RINASCITA | Gli impiegati “infedeli” del Tribunale e la ditta in odore di mafia

Non era cristallino il pedigree della ditta che ha fatto i lavori di pavimentazione nella sede di via Lacquari del Tribunale di Vibo Valentia. Ma quando l’inganno stava per essere rivelato alcuni dipendenti del palazzo di Giustizia e della Prefettura hanno rivelato i segreti d’ufficio

di Alessia Truzzolillo
VIBO VALENTIA Acquisivano notizie che dovevano restare coperte dal segreto e ne rivelavano la conoscenza affinché un imprenditore potesse sottrarre la propria azienda a nuove misure di prevenzione continuando ad aggiudicarsi appalti di lavori pubblici tra i quali i lavori di pavimentazione eseguiti nella sede di via Lacquari del Tribunale di Vibo Valentia. Si chiude con la rivelazione di nuovi delitti l’inchiesta “Rinascita-Scott” condotta dai carabinieri di Vibo Valentia e coordinata dalla Dda di Catanzaro. I nomi dei nuovi indagati – che hanno rimpinguato il corposo fascicolo da 416 a 479 posizioni – portano dritto nel Tribunale di Vibo Valentia e si riferiscono a un operatore giudiziario in servizio nella segreteria del Tribunale, Danilo Tripodi, un ausiliario nell’ufficio del Giudice di Pace, Nicola Larobina, a un funzionario in servizio nella Prefettura di Vibo, Michele Larobina, e all’amministratore di fatto e dominus della ditta Casanova Costruzioni, Renato Iannello. L’accusa è quella di avere acquisivano notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete per rivelarle al titolare della ditta, non troppo trasparente, che ha effettuato i lavori per il Tribunale.
L’antefatto di questa storia nasce nel 2010, il reato è prescritto ma permette di capire come ha preso forma, a fine 2019, il reato di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.
IL PASSATO DI RENATO Renato Iannello ha un passato (e anche un presente) penalmente movimentato: una sentenza per omicidio, passata in giudicato, reati in materia di armi e di stupefacenti. È stato deferito in stato di libertà per il reato di associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione denominata “Rima” che ha portato al riconoscimento della consorteria Fiarè-Razionale-Gasparro di San Gregorio d’Ippona. Ha un fratello, Francesco, indagato per estorsione in Rinascita-Scott. Nel 2009 fa cessare la ditta individuale “Edil Costruzioni” e crea la ditta individuale “Casanova Costruzioni” intestata fittiziamente a Rosario Curtosi ma di fatto amministrata da Iannello. Un trasferimento fraudolento di valori (caduto in prescrizione) che permetteva alla Casanova Costruzioni di stare nella white list della Prefettura tra le ditte non soggette a infiltrazione mafiosa.
LE RIVELAZIONI Tra novembre e dicembre 2019 una serie di intercettazioni rivelano le confabulazioni tra Nicola Larobina e Danilo Tripodi il quale rivela che c’è una pratica in istruttoria sulla Casanova Costruzioni. Tramite il fratello Michele, Nicola Larobina scopre che la pratica era stata evasa, ma si trovava ancora alla firma. Viene immediatamente informato Iannello il quale, naturalmente, delle procedure sulle istruttorie in Prefettura non avrebbe dovuto sapere nulla. La pratica viene seguita passo passo da Tripodi e dai due Larobina che comunicano tutto a Iannello. Una vera e propria catena di montaggio tesa a evitare a Iannello misure di prevenzione che potessero intaccare la ditta Casanova Costruzioni, occultando tra l’altro il delitto di intestazione fittizia avvenuto nel 2010.(a.truzzolillo@corrierecal.it)





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