Continua il calvario degli anziani di Chiaravalle

Lo sgombero a rilento e le voci dall’interno della casa di cura. Sono una quindicina i pazienti ancora da trasferire (e che nessuno voleva). La Regione: entro stasera tutti trasferiti. Protesta dei sindaci davanti alla struttura

di Alessia Truzzolillo
CHIARAVALLE CENTRALE
 Prosegue a rilento lo sgombero della casa di cura di Chiaravalle nella quale 44 pazienti anziani sono da trasferire nell’Azienda ospedaliera “Mater Domini” di Germaneto. Dopo otto giorni dallo scoppio di un gravissimo focolaio di infezione da coronavirus, scoperto lo scorso 25 marzo, e che ha portato al decesso di 8 degenti, il dipartimento Tutela della Salute ha avviato ieri pomeriggio – dopo un lungo e doloroso tira e molla e un continuo rinvio riguardo a quali nosocomi avrebbero dovuto ospitare gli anziani – il trasferimento dei contagiati dal Covid-19 in una struttura ospedaliera. Da ieri pomeriggio si stanno effettuando i trasferimenti. Ma anche questo passaggio finale non è avvenuto senza scontri e non senza lentezze (uno scenario che Federica Giglio riassume nella vignetta che vi proponiamo sopra). «È stata una gestione molto disorganizzata – afferma Antonello Talerico, avvocato della Salus MC srl società che gestisce la struttura – perché non si è proceduto a portare via prima i pazienti più critici e man mano i meno critici, non è stato adottato nessun criterio medico». A questo punto, in assenza del direttore sanitario che nel pomeriggio di ieri, raccontano, ha avuto un malore, l’amministratore unico della Salus MC srl Domenico De Santis «ha chiesto a gran voce che venissero portati via prima i casi più gravi», spiega l’avvocato. Una versione, quella fornita dal legale, che replica alle parole del governatore Jole Santelli la quale in un video messaggio divulgato ieri sera su Facebook, ha affermato: «… ho sentito il proprietario dire in tv che voleva il trasferimento, ma oggi quando sono arrivate le ambulanze le hanno bloccate e sono dovuti intervenire i carabinieri». L’alterco che ha portato all’intervento dei carabinieri, stando alla versione fornita dalla struttura, sarebbe nato in realtà a causa di priorità sbagliate nel portare via i pazienti. «Per uno sgombero da effettuare in poche ore, richiedendo l’intervento della Protezione civile o dei mezzi per trasporti numerosi come quelli che ha l’esercito, ci stanno mettendo due giorni», racconta Talerico.

Anche un dipendente della struttura contesta la versione della governatrice la quale ha affermato nel video-messaggio: «Abbiamo più volte inviato il personale sanitario, abbiamo garantito l’assistenza minima e i pasti».
«Non è vero – afferma Saverio Giglio – abbiamo un cuoco che per fortuna è risultato negativo al test e che sta cucinando tre volte al giorno». E per quanto riguarda l’invio del personale sanitario anche questa è una mezza verità perché il dipartimento regionale Tutela della Salute «ha inviato – dice Giglio – due infermieri e un oss, a partire dal 30 marzo, e tutti e tre insieme non hanno coperto un turno di 24 ore». Mentre scriviamo sono circa 15 i pazienti ancora da trasferire. Nonnini che nessuno voleva. Contagiati, già fragili a causa dell’età avanzata e di patologie pregresse, bisognosi di cure h 24. Secondo fonti della Regione, il trasferimento al Policlinico universitario – disposto con un ordine di servizio giovedì mattina – sarà completato entro la serata di giovedì, e il rallentamento dei tempi è dovuto anche alla delicatezza dei casi trattati.
Tornando al caso, il 30 marzo un incaricato dell’Asp di Catanzaro Cosimo Francesco Zurzolo è arrivato alla struttura, accompagnato dai Nas. Il medico, armato di scafandro, è entrato e ha visitato gli anziani disponendone l’ospedalizzazione. Da qui è partita la macchina del dipartimento “Tutela della Salute” che aveva inizialmente disposto il trasferimento di parte dei pazienti nell’ospedale di Lamezia Terme, un nosocomio già in forte carenza di mezzi (lo abbiamo raccontato qui, qui e qui), un ospedale depauperato di presidi e mezzi, tanto che la task force del nosocomio ha risposto con un secco “No” all’arrivo dei contagiati. Sono trascorsi giorni prima che si addivenisse a una soluzione e si desse inizio al trasferimento. In serata, intanto, il sindaco di Chiaravalle ha “convocato” altri primi cittadini dell’area per chiedere di accelerare le procedure, come potete vedere nel video sotto. «Non possiamo permettere una carneficina – ha dichiarato il sindaco Domenico Donato – l’avvocato De Santis non ha più personale infermieristico». I primi cittadini hanno chiesto un «segnale forte di intervento immediato». A rispondere all’appello del primo cittadino di Chiaravalle i colleghi dei comuni di Cardinale, Torre di Ruggiero, Argusto, Gagliato, Centrache, Cenadi, Davoli, Stalettì e Vallefiorita. Proprio il sindaco di Vallefiorita ha confermato, dopo un colloquio con la presidente Santelli, che gli anziani saranno tutti trasferiti entro la serata. Ma il sit-in continuerà fino ad allora.

Quello che si spera oggi è che non vi siano altri decessi tra gli anziani che risiedevano nella struttura gestita dalla Salus MC srl. Perché qualcuno dovrà dare conto, da un punto di vista civile e penale, di quanto sta accadendo. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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