Ingorgo sui test: direttive sullo screening «dimenticate» e tamponi congelati. Belcastro: «Entro venerdì frigoriferi vuoti»

Il dg del dipartimento Salute risponde alle domande del Corriere: «Ne restano da esaminare 700-800, circa metà riguardano calabresi di ritorno. Le provette al 118? Non siamo stati noi a deciderlo». Il carteggio Asp-Regione e il nodo della capacità dei laboratori. «Presto partiranno quelli di Vibo e Lamezia. Useremo solo strutture pubbliche»

di Pablo Petrasso
CATANZARO
Primo, i tamponi per i calabresi rientrati dal Nord. «Nel giro di un paio di giorni, diciamo entro venerdì, saranno tutti smaltiti e processati in tempo utile. Oggi ne sono rimasti 700-800 da esaminare, e circa metà riguardano i nostri corregionali rientrati negli ultimi giorni». Il direttore generale del dipartimento Tutela della Salute, Antonio Belcastro, fa il punto sul caso dei test congelati a Cosenza e risponde alle domande sollevate ieri dal direttore del Corriere della Calabria in un editoriale (potete trovarlo qui). Ed evidenza che il primo sforzo, in questa fase, è quello di riallineare le operazioni alle possibilità dei laboratori calabresi, «che possono trattare circa 1.240 tamponi al giorno».
Nei giorni scorsi, con il ritorno a casa dei residenti, si è creato un collo di bottiglia. Centinaia di test (1.500 in tutto, secondo i dati ufficiali della Regione) sono stati conservati in celle frigorifere tra Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria. Negli ultimi due casi sono stati conservati al Pugliese Ciaccio e nel Poliambulatorio di via Willermin, cioè nei posti in cui vengono effettuate le analisi. A Cosenza, invece, le provette sono finite alla Centrale operativa del 118, dove un operatore le ha viste e ha registrato l’audio finito al centro dell’interrogazione di 12 parlamentari del M5S e di un esposto recapitato a cinque Procure calabresi.
Perché i tamponi sono stati conservati lì? «Non c’è una direttiva regionale che disponga di tenerli nella centrale del 118. Ritengo che ci sia stato un accordo tra Azienda ospedaliera e Azienda sanitaria di Cosenza, magari per questioni di comodità, visto che il posto è vicino all’uscita dell’autostrada ed è dotato di celle frigorifere».
Da quando l’audio è diventato virale e la denuncia è stata rilanciata da Antonio Lopez, primario dell’ospedale di Cetraro, i tamponi congelati sono diventati il caso dell’emergenza Coronavirus in Calabria. Proviamo a ricostruirlo, almeno in parte, attraverso documenti ufficiali e carteggi tra dipartimento e Asp di Cosenza.

IL COLLO DI BOTTIGLIA L’arrivo dei calabresi residenti fuori regione si è sovrapposto all’attività di screening avviata dalle Asp tra operatori sanitari e pazienti delle Rsa. Il risultato? Troppi tamponi da processare ed “esuberi” finiti nei frigoriferi.
Belcastro conosce i limiti dei laboratori calabresi ma sottolinea un aspetto che rientra nella sfera della collaborazione tra dipartimento e Asp (di Cosenza, in questo caso): «Con una ordinanza del 27 marzo abbiamo dato il via all’attività di screening. Per quanto mi risulta, però, nel territorio di Cosenza l’attività non è stata avviata nelle modalità previste, nonostante si tratti di un’azione rispetto alla quale si può prevedere una programmazione efficace. Abbiamo sempre cercato di lavorare in uno spirito di collaborazione con tutti. In alcuni casi non è stato dato corso alle direttive date». In soldoni, lo screening si poteva programmare meglio, non era detto che dovesse sovrapporsi con l’esame dei tamponi dei calabresi rientrati. Se ciò è accaduto, significa che l’attività non è stata pianificata a dovere dall’Asp di Cosenza. Altrove, secondo quanto risulta al Corriere della Calabria, gli screening hanno raggiunto buone percentuali: il 100% nelle province di Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone, il 50% a Reggio Calabria.

Parte della struttura di Serra Spiga, a Cosenza, nella quale sono stati immagazzinati i tamponi

PRIORITÀ AI RIENTRATI Che qualcosa non abbia funzionato, emerge da una nota firmata da Belcastro il 6 maggio scorso e inviata ai commissari straordinari di Asp e Ao. Il manager sottolinea che, durante un incontro in videoconferenza con i responsabili dei laboratori di Microbiologia, «sono emerse delle criticità in ordine alla tempestiva esecuzione dei test, anche per il nutrito numero di tamponi effettuati». Sempre il 6 maggio, la Regione decide di «dare priorità all’esame della ricerca del virus Sars-Cov-2 sui tamponi effettuati ai cittadini che sono rientrati da altre regioni» e chiede di «implementare le attività anche autorizzando prestazioni aggiuntive al personale attualmente in servizio presso i laboratori già individuati». Cosa succede? «Abbiamo saputo – spiega sempre Belcastro – che all’ospedale di Cosenza hanno diminuito le ore di straordinario nei laboratori perché era stato raggiunto il tetto massimo. E questo nonostante ci si trovasse in una situazione di emergenza».

