“Genesi”, Santoro su Petrini: «I soldi della corruzione tenuti dalla moglie o spesi in orologi»

L’ex medico di Cosenza e “faccendiere” dell’ex giudice della Corte d’Appello, ha chiesto di essere sentito dai magistrati di Salerno. Il 29 maggio scorso ha raccontato quello che sapeva sull’affaire Arcuri e sui regali elargiti in cambio di promesse. E non si fermerà qui

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO «In merito alle modalità di impiego del denaro, prezzo di atti corruttivi, non so riferire con precisione, anche se sono a conoscenza che, da un lato, l’attuale moglie, Stefania Gambardella, tratteneva per sé, per timore che consegnasse molti soldi ai figli nati dal precedente matrimonio; in secondo luogo, posso riferire che il Petrini comprava orologi». Parla Emilio Santoro, chiede di tornare a parlare con i magistrati di Salerno, e le parole pronunciate torneranno in aula il prossimo 30 giugno nel corso della prima udienza del rito abbreviato che lo vede imputato insieme all’ex presidente di sezione di Corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini e all’avvocato Francesco Saraco, tutti accusati di corruzione in atti giudiziari. Ma per capire chi è Santoro, e quale peso possono avere le sue parole, è necessario fare qualche passo indietro e richiamare le ultime dichiarazioni di Marco Petrini, anch’egli disposto a collaborare con la giustizia ma capace di perdere la fiducia dei magistrati attraverso le sue stesse dichiarazioni.
Ricostruzioni pesanti in parte ritrattate, tre magistrati della Corte d’Appello indicati quali protagonisti di condotte corruttive “scagionati” dalle ritrattazioni meno di due mesi dopo. L’ex giudice della corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini, dal 25 febbraio al 17 aprile 2020 ha stravolto le proprie dichiarazioni. Accusato di diversi capi di corruzione in atti giudiziari, in taluni casi aggravati dal metodo mafioso, l’ex magistrato giustifica la contraddittorietà delle proprie parole dando la colpa a uno stato di «profonda prostrazione».
IL TENTATORE Petrini parla anche di colui che sarebbe stato, in diverse occasioni, il proprio diavolo tentatore: l’ex medico cosentino Emilio Santoro, detto Mario. «La prima volta che mi è capitato di ricevere somme di denaro come corrispettivo dello svolgimento delle mie funzioni è stata nel 2010 o forse nel 2012, allorquando il dottor Santoro, che era mio amico fin dal 2008/2010, e che mi era stato presentato dal collega Sergio Caliò, venne da me e mi propose somme di denaro per condizionare l’esito di un processo», racconta Petrini ai magistrati di Salerno. E prosegue asserendo che Santoro «rappresentava gli interessi di un gruppo di persone che, all’epoca della prima proposta corruttiva, non mi erano ancora note e che poi, successivamente, ho capito individuarsi nello stesso Arcuri, in Tursi Prato, nell’avvocato Saraco, nel dottor Schiavone», dice citando altri indagati nell’inchiesta Genesi. Corruttori, secondo le accuse, dai quali volentieri Petrini si sarebbe fatto elargire regali in denaro, derrate alimentari, viaggi, regali di lusso promettendo in cambio di intervenire nei processi che li riguardavano.
SANTORO CONTINUA A PARLARE Ed è proprio il trait d’union tra corrotto e corruttori, Emilio Santoro, che chiede alla Guardia di finanza di Crotone di poter avere un nuovo colloquio con i giudici di Salerno. Il 29 maggio Santoro spiega che «oltre ai soldi, il Petrini riceveva anche derrate alimentari, ad esempio pesce, nonché bottiglie di vino o maglioni». Tira in ballo la storia degli orologi, riscontrata dalla perquisizione in casa di Petrini, durante la quale sono stati trovati nove orologi tra i quali, due Rolex, un Bulgari e un costosissimo Hublot.
 E ancora: «Mi risulta che Luigi Falzetta e Vincenzo Arcuri (indagati anche loro per corruzione, ndr) si recavano spesso a Catanzaro per portare a Petrini regali, quali casse di pesce e bottiglie di vino ed altre regalie» Sulla gestione del denaro che Petrini riusciva a incamerare, Santoro tira in ballo anche l’ex moglie di Petrini, Stefania Gambardella, oggi indagata con l’accusa di avere indotto l’ex marito (nel corso di una telefonata) a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci sulla spinta di «complici e mandati» allo stato ignoti. Santoro risponde a domande su promesse e assegni: «L’assegno in questione non fu mai consegnato, anche se il Petrini ne accettò la promessa».
RISCONTRI E se il 17 aprile Petrini racconta dei suoi rapporti con Vincenzo Arcuri, persona conosciuta dal Santoro, il 29 maggio anche Santoro è chiamato a rendere dichiarazioni sull’affaire Arcuri. «Ricordo che l’Arcuri versò ulteriori somme di denaro per “aggiustare” il processo di appello relativo alla vicenda della resistenza a pubblico ufficiale. Furono consegnati da me 600/700 euro in ascensore, ad Enzo Arcuri; che ne era privo, presso la commissione tributaria. … L’Arcuri non mi ha mai restituito il denaro». Parte delle dichiarazioni rese il 29 maggio sono state omissate dalla Procura campana. Saranno i riscontri delle Fiamme gialle di Crotone a delineare le tinte di un quadro sugli uffici giudiziari di Catanzaro che appare ancora appena tratteggiato. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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