CORRUZIONE IN TRIBUNALE | Gli “aiutini” della toga sporca per l’esame da avvocato

Il favore di Petrini alla praticante di un legale. L’ammissione del presidente di Corte d’appello: «Fui io a redigere il parere di penale e l’atto giudiziario di penale». Si arricchisce il filone d’inchiesta sulle prove di abilitazione professionale

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Racconta di essere stato lui a scrivere gli elaborati per la prova scritta dell’esame da avvocato per poi consegnarli, di nascosto, all’esaminanda incontrandola vicino al «bagno della sala d’ingresso dell’istituto Enrico Fermi di Catanzaro Lido, sede di svolgimento degli esami». Un favore a una amica avvocato e ai praticanti del suo studio, a uno dei quali aveva promesso che avrebbe ridotto la pena per il suo assistito.
Spuntano altri indagati e altri casi di corruzione giudiziaria nell’affaire Petrini. Vengono fuori altri capi di imputazione contestati al giudice della Corte d’Appello di Catanzaro, sospeso dopo essere stato tratto in arresto perché accusato di avere accettato, da altri indagati, denaro e omaggi in cambio di un suo intervento sull’attività giudiziaria della Corte d’Appello e della Commissione tributaria nella quale era presidente.
L’ESAME DA AVVOCATO Sotto la lente delle indagini vi sono anche “interventi” illeciti che Petrini avrebbe compiuto nelle prove scritte per l’esame da avvocato dello scorso mese di dicembre. Il magistrato ammette ogni responsabilità riguardo all’episodio contestato, unico stralcio leggibile di un interrogatorio reso ai magistrati di Salerno (competenti per i reati contestati ai togati del distretto di Catanzaro) lo scorso 5 febbraio. Un verbale oscurato quasi interamente dagli omissis.
Il “favore” nell’assistere una propria praticante di studio lo chiede a Petrini l’avvocato Rosetta Rago, anch’ella indagata per corruzione in atti giudiziari. L’avvocato Rago e la sua praticante «volevano – dice Petrini – che io fossi presente nel plesso in cui era presente la praticante». Di più. Il giudice ammette che «nel secondo e terzo giorno degli esami ho elaborato scritti che poi consegnato alla praticante, in tal modo redigendo io stesso il parere di penale e l’atto giudiziario di penale. Ho consegnato gli elaborati scritti da me redatti di mio pugno e poi ricopiati dalla praticante nel pressi del bagno della sala d’ingresso dell’istituto Enrico Fermi di Catanzaro Lido, sede di svolgimento degli esami». «Preciso – dice Petrini – che questa circostanza era a conoscenza dell’avvocato Rago che mi aveva espressamente richiesto di aiutare in tal senso» la sua praticante.
«In cambio di questo aiuto che cosa ha ricevuto?», chiede il pm.
Non vi sono soldi o regali in questa occasione. Petrini spiega che il suo interesse era motivato dai rapporti personali con l’avvocato, che, nell’occasione, «temendo di essere intercettata, dava disposizioni alla sua praticante di uscire dalla stanza e di portare con sé il telefono».
«PROMISI CHE AVREI RIDOTTO LA PENA» Non solo. Il giudice ammette di avere promesso di interessarsi – per un altro assistito della Rago – a un procedimento penale di prossima trattazione «da parte del collegio penale da me presieduto, trattandosi di un rinvio a seguito di annullamento da parte della Corte di Cassazione». «Io promisi all’avvocato Rago che avrei ridotto la pena» eventualmente irrogata all’imputato difeso dall’assistente della Rago. Una promessa che il giudice non ha potuto mantenere poiché l’arresto è arrivato prima che avesse inizio il processo.
Dopo quasi un mese di carcere e dopo avere riempito due verbali di interrogatorio, il giudice Petrini è stato scarcerato dal gip con delocalizzazione della permanenza, ovvero, come lo stesso indagato ha chiesto, non potrà fare ritorno in Calabria, luogo nel quale le sue dichiarazioni potrebbero scatenare uno tsunami. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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