LO STOP ALLO SCREENING PER RECUPERARE La nota della Regione che dà priorità agli esami per i “calabresi di ritorno” è un tentativo di superare il collo di bottiglia (o di evitarlo del tutto). Il risultato sono audio e testimonianze sui tamponi congelati. Il bubbone esplode il 12 maggio con la denuncia di Francesco Sapia. Lo stesso giorno, Belcastro scrive di nuovo ai commissari straordinari. Il dg ricorda che la nota chiedeva di analizzare prima i test dei “rientrati”. E sottolinea che, proprio per snellire i tempi, «mille tamponi sono stati fatti analizzare presso l’Istituto zooprofilattico per il Mezzogiorno, ente sanitario di diritto pubblico, con sede a Portici, che opera per le Regioni Campania e Calabria. Nonostante ciò, sulla base di una ricognizione periodica, è emersa la presenza di circa 1.500 tamponi, in attesa di essere processati». Per recuperare l’accumulo, si dispone «la sospensione dell’attività di screening, fermo restando l’effettuazione dei test in urgenza». E inoltre «che il laboratorio di Microbiologia del Gom processi con immediatezza 150 tamponi attualmente conservati presso il laboratorio del Pugliese» e «che il laboratorio di Microbiologia dell’Azienda ospedaliera di Cosenza processi con immediatezza i 500 tamponi conservati presso la centrale operativa del 118».

LE «RIDOTTE CAPACITÀ» DEI LABORATORI Il 13 maggio il dirigente responsabile del dipartimento Prevenzione dell’Asp di Cosenza, Antonio Scalzo, risponde che le attività di screening «sono bloccate per le riconosciute ridotte capacità ricettive da parte dei laboratori individuati (Ao Cosenza e Ao universitaria Mater Domini di Catanzaro)». Il manager spiega che «gli sforzi organizzativi finora condotti non hanno portato al completamento della fase di screening prevista, stante l’impossibilità da parte dei laboratori indicati di rispettare il programma settimanale a suo tempo concordato». E che «alla ripresa delle attività, le direzioni sanitarie delle strutture (dovranno interfacciarsi direttamente ed esclusivamente con i laboratori suddetti». Le difficoltà, peraltro, sottolinea Scalzo, «sono state per tempo e a più riprese notiziate formalmente al direttore del dipartimento Salute, al presidente della Regione e alla task force Covid-19 regionale».

Uno dei macchinari “fermi” nell’ospedale di Lamezia Terme

«PRESTO DUE “NUOVI” LABORATORI» Lo screening delle strutture assistenziali, secondo Belcastro, «potrà ripartire da lunedì», quando i tamponi dei calabresi rientrati saranno tutti analizzati. Ma la questione della capacità di analisi delle strutture regionali resta aperta. È un problema di reagenti? Il dg ribadisce che la difficoltà di approvvigionamento di reaganti è un caso nazionale. «I nostri laboratori si riforniscono tutti a Genova, ma abbiamo organizzato la Protezione civile in modo che nessuno rimanesse sprovvisto dei materiali. Anche stanotte un mezzo è partito dalla Calabria per la Liguria, in modo da non dover attendere i tempi dei corrieri e snellire le procedure. Le nostre strutture non sono mai state ferme per mancanza di reagenti». Il limite è legato ai laboratori, dunque. «Come ho già detto, possiamo processare 1.240 tamponi al giorno i cinque laboratori. Che, nei prossimi giorni potrebbero diventare sette. È in corso di valutazione al ministero della Salute la possibilità di utilizzare i laboratori di Microbiologia di Vibo Valentia e Lamezia Terme, che sono già esistenti e dotati di macchinari. E stiamo studiando la possibilità di partire con l’analisi dei test anche a Rossano, Locri e Crotone. Qui, però, l’effetto dei tagli ha svuotato le strutture di macchinari e servirà più tempo. Ma speriamo di risolvere i problemi e aumentare le capacità di analisi dei tamponi. E di farlo utilizzando esclusivamente strutture pubbliche, come abbiamo sempre fatto finora». (p.petrasso@corrierecal.it)





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