Catanzaro nel dopo-Covid, le idee del “re delle cravatte” Talarico

L’imprenditore dialoga con l’amministrazione comunale. «La città può diventare un importante polo per le imprese»

CATANZARO Anche il “re delle cravatte” Maurizio Talarico, altro catanzarese di successo, ha risposto all’appello lanciato dall’assessore alla cultura, Ivan Cardamone, per immaginare la Catanzaro del dopo Covid attraverso un forum virtuale dedicato a progetti e idee per la città del futuro.

CHI E’ MAURIZIO TALARICO Le sue cravatte e i suoi foulard vestono i Grandi della Terra e sono diventato un cult planetario. Gli ultimi tre presidenti Usa – George Bush j, Barak Obama e Donald Trump – le conservano gelosamente nel loro guardaroba. Così come premier e reali di mezza Europa. E’ la favola di Maurizio Talarico, partito da Catanzaro per Roma e che è riuscito ad imporre il suo brand sulla scena internazionale come simbolo del made in Italy.
L’elemento di abbigliamento maschile prodotto da Talarico è stato scelto come cadeaux di rappresentanza in grandi eventi internazionali, come la riunione di 56 Capi di Stato e 600 ministri a Roma per il semestre europeo, la celebrazione del 60 anniversario dei Trattati di Roma e il G7 di Taormina, nonché fornitore Ufficiale per la Presidenza e il Presidente del Consiglio dei Ministri Expo Dubai 2020.

«TRASFORMARE LA CITTA’ IN UN POLO IMPORTANTE DI IMPRESE» «Credo che la città di Catanzaro debba reinventarsi e trovare nuove energie – esordisce Talarico –. L’ho sempre vista come un luogo fatto, per la maggior parte, di belle persone dal punto di vista morale. Nella mia infanzia, credo pure oggi, ho sempre notato che sia i giovani della mia epoca, sia quelli di oggi vedono due strade di fronte a loro: l’emigrazione, portando le loro idee e la loro futura ricchezza fuori dal proprio territorio, o il raggiungimento di un traguardo formativo di studi che privilegia soprattutto il posto di lavoro “sicuro”, mirando ad una carriera all’interno di un ente o di piccole realtà private o in una libera professione con tante presenze sul territorio».
«Di fatto – spiega l’imprenditore – c’è una forte carenza di fare impresa, di invogliare a fare impresa, di insegnare la cultura di impresa. Oggi esistono strumenti finanziari erogati da due importanti partecipate dello Stato: Cassa Depositi e Prestiti e Simest. Che aiutano e accompagnano chi vuole fare impresa, specialmente nella fase di startup, di crescita e di internazionalizzazione, senza ricorrere al credito bancario garantito. Attualmente, le startup sono viste in tutto il mondo come società strategiche innovative e vincenti per le idee e il contributo che possono dare sul territorio in tanti settori, con risvolti occupazionali ed economici di non poco conto. L’Inghilterra ne è un esempio. Ci sono tante aree economiche che possono essere sviluppate. Tante idee, ahimè, muoiono in quanto, a mio parere, è difficile a Catanzaro istruire chi intende intraprendere un progetto imprenditoriale».
«C’è la necessità – continua Talarico –, a mio avviso, di un tavolo permanente composto da testimoni di impresa, di self-made man che possono stimolare, con la loro storia, chi vuole fare impresa. Serve la presenza di tecnici che conoscono e attuano azioni utili ad accompagnare le idee innovative e vincenti e a farle diventare realtà imprenditoriali strategiche. Tali azioni inciderebbero sia sull’economia del territorio che sul problema occupazionale, diventando un esempio per altri e per generazioni future, trasformando una città prevalentemente impiegatizia, o fatta di piccole attività commerciali, in un polo importante e diversificato di imprese. Per fare tutto ciò, sarebbe opportuno un tavolo composto da profili comprovati e vincenti».





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