Verso il maxi processo a politici, massoni e ‘ndranghetisti. Pittelli il tramite tra i tre mondi

Nomi eccellenti tra gli indagati nell’inchiesta della Dda di Catanzaro. Coinvolti Nicola Adamo e Luigi Incarnato. Ma anche un tenente colonnello dei carabinieri e un finanziere. L’ex sindaco di Pizzo Callipo accusato di aver aiutato due famiglie mafiose. Nella chiusura indagini non compare Ugo Bellantoni

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Ci sono la cosca Mancuso al vertice della locale di Limbadi; la cosca La Rosa,‘ndrina di Tropea; la consorteria Fiarè/Razionale/ Gasparro a capo della locale di San Gregorio d’Ippona; la cosca Lo Bianco/Barba e i Camillo/Pardea dominanti sulla locale di Vibo Valentia città; la cosca Accorinti del locale di Zungri; la cosca dei Piscopisani a capo della locale di Piscopio; la cosca Bonavota del locale di Sant’Onofrio; la cosca Cracolici‘ndrina di Filogaso e Maierato; la cosca Soriano Filandari, Ionadi e San Costantino; la cosca Pititto –Prostamo –Inannello della società di Mileto; la cosca Patania della locale dominante a Stefanaconi. Nomi noti nel panorama criminale internazionale. Nomi noti alle cronache che li hanno elencati più volte nel corso delle varie operazioni antimafia che hanno cercato di estirpare la malapianta della ‘ndrangheta dalla provincia di Vibo Valentia, dove le sue radici affondano, fino alle regioni del Nord Italia e nel resto d’Europa, dove la criminalità vibonese domina grazie, soprattutto, al traffico di droga.
La chiusura indagini del procedimento “Rinascita-Scott” (qui i nomi dei 479 indagati) chiude il cerchio sulla maxi-inchiesta della Dda di Catanzaro che si dipana attraverso tutte le articolazioni criminali del territorio. Non solo le racchiude ma investe anche la rete di rapporti che gli ‘ndranghetisti avevano tessuto con gli ambienti imprenditoriali, con i colletti, bianchi, persino con le forze dell’ordine. Un ambiente fortemente impastato con la massoneria deviata.
Un’inchiesta pesante “Rinascita-Scott”. Nei numeri: 334 arresti e a dicembre 2019 e 416 indagati che nella chiusura indagini sono saliti a 479. Pesante anche per i nomi.
Il vertice assoluto dell’intera area ‘ndranghetista, cui facevano capo le altre articolazioni, è Luigi Mancuso, “Crimine” per la Provincia di Vibo Valentia riconosciuto dal “Crimine” di Polsi e storico detentore del potere ‘ndranghetistico formale e sostanziale su tutta la zona del vibonese. Capi organizzatori del sodalizio sono Luigi Mancuso, Saverio Razionale, Rosario Fiarè, Giuseppe Antonio Accorinti. I magistrati della Dda di Catanzaro considerano la criminalità vibonese «un vero e proprio cartello ‘ndranghetistico trasversale rappresentativo delle locali di ‘ndrangheta della Provincia di Vibo Valentia» e i capi «una sorta di direttorio criminale (denominato “caddara”) avente decisiva influenza in tutta la zona».
PITTELLI Uomo «di riferimento per la risoluzione dei problemi dell’organizzazione» è considerato dall’accusa Giancarlo Pittelli, noto avvocato penalista del foro di Catanzaro, ex parlamentare con Forza Italia. Tratto in arresto a dicembre, il gip aveva aggravato la sua posizione da concorso esterno ad associazione mafiosa. La chiusura indagini sigilla il concorso esterno (come originariamente formulato dalla Dda e riformulato in seguito anche dal Riesame). Pittelli viene indicato come l’uomo che risolve i problemi, «faccendiere di riferimento per il sodalizio, per avere instaurato con la ‘ndrangheta uno stabile rapporto “sinallagmatico”, caratterizzato dalla perdurante e reciproca offerta di ausilio», in particolare con la cosca Mancuso e con i Fiarè/Razionale/ Gasparro.
