Gambardella: «Qualche chiarimento su “Genesi” per mettere a tacere le cattiverie»

L’avvocato lametino chiarisce il proprio ruolo rispetto a una istanza di dissequestro. «È stata rigettata. E la decisione non è arrivata dopo due giorni, ma dopo quarantuno»

Riceviamo e pubblichiamo.
La triste vicenda che vede protagonista il dottor Petrini sta occupando quotidianamente le testate giornalistiche che, giustamente e legittimamente, nell’esercizio del sacrosanto diritto di cronaca, riportano i passi del provvedimento cautelare e dei verbali del procedimento iscritto a Salerno. Poiché, però, con riferimento ad una specifica imputazione, viene più volte evocata l’ingombrante presenza del cugino della moglie del giudice, estensore di un’istanza che, tra l’altro, a parte la legittimità della successiva decisione, sarebbe stata decisa nel breve volgere di due giorni, occorre fare delle puntualizzazioni, visto che l’avvocato, cugino della moglie del giudice, sono io.
Fino ad oggi ho preferito tacere, ma la cattiveria di alcuni (invero pochi), mi impone di intervenire. Tutto ciò al solo fine di sgombrare il campo da becere e inquietanti deduzioni che qualche lettore disattento potrebbe, volontariamente o involontariamente, fare.
L’istanza del 30.07.2018 è stata da me avanzata (solo ed esclusivamente) nell’interesse di un unico soggetto, che poi era l’imputato in quel processo. Giammai era stata devoluta da parte mia alla cognizione del giudice alcuna domanda di revoca della confisca dei beni intestati ai terzi, tra l’altro, da me non difesi. L’ordinanza della Corte di Appello è di rigetto con riferimento ai beni del mio assistito, mentre accoglie una domanda di revoca dei beni intestati ai terzi che, sicuramente, io con la mia istanza non avevo chiesto, né avrei potuto chiedere, non essendo, evidentemente legittimato per mancanza di nomina.
Ultimo particolare di poco conto, ma ugualmente significativo: la decisione non è intervenuta dopo due giorni (1.8.18), bensì dopo quarantuno giorni, esattamente l’11.Settembre.18, notificata alle parti il 18.settembre.18. Addirittura ieri, involontariamente, si è incorsi in un inquietante errore, ritenendo, nel corpo di un articolo di stampa (non da parte del Corriere della Calabria, ndr), che fossi io il “Francesco” a cui si faceva più volte riferimento nel corso di una conversazione, quando, invece, è altro il Francesco evocato in quelle conversazioni.
Ovviamente ho nell’immediatezza dato la mia disponibilità alla Procura di Salerno per essere sentito in qualsiasi momento e su qualsiasi tema. Sta di fatto che non posso accettare passivamente e supinamente quest’alea non propriamente gratificante da qualcuno, soprattutto nel mio mondo professionale, artatamente e strumentalmente utilizzata.

Francesco Gambardella







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