20.20 | «Sul coronavirus Santelli emula De Luca»

La giornalista Antonella Grippo annuncia il suo esordio su Corriere e L’altro Corriere Tv. E pungola la classe dirigente calabrese. «Le manca la capacità di andare oltre i confini regionali. Talvolta non arriva neanche entro i confini»

LAMEZIA TERME La “scusa” per sentire Antonella Grippo, giornalista e acuta osservatrice della politica calabrese, è il prossimo esordio, ma «non sveliamo subito tutte le carte», sul Corriere della Calabria e L’altro Corriere Tv. «Un momento molto importante e molto gradito – spiega Grippo –. Avrò uno spazio di agibilità per indagare, dalla mia angolazione eretica, tutto ciò che si muove nell’alveo della politica calabrese e non solo, tenendo sempre conto dell’orizzonte nazionale. Sarà una cosa molto cazzuta, come al solito».
L’annuncio avviene sul palcoscenico virtuale del talk “20.20” andato in onda mercoledì sera sul canale 211 del digitale terrestre. E, nella chiacchierata con Danilo Monteleone e Ugo Floro, Grippo ha parlato della Calabria percepita (dai media) in relazione all’emergenza sanitaria.
«Il virus ha accentuato ulteriormente la caratteristica della Calabria non detta, non pronunciata, non declinata presso le narrazioni nazionali – spiega –. Rispetto ai governatori è indubbia la leadership di Vincenzo De Luca, che è anche il mio governatore, essendo io residente a Sapri. Non condivido molte delle sue scelte, perché mi sembrano improntate a un rigorismo di maniera, però esercita un magnetismo rispetto alle comunità di riferimento, ma anche in Italia». E Jole Santelli? Subalterna. «Ricordo il suo slogan in campagna elettorale – dice Grippo –, ispirato a un vetero femminismo ormai in disuso. Lei diceva: rispetto ai problemi, le donne li risolvono mentre gli uomini fanno riunioni. Mi pare che De Luca e Zaia, ancorché titolari di testosterone, più che fare riunioni stiano risolvendo problemi. L’impressione che ho io, invece, è che il presidente della Calabria il più delle volte riproduce, emula, le iniziative di Vincenzo De Luca. In qualche misura va a rimorchio delle scelte di De Luca. Per cui questo femminismo preteso, che dovrebbe vantare il solito logoro e retorico valore aggiunto delle donne, io non lo intravedo affatto; intravedo un presidente della Calabria che il più delle volte si ispira sic et simpliciter alle scelte di De Luca. Che è un maschio, ma non fa riunioni: decide».
Altro tasto dolente: il modo in cui la classe dirigente calabrese “comunica” se stessa. «E non mi pare ci siano campioni di comunicazione alla Cittadella. Dopo di che, io mi iscrivo malvolentieri alla scuola di pensiero del vittimismo. Il più delle volte il lamento reiterato è una trappola masochista. Non c’è un disegno persecutorio contro i calabresi. Piuttosto non c’è, diciamo la verità, il peso contrattuale delle sue classi dirigenti che mi sembrano piuttosto smunte e sprovviste della capacità empatica di andare oltre i confini. Talvolta non arrivano neanche entro i confini. Dovrebbero circondarsi di specialisti, ma prendono solo l’amico dell’amico, il compare del compare».







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