NASELLI Oltre che per concorso esterno l’avvocato Pittelli è accusato di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio in concorso con diverse persone. Tra queste vi è il tenente colonnello Giorgio Naselli, di stanza a Teramo, già a capo del Nucleo operativo a Catanzaro. I due avrebbero acquisito «notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete e ne rivelavano o ne agevolavano la conoscenza» in favore di un cliente di Pittelli.
Di sua spontanea iniziativa, inoltre, Naselli avrebbe rivelato al penalista che un altro suo cliente era monitorato dalla Finanza: «…attenzione a Roberto, pare che ha la Finanza addosso». Naselli, inoltre, in violazione del segreto istruttorio, avrebbe agevolato Rocco Delfino – affiliato alla cosche “Piromalli”/“Molè” di Gioia Tauro e Mancuso di Limbadi -, socio occulto della Mc Metalli srl nei guai con la Prefettura di Teramo. A indirizzare Delfino da Pittelli sarebbe stato lo stesso Luigi Mancuso.
ADAMO Traffico di influenze illecite è l’accusa che pende sul capo di Nicola Adamo, ex vicepresidente della giunta regionale ed ex parlamentare. In concorso con l’ex consigliere regionale Pietro Giamborino (al quale è contestata anche l’aggravante mafiosa), Giuseppe Capizzi e Filippo Valia, avrebbe accettato la proposta (in cambio della promessa di un compenso di 50mila euro) di mediare tramite un giudice del Tar per sostenere la posizione processuale di Capizzi.
LUIGI INCARNATO Indagato con aggravante mafiosa Luigi Incarnato, in veste di candidato del Partito democratico alle elezioni politiche del 2018. In cambio del sostegno elettorale di Pietro Giamborino e di Pino Cuomo, avrebbe offerto la propria disponibilità a favorire gli interessi economico/imprenditoriali di questi ultimi, in quanto interessati alla realizzazione, nel Comune di Paola, di un centro di accoglienza straordinario per migranti richiedenti asilo.
CALLIPO Indagato per concorso esterno Gianluca Callipo, imprenditore ed ex sindaco di Pizzo. Avrebbe favorito le famiglie Mazzotta di Pizzo e Razionale-Gasparro di San Gregorio d’Ippona, attraverso provvedimenti o omettendo i dovuti controlli sulle attività di interesse del sodalizio, in cambio di sostegno elettorale o per interesse economico. Callipo è accusato, infatti, di due ipotesi di abuso di ufficio aggravato in concorso, tra gli altri, con il capo della Polizia Municipale di Pizzo, Enrico Caria e Maria Alfonsina Stuppia responsabile dell’ufficio urbanistico. E’ inoltre accusato di avere stretto stringeva un accordo con Vincenzo Alberto Maria Renda che prevedeva l’impegno di quest’ultimo di sostenere la candidatura elettorale del Callipo, in cambio del suo intervento, in qualità di amministratore e pubblico ufficiale, per far ottenere al Renda il godimento, anche in mancanza di titoli abilitativi, di una porzione di arenile con annessa spiaggia a Pizzo.
IL FINANZIERE Indagato per concorso esterno anche un maresciallo della Guardia di Finanza già in servizio presso la sezione operativa della Direzione investigativa antimafia di Catanzaro, Michele Marinaro, accusato di fornire in modo sistematico, ai vertici dell’associazione criminale, tramite l’avvocato Pittelli, notizie sulle attività investigative in atto nei confronti degli esponenti della ‘ndrangheta vibonese, commettendo anche specifiche rivelazioni del segreto d’ufficio.
BELLANTONI Non compare nella chiusura indagini la posizione di Ugo Bellantoni, accusato, in occasione del blitz del dicembre 2019, di concorso esterno e considerato uomo “di riferimento per la risoluzione dei problemi dell’organizzazione”. Considerato legato all’ambiente della massoneria era accusato di avere messo a disposizione degli associati il proprio rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati e la conseguente solida ed affidabile rete di contatti (alla quale poteva ricorrere in quanto esponente di rilievo della massoneria vibonese), con particolare riferimento a politici, professionisti privati e dipendenti pubblici, operanti in diversi settori lavorativi ma tutti orbitanti nel medesimo contesto massonico. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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