Estorsioni e minacce alle imprese del Reventino, chiesto il processo per le cosche Scalise e Mezzatesta

La richiesta del pm Elio Romano nei confronti di 14 esponenti dei clan: il 15 giugno avrà inizio l’udienza preliminare

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, rapina. Sono considerati i componenti delle cosche della montagna, un tempo uniti in un’unica consorteria salvo aprire una sanguinosa faida all’inizio degli anni 2000. Si sono contesi i cantieri, soprattutto quello per la costruzione della strada del Medio Savuto che dai paesi montani dovrebbe portare sulla costa, eterna incompiuta tra le infrastrutture calabresi. Una faida che dal 2001 insanguina il territorio lametino del Reventino, il monte che domina sui paesi di Soveria Mannelli, Decollatura, Platania, Serrastretta. Dapprima le cosche erano sotto l’influenza e il controllo dei clan di ‘ndrangheta lametini Arcieri-Cappello, poi confluiti dal 2003 in poi nella cosca Giampà’; la cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte di Sambiase, e poi operante in via sempre più autonoma a partire dal 2013 in poi. Nei confronti dei componenti delle cosche Scalise e Mezzatesta il pubblico ministero Elio Romano ha invocato il processo e l’udienza preliminare avrà inizio il prossimo 15 giugno. Davanti al gup dovranno comparire Domenico Mezzatesta, Eugenio Tomaino, Cleo Bonacci, Andrea Scalzo, Vincenzo Mario Domanico, Salvatore Domenico Mingoia, Giovanni Mezzatesta classe ’74, Pino Scalise, Luciano Scalise, Andrea Scalzo, Antonio Scalise, Carmela Grande, Bruno Cappellano, Antonio Pulitano. Tra le accuse, oltre all’accaparramento dei cantieri, c’è il tentativo di farsi consegnare merce e forniture a prezzi irrisorio, senza alcun pagamento o pretendendo alte percentuali di sconto. Le vittime venivano minacciate di atti ritorsivi contro la propria incolumità o contro il patrimonio. I mezzi da imporre alle ditte che conducevano i lavori per la superstrada del Medio Savuto dovevano essere quelli degli Scalise o di persone a essi riconducibili. “Ti devi mettere a posto”. “Ti ammazzo e ti lascio qui” sono alcune delle frasi rivolte agli imprenditori. La Procura di Catanzaro ha riconosciuto 25 persone offese. Come al solito la scommessa sarà scoprire quanti si faranno avanti costituendosi parte civile.







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