La Calabria amara dell’emergenza Covid. «Mancano pasta e latte per i bisognosi»

Il Banco alimentare evidenza la situazione critica. Ma ricorda l’aiuto delle istituzioni: «Il consiglio regionale ha donato un milione, l’assessorato all’Agricoltura 200mila euro». Il presidente Romeo: «Siamo riusciti a raggiungere 111mila persone. La situazione più delicata quella dei migranti della Piana di Gioia: non sono neanche censiti, lì bisognerebbe intervenire diversamente»

COSENZA «La situazione è difficile, sono aumentate tantissimo le richieste, a tutti i livelli, soprattutto dalle associazioni che già collaborano con noi». A parlare con l’Agi è Gianni Romeo, direttore del Banco Alimentare calabrese, presente oggi in oltre 200 Comuni di tutte le province. «Adesso c’è anche il fenomeno dei Comuni, che prima non si rivolgevano direttamente a noi – dice Romeo – ma adesso, con la crisi, è diventato un crescendo e ci chiedono di realizzare delle sinergie per aiutare chi ha bisogno. Noi stiamo facendo di tutto per non lasciare inevasa nessuna richiesta. Solo tra marzo e aprile, nel pieno dell’emergenza Covid-19, abbiamo distribuito 845 tonnellate di prodotti, per un valore di circa due milioni e mezzo di euro – dice Romeo – consegnando 4mila pacchi a 514 strutture caritative, in 49 diversi Comuni. Stimiamo di aver raggiunto oltre 111mila persone. È un buon risultato, raggiunto anche grazie al contributo fattivo di associazioni, del Centro Servizi per il Volontariato di Cosenza e di oltre 500 volontari – sottolinea il direttore del Banco Alimentare calabrese – e consideri che quelli più anziani, per prudenza, li abbiamo lasciati a casa».

Gianni Romeo

Le risorse sono purtroppo limitate, «non si prevedeva una situazione così catastrofica come quella attuale – sottolinea Gianni Romeo – e adesso abbiamo delle difficoltà: mancano la pasta e il latte, perché proprio in questo periodo dovrebbero arrivare delle nuove consegne, ma sono in ritardo. Aspettavamo oltre 20 tir di pasta, ma ancora non si sono visti, speriamo arrivino almeno a giugno». Ma da dove arriva questo cibo che poi viene distribuito agli indigenti? «Siamo all’interno di un progetto europeo e abbiamo le donazioni di prodotti di prima necessità attraverso l’Agea – dice Romeo – ma il programma di consegna spesso non viene mantenuto e ci troviamo in difficoltà, anche se, come contropartita, stiamo registrando uno sforzo eccezionale da parte di molte nostre aziende, che non sono certo grandi, in Calabria, ma che danno ciò che possono e così noi possiamo andare avanti». E le istituzioni che ruolo giocano? «Devo dire – risponde Romeo – che c’è stata una risposta importante, ed è giusto sottolinearla, quando c’è perché tante volte manca. L’Assessorato regionale all’Agricoltura ha investito 200mila euro e hanno comprato farina, riso, passata di pomodoro, ciò che ci mancava. Ancora più imponente lo stanziamento fatto dal consiglio regionale a fine aprile: un milione di euro per l’acquisto sempre di prodotti da destinare al Banco Alimentare e da distribuire a chi si trova in difficoltà». C’è una parte della Calabria che ha particolari esigenza di attenzione? «La piana di Gioia Tauro e tutti i suoi immigrati – risponde Romeo – che non sono neanche censiti ed è un vero punto debole, vivono in una situazione spesso difficile. E lì bisognerebbe intervenire diversamente. Vorrei anche ricordare che dall’8 maggio stiamo realizzando un’iniziativa con degli chef calabresi e le 4 squadre della Calabria di Serie C, Reggina, Vibonese, Catanzaro e Rende. Gli chef – racconta Romeo – hanno aperto i loro ristoranti alle famiglie più bisognose e sono già stati offerti più di 10mila pasti. Questo ha poi scatenato una sorta di emulazione e abbiamo fatto altre iniziative a Crotone e adesso Riccardo Sculli, chef del Gambero Rosso, è impegnato con noi a Marina di Gioiosa Ionica. Anche a Jonadi – aggiunge Romeo – per esempio, il ristorante “Il pasticcino” cucina centinaia di pasti per il Banco Alimentare. Siamo consapevoli che la situazione adesso è davvero critica – conclude, amareggiato, Romeo – e pensiamo che non finirà qua. La nostra è una terra amara».





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