Processo alle cosche di Cutro, ammessi enti pubblici e privati quali parti civili

Il gup ha accettato la costituzione della Regione Calabria, del Comune di Perugia, del Comune di Cutro, Banca Unicredit, dell’imprenditore vicentino Stefano De Gasperi, Alberghi del Mediterraneo srl, e l’imprenditore Giovanni Notarianni assistito, come anche la società, dall’avvocato Michele Gigliotti, che ha chiesto un risarcimento di otto milioni di euro

di Alessia Truzzolillo
ROMA
Respinte tutte le eccezioni, ammesse tutte le parti civili. Il gup di Catanzaro Gabriella Logozzo nel corso dell’udienza preliminare del procedimento “Malapianta-Infectio” contro le cosche radicate a Cutro Mannolo-Zoffreo-Falcone-Trapasso – attive sotto l’egida della cosca Grande Aracri – e le ramificazioni di queste in Umbria attraverso la famiglia Ribecco, ha ammesso tutte le parti civili che lo scorso venerdì avevano chiesto di costituirsi:”la Regione Calabria assistita dall’avvocato Antonio Battaglia che sostituisce l’avvocato Nicola Greco dell’Avvocatura regionale, il Comune di Perugia, il Comune di Cutro, Banca Unicredit, l’imprenditore vicentino Stefano De Gasperi, Alberghi del Mediterraneo srl – società che gestisce il villaggio turistico Porto Kaleo – e l’imprenditore proprietario del villaggio stesso (vessato per anni dalla cosca Mannolo), testimone di giustizia cardine in questa indagine, Giovanni Notarianni, assistito, come anche la società, dall’avvocato Michele Gigliotti, che ha chiesto un risarcimento di otto milioni di euro. Il giudice per l’udienza preliminare ha, inoltre respinto le eccezioni delle difese tra le quali quelle di incompetenza territoriale (per quanto riguarda i reati avvenuti a Perugia) di nullità del decreto di riapertura delle indagini preliminari e l’inutilizzabilità degli atti compiuti successivamente. L’accusa era rappresentata in aula dai pm della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo e Andrea Buzzelli che hanno coordinato le indagini della Guardia di finanza di Crotone insieme ai pm Domenico Guarascio e Paolo Sirleo.
Sono circa 60 gli imputati che hanno optato per il rito abbreviato. Tra questi compare Dante Mannolo, collaboratore di giustizia che ha saltato il fosso dopo l’arresto il 29 maggio 2019, figlio del presunto boss Alfonso Mannolo il quale non ha chiesto riti alternativi. Domani vi sarà l’ultima udienza della fase preliminare del processo (che si sta svolgendo a Roma per inadeguatezza in Calabria di luoghi capaci di ospitare un maxi-processo rispettando le distanze imposte dall’emergenza Covid) nel corso della quale il gup dovrà decidere sui rinvii a giudizio e sull’ammissione delle richieste di abbreviato condizionato.
In tutto gli imputati sono 95 e devono rispondere , a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio, minacce, violenza privata, traffico di stupefacenti, delitti in materia di armi. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Vincenzo Cicino, Gregorio Viscomi, Pietro Pitari, Luigi Falcone, Lucio Canzoniere, Paolo Carnuccio, Mario Nigro, Mario Prato, Giuseppe Fonte, Maria Claudia Conidi, Pietro Funaro, Giovanni Scarpino, Francesco Calabrò, Domenico Russo, Salvatore Iannone, Daniele Pinto, Francesco Gambardella, Giuseppe Bagnato, Daniela Scarfone. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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