Corruzione in Tribunale, Schiavone si difende: «Nei miei confronti motivi di astio»

Il commercialista di Cosenza arrestato giovedì scorso ha reso un lungo interrogatorio davanti al gip. Ha raccontato di un credito di 1.800 che vantava con il “faccendiere” Emilio Santoro e degli screzi con Francesco Saraco all’interno della società The Grand

di Alessia Truzzolillo
SALERNO
Si è difeso a lungo Claudio Schiavone nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari di Salerno che il 25 giugno scorso ha disposto, su richiesta della Dda campana, l’ordinanza di carcerazione nei confronti del commercialista cosentino accusato di corruzione in atti giudiziari nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”. Schiavone, assistito dagli avvocati Carmine Curatolo e Sabrina Mannarino del foro di Paola, ha respinto tutte le accuse affermando di non avere mai preso o dato tangenti a nessuno. Davanti al gip Giovanna Gioia e alla pm Benincasa ha offerto la propria versione dei fatti attraverso il richiamo di determinate intercettazioni e di atti consegnati alla Guardia di finanza di Crotone nel momento del proprio arresto.
I CONTRASTI CON SANTORO E PETRINI Secondo quanto spiegato da Schiavone, vi erano ben radicati motivi di astio nei suoi confronti da parte dell’ex giudice della Corte d’Appello di Catanzaro Marco Petrini, del medico e faccendiere Emilio Santoro e dell’avvocato Francesco Saraco. Ragioni che Schiavone ha elencato a partire da un prestito da 1.800 euro che il commercialista aveva fatto a Santoro. Un prestito tracciabile non solo tramite i conti bancari ma anche attraverso le intercettazioni nel corso delle quali Schiavone, a più riprese, chiede a Santoro di restituirgli i soldi se non vuole che riveli questo suo debito alla moglie. Nel corso di una conversazione in Commissione tributaria, inoltre, Santoro avrebbe messo Schiavone in cattiva luce con Petrini affermando che il commercialista si vantava di essere amico del giudice e di poterne influenzare le determinazioni. Per quanto riguarda i numerosi incarichi che Petrini gli avrebbe conferito, Schiavone ha sottolineato che dal 2016 al 2019 ha ricevuto da Petrini solo due incarichi liquidati al di sotto dei parametri previsti dal Testo unico delle spese di giustizia.
LA NOMINA DELLA MOGLIE E per quanto riguarda la nomina della moglie di Schiavone come perito nel procedimento contro l’imprenditore Salvatore Mazzei, incarico per ottenere il quale, stando alle dichiarazioni del giudice, Schiavone avrebbe versato 5000 euro, l’indagato afferma, ma la materia è da approfondire, che questo è stato conferito a febbraio 2019 ma l’attività investigativa nei confronti del giudice Petrini va avanti dal 2018 e non vi sono intercettazioni o altri contatti che possano indicare un avvicinamento a Petrini da parte di Schiavone. 
I
GLI SCREZI CON SARACO Anche Francesco Saraco accusa Schiavone di avere partecipato alla corruzione nella causa d’appello Itaca Free Boat nella quale era imputato il padre, Antonio Saraco. Ma Schiavone afferma che anche queste dichiarazioni sono frutto di astio poiché il commercialista e l’avvocato erano soci nella “The Grand” srl e Saraco rinfacciava a Schiavone di avere modificato lo statuto della società per potersene avvantaggiare insieme alla moglie. A discapito di Saraco, inoltre, sarebbero andati gli incarichi legali, conferiti ad un altro avvocato. Schiavone, infine, ha affermato di essersi allontanato, negli ultimi tempi, da Santoro (rinunciando anche a riscuotere il proprio credito di 1.800 euro) poiché aveva intuito strane manovre da parte di quest’ultimo anche se non è stato capace di affermare di avere assistito ad alcuna corruzione. I legali dell’indagato hanno chiesto che venga revocata la misura cautelare o sostituita con una meno afflittiva. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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