Vitalizi, si “sprecano” le lacrime di coccodrillo della politica regionale

Fioccano le proposte di legge per abrogare la pensione ai consiglieri “a tempo” approvata all’unanimità il 26 maggio: tra i testi, quello della Lega e del capogruppo Udc Graziano, quello del «s’illustra da sé»

REGGIO CALABRIA In Calabria al tragico e/o al comico, per farla breve al tragicomico non c’è limite. Soprattutto quando si tratta di privilegi della politica e di vitalizi. E così, travolta in maniera bipartisan dall’ennesima “ondata” di sdegno e di su scala nazionale, la politica regionale si sta producendo in un imbarazzato e imbarazzante “dietrofront”, facendo a gara a mettere una pezza al buco che lei stessa ha prodotto. Come è già stato (opportunamente) detto (copyright Alessandro Melicchio del Movimento 5 Stelle), sono le famose “lacrime di coccodrillo”. E così in queste ore fioccano le proposte di legge per abrogare la pensione per il consigliere regionale “a tempo” introdotta alla “cheticella” e senza uno straccio di dibattito lo scorso 26 maggio.
Tutti in ordine sparso, ognuno con un proprio testo: e tra questi c’è una proposta di legge presentata da Giuseppe Graziano, il capogruppo dell’Udc finito nell’occhio del ciclone per quel “s’illustra da se” che nell’ultimo Consiglio regionale ha dato il là al “pasticciaccio” vitalizio, consumato in un paio di minuti, secondo più secondo me. Nella sua proposta di legge, ora, Graziano, che voci di corridoio di Palazzo Campanella definiscono il “regista” occulto della nuova “operazione vitalizio”, prevede l’abrogazione della ormai famigerata legge partorita il 26 maggio in favore della pensione ai consiglieri regionali decaduti per motivi vari, previo versamento dei contributi, ma la ammanta con una relazione tecnica talmente tecnica e zeppa di richiami normativi da aver già “insospettito” qualche suo collega . Ma intanto Graziano la sua “pezza” al vulnus del 26 maggio dà l’impressione di metterla. Così come la Lega, che evidentemente ha capito l’antifona dopo le parole del leader del Carroccio Matteo Salvini, che ieri ha invitato la politica calabria (e i suoi) a ritirare «quella roba lì» (la legge sul vitalizio “low coast”, rispetto alla quale – sia ben chiaro – il Carroccio non è affatto “senza macchia” e “senza peccato”). Nel testo depositato in Consiglio regionale, firmato dalla capogruppo Tilde Minasi e da Piero Molinaro, i salviniani si rifanno alle stesse motivazioni scritte dal presidente del consiglio regionale Domenico Tallini nella sua proposta abrogativa della legge del 26 maggio (non allineamento a intese nazionali e impatto, sia pure ridotto, sulle casse regionali), aggiungendo nell’articolato anche l’abrogazione dell’indennità di fine mandato istituita nel 2019. Oltre a queste due, ci sono poi, già depositate da sabato, le proposte di legge di Graziano di Natale (Io Resto in Calabria) e Francesco Pitaro (Misto), oltre alla proposta di legge di iniziativa di Tallini, che in realtà è l’unica all’ordine del giorno dell’Assemblea straordinaria e urgente di mercoledì e verosimilmente “assorbirà” tutte le altre. E comunque anche qui c’è da chiedersi: perché questa corsa a presentare ognuno una propria proposta di legge, visto che il 26 maggio tutti i gruppi avevano sottoscritto lo stesso testo? Misteri della politica regionale. (a. cant.)





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