emilio Santoro detto “Mario”. Sia il giudice Petrini, presidente della seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, che Emilio Santoro sono indagati nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”, condotta dalla Dda di Salerno – competente per i reati che riguardano i magistrati del distretto di Catanzaro – che contempla una serie di ipotesi di corruzione a carico del giudice e di una “cricca” di persone pronte a sborsare denaro e omaggi di vario genere e natura pur di ingraziarsi i favori del togato.
L’OROLOGIO Un strano episodio avviene a dicembre 2018 e ha come protagonista un orologio marca Hublot (orologi preziosi che costano svariate migliaia di euro). Il fatto è particolare. Lo annotano le Fiamme gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Crotone che hanno svolto le indagini. Alla moglie del giudice, che lavora anch’ella all’interno della Corte d’Appello, a dicembre 2018 un collega del marito fa i complimenti per il regalo – l’orologio Hublot – che lei avrebbe fatto a Petrini «qualche mese prima». Ma lei non ricorda proprio di averlo mai comprato questo costosissimo orologio. Tanto che telefona al marito: «Ma quale regalo ti ho fatto? […] L’orologio? […] e te l’ho regalato io? […] no, non me lo ricordo… […] ma quale Marco?». Lui si irrita: «Non te lo ricordi che me lo hai regalato tu? Non te lo ricordi più? … è passato qualche mese ma… eh non te lo ricordi?». Nasce una discussione, le voci si accavallano, Petrini rimprovera la moglie: «E soprattutto non insistere per telefono a ‘ste cose».
«QUESTI REGALI NON LI DEVI ACCETTARE» Ma la moglie del giudice non si sente tranquilla di quei regali che le riempiono la casa e, spesso, la cucina. Ad aprile 2019 rompe gli argini e rivela al marito le proprie preoccupazioni: «Non mi piace che vai a fare ‘ste cose con questo qua (riferito a Emilio Santoro, ndr), scusami Marco… ma non è privata, allisciano (ti accarezzano, ti riveriscono, ndr) per altri motivi e ti regalano tutti questi regali, ‘ste cose… qua per altri motivi Marco non li devi accettare… scusami ma ho paura». Anche in questa occasione la reazione di Petrini è decisa sulle proprie ragioni, difende Santoro – «è un medico questo, è un medico Stefania non è un delinquente capito?» –, l’uomo accusato di avere fatto da intermediario in più tentativi di corruzione, e conclude: «Arrestano a me, non arrestano a te…».
CON SANTORO INCONTRI CLANDESTINI D’altronde è lo stesso Santoro – da pochi giorni ai domiciliari per decisione del Riesame – ad ammettere che vi era il patto tra lui e il giudice di tenere clandestini i loro incontri. Santoro lo racconta al pm Luca Masini, vicario della Procura di Salerno, nel corso di un interrogatorio richiesto dallo stesso indagato, oggi difeso dall’avvocato Michele Gigliotti.
«Mi diceva – racconta il medico – “non ci facciamo vedere”. […] Si metteva paura proprio». Ma le ragioni di tale avversità Santoro le imputa alla gelosia: «E non lo so il motivo, pure pensava per una questione di donne che andavamo… pure per quello». Santoro dichiara inoltre di non essere a conoscenza se la signora fosse consapevole delle somme di denaro il medico consegnava al giudice Petrini anche se non poteva ignorare il fatto che le portasse casse di pesce o frutta.
SCOSSE TELLURICHE La preoccupazione d’altronde si era insinuata a gennaio 2019, quando il Fatto Quotidiano aveva dato la notizia di 15 magistrati calabresi indagati a Salerno. Si susseguono da quel momento le telefonate tra Petrini e la moglie. Lei – rilevano le intercettazioni dei finanzieri –, è visibilmente preoccupata: «… ho letto l’articolo però ci sono solo gli ultimi nominativi… però parla di quindici magistrati». Le fiamme gialle annotano: «Il Petrini, anche se preoccupato, cercava di minimizzare la circostanza: «eh vabbè e quindici che vuol dire tutti della Corte d’Appello quindi Stefà… e che storia è questa». E qui entra in ballo Francesco, che non viene identificato dai militari perché chiamato solo per il nome di battesimo. È da lui che marito e moglie cercano rassicurazioni. «Francesco che ti ha detto ieri?», chiede Petrini. «No, mi ha detto solo di stare attento… di stare attento con chi parli, cosa fai…». I due coniugi sono separati, lui a Firenze per un corso e lei a Lamezia.
Il giorno dopo la moglie raggiunge il marito a Firenze e i due, in auto, cominciano a parlare. Ritorna il nome di Francesco che aveva raccomandato di «stare tranquillo», «stare attento» e di «evitare incontri» anche con lo stesso Francesco. «Francesco – dice la moglie – sta impazzendo… ha ragione è impazzito di questa cosa […]… delle cose delle sentenze… vedi di raccomandarti questa cosa è importante per lui». La “cosa” in questione sarebbero «le sentenze che ti ha dato […] ho detto non ti preoccupare che Marco si vede tutto… ho detto non ti devi preoccupare su questo… gli ho detto: “non ci possiamo vedere?” […] “non in questo momento che che parlano poi». (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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