Santelli nomina senza selezione il capo dell’Avvocatura regionale

La scelta ricade su Maria Maddalena Giungato. Bypassato l’avviso pubblico grazie al riferimento a una legge approvata nel 2015. Ma la burocrazia della Cittadella è spiazzata

di Pablo Petrasso
CATANZARO
Alla Cittadella non se lo aspettava nessuno. O quasi. La nomina della nuova dirigente dell’Avvocatura regionale è arrivata con un blitz. Con un atto singolo – il decreto del Presidente della giunta regionale numero 80 – Jole Santelli ha nominato il nuovo capo dell’ufficio legale della Regione. È successo il 27 maggio e la scelta è caduta su Maria Maddalena Giungato, cassazionista esperta in diritto sanitario originaria di Cosenza, «consulente – si legge sul suo sito – di diversi Ordini dei Medici e degli odontoiatri in tutto il territorio nazionale, per cui patrocina contenziosi in sede civile e penale nonché presso la Commissione centrale per gli esercenti la Professione sanitaria».
La nomina non arriva a valle di una selezione, anche se il coordinatore dell’Avvocatura è equiparato ai dirigenti regionali (e per i dirigenti è prevista la comparazione dei curriculum tra interni ed esterni, secondo una disposizione che risale allo scorso mese di aprile): Giungato, che è esterna alla pubblica amministrazione, è stata, in sostanza, scelta intuitu personae dalla governatrice poiché «in possesso dei requisiti previsti», cioè – in questo caso – l’esercizio della professione forense da almeno vent’anni.

Maria Maddalena Giungato

La modalità della scelta ha preso in contropiede la burocrazia della Regione, che si aspettava la stessa procedura che sarà seguita per tutti i dirigenti regionali. Esempio: nei giorni scorsi è partita la corsa per la successione di Ennio Apicella e Antonio Belcastro rispettivamente al Segretariato della giunta e al dipartimento Tutela della Salute. Come? Attraverso un avviso pubblico al quale potranno presentare domanda sia i dirigenti interni all’amministrazione regionale che soggetti esterni. È questa la “novità” introdotto nell’era Santelli (e che ha provocato più di qualche mugugno). Per l’Avvocatura non sarà così, il manager è stato scelto quasi come se si trattasse di un membro dello staff presidenziale (a parte il non banale possesso dei 20 di esercizio della professione). Eppure, nell’integrazione del regolamento per la nomina dei dirigenti – quella che predispone la partecipazione in contemporanea di interni ed esterni; prima per scegliere i dg si bandiva prima un avviso interno e solo successivamente si guardava fuori dal perimetro dell’amministrazione regionale – non ci sono sottolineature che riguardino l’Avvocatura regionale e la escludano in qualche modo dal classico iter. In pratica, stando all’aggiunta del 24 aprile scorso, pare sottinteso che il capo dei legali della Regione sarà scelto proprio come i direttori generali.
Il “colpo di teatro”, se così si può dire, avviene proprio nella delibera di nomina. Santelli, infatti, sottolinea che, dopo l’approvazione della legge numero 11 del 2015, «l’avvocatura regionale è una struttura di diretta collaborazione e che l’incarico di coordinatore è conferito dal Presidente della Giunta regionale ad un avvocato dipendente della Regione che abbia effettivamente esercitato la professione forense per almeno dieci anni e sia iscritto all’albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, ovvero ad un avvocato esterno, in possesso di adeguata qualificazione professionale, che abbia effettivamente esercitato la professione forense per almeno venti anni». Dunque il precedente regolamento – che dispone la “normale” selezione – non troverebbe applicazione, dato che è precedente alla legge citata nella delibera. Non sono pochi i dubbi sul modo in cui la norma è stata applicata: la scelta di un incarico equiparato a quelli dirigenziali (il capo dell’Avvocatura ha, tra l’altro, lo stesso trattamento economico di un dg) di solito passa attraverso avvisi e comparazione di curriculum. Giungato, invece, è stata scelta direttamente dalla presidente. Tra interpretazioni pro e contro il modus operandi del decimo piano, c’è da augurarsi che la nomina non diventi materia da trattare in tribunale. (p.petrasso@corrierecal.it)





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