Rimborsopoli, stangata su Nicola Adamo: condannato a risarcire 235mila euro

Pesante sanzione della Corte dei conti per l’ex vicepresidente della giunta regionale, nei guai per i contratti sottoscritti con l’associazione “L’Idea”. L’ex consigliere Ferdinando Aiello condannato a versare circa 7mila euro. Assolti per prescrizione Peppe Bova e Ciconte

CATANZARO Stangata per l’ex vicepresidente della giunta regionale Nicola Adamo, condannato al pagamento di 235mila euro «a titolo di risarcimento del danno nei confronti della Regione Calabria». Condanna anche per l’ex parlamentare e consigliere di Palazzo Campanella Ferdinando Aiello, che dovrà risarcire poco più di 7mila euro alla Regione. Assolti per «prescrizione dell’azione contabile» l’ex presidente del consiglio regionale Peppe Bova e l’ex consigliere regionale Vincenzo Ciconte.
Queste le decisioni della Corte dei conti su uno dei tanti tronconi dell’inchiesta Rimborsopoli, quello riguardante le ipotesi di danno erariale per la gestione dei fondi assegnati ai gruppi consiliari nel periodo 2010-2012.
Per Bova e Ciconte, entrambi difesi dall’avvocato Alfredo Gualtieri, la Procura aveva chiesto rispettivamente la condanna a 106mila euro e 9mila euro. Era stato citato in giudizio anche l’ex consigliere regionale dell’Udc Pasquale Tripodi, che – con una memoria del 19 marzo 2019 – ha chiesto di definire il giudizio “patteggiando” un pagamento di 10mila euro, cioè il 50% della somma contestata.

LE CONTESTAZIONI DELLA PROCURA La Procura ha contestato i consiglieri, come appartenenti al Gruppo Misto, di aver «ottenuto e gestito fondi assegnati al gruppo consiliare in modo illegittimo in assenza di controlli». Rispetto a questi fondi, sarebbe stato «rilevavo l’irregolare e illecito impiego per sostenere spese che non risultano coerenti con le finalità istituzionali».

ADAMO NEI GUAI PER UNA “IDEA” Le contestazioni mosse a Nicola Adamo ruotano attorno all’utilizzo dei fondi «in parte per pagare il contratto di servizi stipulato con l’associazione L’Idea e altra parte per spese fatturate all’associazione ovvero per erogazioni a favore di componenti della stessa». Il contratto di servizio con L’Idea è stato firmato da Adamo e Raffaele Zuccarelli, «dipendente del consiglio regionale» e storico collaboratore dell’ex vicepresidente della giunta regionale. L’accordo prevedeva lo svolgimento di «una serie di attività nell’interesse del gruppo dietro corresponsione di un corrispettivo mensile». L’associazione, secondo quanto risulta dai documenti esibiti dalla Procura, ha ottenuto rimesse per 28mila euro nel 2010, per 26.670 euro nel 2011 e per 62.944 euro nel 2012. I giudici spiegano che «nessuna documentazione è agli atti che attesti l’inerenza delle spese sostenute dall’associazione L’Idea, e rimborsate dal consigliere Adamo, ai compiti del gruppo consiliare Misto». I rendiconti riportano che l’associazione «ha ottenuto rimesse per “pulizia locali”, “collaborazione Tv Idea”, “servizio elettrico”, “materiale informatico”, “linea Adsl”, “volantinaggio”, “affissione manifesti”», ma i giustificativi delle spese «sono ricevute o scontrini fiscali inidonei a giustificare l’inerenza della spesa con i fondi regionali». Non valgono, per i giudici, neppure i giustificativi che riconducono i contratti con alcuni collaboratori ad «attività di ricerca, studio e documentazione». La sentenza sottolinea che «sia il consigliere Aiello che il consigliere Adamo, nella gestione dei fondi pubblici, hanno manifestato un atteggiamento gravemente negligente e assolutamente noncurante dei principi e delle regole che disciplinano la gestione dei fondi pubblici».

CARBURANTE, PRANZI… E UNO SCALDINO A Ferdinando Aiello viene contestato di «aver goduto, quale consigliere del gruppo Misto, negli anni 2011 e 2012 di contributi pari a 62.200 euro e di aver, tuttavia, utilizzato» quasi 9 mila euro «per spese non inerenti o non giustificate in modo idoneo». Quasi 3.600 euro sarebbero state utilizzate per carburanti (rispetto a queste, scrivono i giudici, «lo stesso Aiello, in sede di interrogatorio, ha ammesso di non aver esercitato alcun controllo sulla congruità dei rimborsi per carburante richiesti dai proprio collaboratori»), 60 euro per l’acquisto di uno scaldino, quasi 3mila euro per spese di ristorazione (per le quali il rimborso sarebbe stato giustificato «presentando esclusivamente ricevute e/o semplici scontrini») e 192 euro per speso di soggiorno. Questo nel 2011; nel 2012, ad Aiello si contestano 122 euro per spese di ristorazione, 698 per acquisti vari, 306 per spese di carburante e oltre mille euro per spese di viaggio.
La Procura considera inammissibili anche le spese per telefono fisso, energia elettrica e gas metano sostenute per l’immobile di Rogliano utilizzato come segreteria decentrate. A questo proposito, i giudici sottolineano che quella sede «non era funzionale alle esigenze del gruppo», ma rilevano anche che quelle spese individuate dalla Procura non sono state richieste all’ex parlamentare «a titolo di danno erariale», dunque non vengono considerate nel computo finale. (ppp)







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