«Perché rivendico quella frase sui ventilatori». Parla Pallaria: «La Calabria non è solo stereotipi»

L’ormai ex dirigente della Protezione civile regionale dopo la bufera di Report e le dimissioni: «Nella task force c’è chi ha competenze mediche, al mio gruppo spettavano altri compiti. La nostra sanità raccontata con la lente dei pregiudizi. Troppo facile, si dimenticano dieci anni di tagli»

CATANZARO Non è per «bulimia» di incarichi che Domenico Pallaria ha assunto il ruolo di capo della Protezione civile, «ma in conseguenza di difficoltà che si erano via via manifestate all’interno dell’organizzazione regionale. È valso per la Protezione Civile (che afferisce al Dipartimento Presidenza) cosi come per la gestione dei rifiuti (che attiene invece al Dipartimento ambiente)». In una lettera, il dirigente dimissionario torna sull’ormai famigerata intervista rilasciata a Report. E spiega di aver rimesso il mandato nelle mani della presidente della giunta regionale (che ha preso atto delle dimissioni) «nella piena consapevolezza di aver fatto quanto necessario alla guida della Protezione Civile, seppure in una condizione difficilissima ed in costanza di una epidemia che ha messo in crisi contesti territoriali ben più organizzati del nostro». Dimessosi dopo la bufera scatenata da una frase («Non capisco nulla di ventilatori»), Pallaria rivendica quell’espressione. E prova a rimetterla nel contesto di un’intervista molto più ampia dei pochi minuti andati in onda, nella quale aveva, a suo dire, spiegato che le scelte mediche competono ad altre figure della task force regionale, mentre a lui e al suo gruppo di lavoro erano affidati i compiti di gestione del percorso burocratico-amministrativo dell’emergenza.

«MOSTRATA SOLO UNA PARTE DELLA REALTÀ» Quelle che Pallaria tiene a rendere esplicite sono «alcune osservazioni». 
«La condizione del sistema sanitario regionale – scrive – è nota a tutti da tempo, sulla nostra sanità pesano un decennio di tagli draconiani, programmi scritti ma quasi mai trasformati in progetti concreti, commissariamenti che hanno di fatto “sterilizzato” ogni possibilità di decisione e indirizzo politico». 
«So che è mediaticamente efficace – continua – l’associare alla decadenza di ospedali mai finiti o mai aperti una sequenza di parole in grado di scatenare reazioni indignate; è efficace ma non vuol dire che sia la verità o, ancor più propriamente, che i concetti espressi siano riassumibili in pochi, pruriginosi secondi di parlato. So che è mediaticamente utile e produttivo estrapolare pochissime frasi da un’intervista durata quasi due ore; la verità è che si amplificano frasi che appaiono (e sono) senza senso unicamente per rafforzare il significato di una ricostruzione che mostra solo una parte della realtà».

«RIVENDICO LA FRASE SUI VENTILATORI» E, continua Pallaria, «so che è mediaticamente redditizio raccontare della Calabria gli aspetti negativi, che ci sono, tralasciando di mettere in evidenza l’impegno, burocratico e amministrativo, nella gestione di problemi complessi per non dire incancreniti. So che è mediaticamente conveniente solleticare lo sdegno rispetto ad una frase “non capisco nulla di ventilatori” che non solo è corretta ma che rivendico; compito di chi dirige e ha funzioni di organizzazione e coordinamento non è quello di avere competenze specifiche nell’analisi e nella scelta dei ventilatori».

COSA È STATO FATTO PER L’EMERGENZA C’è una parte dell’intervista che nessuno ha potuto vedere e che Pallaria, oggi, vuole portare alla luce. «Ho l’obbligo di riassumere – continua la lettera – ciò che ho detto alla giornalista e che, magicamente, è sparito, voglio pensare solo e unicamente per questione di tempo e di sintesi. In Calabria su 110 posti letto di terapia intensiva l’85% erano occupati e dunque la Regione ha predisposto un piano di 310 posti letto tra terapia intensiva (TI) e terapia semintensiva (TSI); piano trasmesso al Governo con riferimento alle necessità di attrezzature e strumentazioni». «È noto – prosegue l’analisi – che l’impegno nazionale era ed è destinato prioritariamente alle regioni con un alto numero di contagi, per la Calabria le forniture sarebbero state sì garantite ma non prima di 45 giorni, è questa la ragione per cui è stata predisposta la manifestazione di interesse rivolta agli operatori del settore per verificare la disponibilità nei magazzini delle attrezzature (a partire da letti e materassi) e degli strumenti che ci consentissero di avere la possibilità di allestire un pur minimo adeguato numero di posti letto che ci lasciasse tranquilli. La valutazione di merito – in conseguenza della manifestazione di interesse – è affidata ad uno specifico gruppo di lavoro, costituito previo assenso della Protezione Civile Nazionale e del Commissario Arcuri e composto da professionalità tecniche, amministrative e – soprattutto – mediche». Alla luce di questa premessa, per l’ex capo dela Prociv regionale «la frase “non capisco nulla di ventilatori” è estrapolata da questo contesto argomentativo ed è, mi si consenta, persino rassicurante nella misura in cui ho dettagliatamente spiegato che io e il mio gruppo di lavoro abbiamo definito il percorso burocratico-amministrativo, mentre la valutazione di merito e di dettaglio è affidata, come accade dovunque, a professionisti con competenze specifiche».

«NO AGLI STEREOTIPI» Pallaria dedica un passaggio anche al caso delle “mascherine”: «A qualcuno è poi forse sfuggito che il tema è nazionale e che a fronte di un fabbisogno pari a 90 milioni di pezzi al mese dall’1 al 29 marzo ne sono state consegnate 39,3 milioni; con un flusso di invii che naturalmente ha tenuto conto delle esigenze specifiche e dell’urgenza in alcuni territori. So che è difficile, infine, opporre la fondatezza dei ragionamenti alla forza dei pregiudizi, ma di questo si tratta, di descrizioni a volte vere ma quasi sempre, purtroppo, stereotipate». «Perché – chiude il manager – vince sempre il racconto della Calabria disorganizzata, colpevole, irredimibile; peccato che questa regione non sia né tutta, né sempre così; e mi auguro che sullo sdegno alimentato prima o poi prevalga l’orgoglio consapevole. Sono indignato per la strumentalizzazione della mia figura e addolorato per il tempo che si è perso per chiarire una situazione del tutto secondaria rispetto all’emergenza in corso».







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