Rinascita Scott, il maxi processo potrebbe “emigrare” fuori dalla Calabria

Ancora senza soluzione i problemi logistici posti dai grandi numeri del blitz della Dda di Catanzaro. Il numero degli indagati potrebbe sfiorare i 500 con la chiusura dell’inchiesta. E, tramontata l’ipotesi della riconversione del PalaMaiata in aula bunker, si pensa a soluzioni extra regionali

VIBO VALENTIA Grandi numeri e un processo che cerca “casa”. L’operazione “Rinascita Scott”, che ha colpito duramente la ‘ndrangheta del Vibonese lo scorso 19 dicembre, potrebbe addirittura “crescere” rispetto ai già cospicui numeri mostrati nella fase delle indagini preliminari. La chiusura dell’inchiesta pare vicina. E potrebbero essere circa 490 gli indagati, una settantina in più rispetto alle 416 persone coinvolte nel maxi blitz di fine 2019.
Il fatto sarebbe emerso nel corso della conference call della commissione permanente riunitasi da remoto nel corso della comunicazione del presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Domenico Introcaso. E apre a una questione mai risolta seppure sollevata nell’immediatezza della maxi operazione: dove svolgere il processo? I possibili problemi logistici erano già stati rimarcati all’inizio del 2020: era sufficiente sottolineare che anche solo per i 334 indagati raggiungi dall’ordinanza sarebbe stato complicato trovare posto. Se il numero dei possibili rinviati a giudizio dovesse davvero sfiorare le 500 persone, trovare una sede adatta alla celebrazione delle udienze potrebbe diventare davvero complicato. Specie ora che l’ipotesi della riconversione in aula bunker del PalaMaiata di Vibo sembra essere stata scartata. E restano in piedi, invece, diverse possibilità che potrebbero portare il processo fuori dalla Calabria, a Palermo (Ucciardone), Napoli (Poggioreale) e Roma (Rebibbia).





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