«La scuola può far paura alla ‘ndrangheta. Ma servono messaggi forti»

Intervista alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, oggi a Catanzaro e a Locri. «Strutture all’altezza e personale preparato per impedire ai ragazzi di perdersi». L’impegno per la riapertura post Covid e il nodo del ritorno dei docenti verso Nord. «Stiamo studiando soluzioni ma lì ci sono molte cattedre libere». Il progetto dei campi estivi nei beni confiscati. «Aiutiamo le famiglie in difficoltà e dimostriamo che le istituzioni sono presenti»

CATANZARO Due tappe – Catanzaro e Locri – per abbracciare due diversi aspetti della sua visita istituzionale in Calabria. Diversi ma non così lontani. Perché i numeri e le prospettive della scuola post Covid non possono (e non devono) essere scollegati dal contributo che la scuola può dare nella lotta contro la ‘ndrangheta. La ministra Lucia Azzolina partirà dall’Ufficio scolastico regionale, dove prenderà contezza dello stato dell’arte della scuola in Calabria. Poi si sposterà a Locri, terra di frontiera per eccellenza. Qui, assieme al presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra e al procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri racconterà il progetto che prevede campi estivi gratuiti per mille fra studentesse e studenti organizzati all’interno dei beni confiscati alla mafia in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Il Corriere della Calabria l’ha intervistata alla vigilia del suo minitour.

C’è molta attesa anche in Calabria per la ripresa dell’attività scolastica: qual è il bilancio di questi mesi di lockdown e quali sono le priorità per il futuro in questa regione?
«Stiamo lavorando tanto, sono qui oggi per dare una mano e per aiutare tutte le parti ad essere molto operative e a dialogare. Abbiamo messo soldi e indicato soluzioni per la riapertura di settembre, ora dobbiamo accelerare. Enti locali, Regione, dirigenti scolastici: lavorando bene insieme possiamo risolvere le criticità».

Una tematica molto sentita è quella dei tanti insegnanti del Sud costretti a lavorare lontano da casa: in questa fase di estrema difficoltà si può venire incontro alla loro esigenza di non allontanarsi dalla Calabria?
«È un fenomeno che conosco bene. Io da docente, per prendere il ruolo, ho lasciato la mia terra e lavorato prima a La Spezia e poi a Biella. So che è difficile. Ma dobbiamo fare i conti con i numeri: ci sono molte più cattedre scoperte al Nord. Abbiamo però garantito anche quest’anno la mobilità. Operazione non scontata: abbiamo digitalizzato il sistema in piena pandemia per riuscirci, contro il parere di molti. Oltre il 50% delle domande è stato accolto garantendo anche i trasferimenti di docenti in altre Regioni».

La Calabria è tra le regioni con la più alta dispersione scolastica. Un dato che incide sulla possibilità di riscatto di un territorio difficile. Teme che i mesi di lockdown e le difficoltà legate al rientro in classe (come il digital divide nel Mezzogiorno) possano incidere sul fenomeno?
«Ereditiamo, soprattutto al Sud, numeri molto alti di dispersione scolastica. Voglio ricordare una misura annunciata pochi giorni fa: come Ministero abbiamo stanziato 236 milioni di euro da distribuire direttamente alle scuole per dare a settembre libri gratis, zaini e strumenti digitali a studenti e studentesse di famiglie in difficoltà economica. Ne potranno beneficiare circa 750 mila ragazzi. È anche questo uno strumento utile perché evitiamo che disuguaglianze economiche possano generare dispersione. Ma abbiamo progetti molto più ambiziosi: abbiamo già messo nero su bianco un progetto di contrasto alla dispersione scolastica da inserire nel piano di finanziamento europeo per la scuola».

Nelle scuole italiane non sono mai mancate le iniziative per la legalità, specie negli istituti cosiddetti “di frontiera”. Qual è la strada da seguire per riempirle di contenuto e in questo senso quale può essere il ruolo dei campi estivi che presenterà oggi a Locri?
«Servono messaggi forti. Dare vita ai campi estivi all’interno dei beni confiscati significa aiutare concretamente famiglie che hanno avuto difficoltà anche economiche. E dimostra che le Istituzioni ci sono, sono presenti e che è sempre possibile scegliere la via della legalità».

Crede che una scuola più efficiente e con capacità di formazione più elevate possa far paura alla criminalità organizzata?
«Senza alcun dubbio. Un ragazzo o una ragazza che studiano possono costruirsi un futuro, un lavoro, una famiglia. La scuola è presidio di legalità perché offre anche alle famiglie più in difficoltà la possibilità di una strada lontana dal malaffare per i loro figli. Servono strutture scolastiche all’altezza e personale preparato e formato: è la via maestra per combattere la dispersione scolastica e impedire a tanti ragazzi di perdersi».

Da parte del corpo insegnanti si lamenta il taglio delle classi (con annesso affollamento di quelle che rimangono), nonostante il periodo consigli di aumentare le assunzioni. Quali sono le strategie del ministero per il prossimo anno scolastico?
«Le classi pollaio sono nate anni fa, quando la scuola italiana è stata brutalizzata da tagli selvaggi. Quando io due anni fa ho iniziato a parlarne in pochi mi hanno dato retta, oggi vedo che finalmente hanno cambiato idea. Noi stiamo lavorando nella direzione di ridurre il numero di alunni per classe. Abbiamo le risorse per ampliare l’organico, sia docente che personale Ata. Ma lo faremo con precisione in base ai monitoraggi regionali». (redazione@corrierecal.it)





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