“Black lives matter” nelle piazze calabresi. «Non siamo indifferenti al razzismo»

Decine di persone da associazioni, collettivi ed altre realtà si sono date appuntamento in Piazza Prefettura a Catanzaro e in Piazza Kennedy a Cosenza per ricordare «quanti sono stati uccisi per il colore della propria pelle». «George Floyd sono i braccianti sfruttati nei campi, le donne che non ha pari opportunità. Siamo noi, stretti nella morsa della ‘ndrangheta»

di Francesco Donnici
CATANZARO
Poco più di otto interminabili minuti. Tanto è il tempo “bastato” per togliere il respiro a George Floyd, intrappolato della morsa mortale di chi avrebbe dovuto proteggerlo.
La cronaca di Minneapolis risalente allo scorso 25 maggio ha fatto il giro del mondo, scosso da quel “I can’t breathe” di fronte al quale una società che vuol definirsi civile non poteva rimanere indifferente.
Otto minuti. Altrettanti sono stati e saranno, ancora oggi, gli attimi di silenzio delle piazze italiane in ginocchio per invitare a riflettere su quegli abusi che celano ferite ancora più profonde; che affondano le loro radici in tempi non sospetti. È successo a Trento come a Bologna fino a Catanzaro e Cosenza, dove decine e decine di persone si sono date appuntamento per ricordare i nomi corrispondenti alle vite spezzate dai rigurgiti razzisti visibili ancora oggi negli Stati Uniti come nel resto del mondo.
Il silenzio era ossequioso ieri, in Piazza Prefettura del capoluogo come, durante la mattinata, in Piazza Kennedy a Cosenza. Risuonava invece forte il grido “Black lives matter” una frase che in questi ultimi giorni sta facendo così tanto rumore da non necessitare nemmeno di una traduzione nella lingua dei tanti paesi dove viene pronunciata per essere assorbita. Eppure questo potrebbe non bastare, come ha testimoniato l’ennesimo tentativo di insabbiare una verità palese attraverso false perizie o come lasciano trasparire le parole del Presidente Trump che richiama “Legge e ordine”, quasi a voler sancire il suo distacco emotivo da quelle morti e conseguenti lacrime.

«LA CALABRIA NON È INDIFFERENTE AL RAZZISMO» Le associazioni studentesche hanno così lavorato affinché anche in Calabria potesse essere celebrato questo momento. Tra queste, Link e Unione degli Studenti.
Al Corriere della Calabria, Francesco Ventura, portavoce dell’Unione degli Studenti di Catanzaro, spiega l’importanza di questo momento: «Siamo scesi in Piazza per farci sentire e per far vedere che la città di Catanzaro non è e non deve essere indifferente agli attacchi di razzismo che quotidianamente la comunità afroamericana subisce in particolare negli Stati Uniti ma anche nei Paesi Europei. Siamo rimasti positivamente colpiti dalla partecipazione di così tante persone, anche più piccole. Troviamo vergognoso che nel 2020 si debba morire a causa del colore della propria pelle, ma ciò che ancor di più ci scandalizza è come in alcuni Paesi la discriminazione razziale sia giustificata o addirittura istituzionalizzata. È ora di dire basta». Appello unito a quello di Link Catanzaro, che sempre al Corriere, con le parole di Vittoria Siccia, sottolinea: «Abbiamo sentito l’esigenza di partecipare alla giornata di mobilitazione nazionale indetta dalle nostra organizzazione e siamo scesi in piazza per dimostrare solidarietà e sostegno incondizionato a tutto il popolo Afro-Americano in lotta. In sette anni la polizia americana ha ucciso 7.663 persone, ovvero in media 1.100 l’anno e circa 0,34 ogni 100mila abitanti: il 24% delle vittime sono Afro-americani, nonostante essi rappresentino solo il 13% della popolazione complessiva. L’episodio di George Floyd è l’ultimo di una lunga serie, ed è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso». Da Minneapolis a Catanzaro, continua Link, «la piazza è stata veramente bella, ordinata, rispettosa delle norme del distanziamento sociale, e soprattutto – c’è da sottolinearlo – piena di tanti giovani, a dimostrazione che le nuove generazioni sono pronte a costruire un mondo diverso, finalmente libero da ogni forma di oppressione, sia essa oppressione di classe, di genere o razziale».

Alle manifestazioni hanno partecipato anche tante altre realtà associative da tutta la regione. Tra queste le delegazioni locali dell’Unione sindacale di base, Emergency, il gruppo di “Fridays for future” e l’Anpi. A Cosenza erano presenti anche i collettivi Fem.In. Cosentine in lotta, Prendocasa Cosenza, Spazio Autogestito Arrow e il Centro Sociale Rialzo. A Catanzaro anche l’associazione Libera rappresentata ieri nel discorso di Marco Rotella, del presidio universitario intitolato a “Maria Concetta Cacciola”: «Il mondo in questi ultimi mesi si è fermato per combattere un virus che blocca le vie respiratorie. Il respiro è un atto naturale, spontaneo, un’attività normale, a volte deviata dall’oppressione sociale e dallo sfruttamento. Ed è questa l’immagine che mi è apparsa alla vista del video della tragica morte di George Floyd. Ucciso da quell’attività umana deviata che non agisce solo in America, ma in tutti i paesi del mondo e soprattutto nelle zone a rischio sfruttamento. E questa attività ha diversi nomi: razzismo, fascismo, caporalato, criminalità organizzata, ‘ndrangheta».
Un accaduto che squarcia il velo di una realtà che vive ancora di troppe contraddizioni. Sono quelle dello sfruttamento nei campi, dei braccianti in condizioni di vita precarie, che bramano non tanto una regolarizzazione a tempo, ma un riconoscimento come persone: «La morte di George Floyd può essere paragonata a quella di un bracciante sfruttato nei campi, soffocato dal suo caporale. Può essere quella di un imprenditore “soffocato” dalla criminalità organizzata, o quella di un lavoratore in nero soffocato dal proprio “padrone”. Può essere – continua ancora Rotella – quella di una donna che viene soffocata da una società che ancora non le permette di avere le stesse opportunità di un uomo o di un appartenente alla comunità Lgbt. Tutti noi, un giorno, potremmo essere George Floyd. In un momento qualsiasi della giornata, soffocati da un mondo che usa l’economia come strumento di ricatto e di potere piuttosto che metterla al servizio del bene comune». (redazione@corrierecal.it)





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