Dalla casa di “Gambazza” alle riunioni massoniche: l’imprenditore sempre nel posto “sbagliato”

Monitorato dai carabinieri del Ros durante l’inchiesta Rinascita Scott prima di due incontri tra grembiulini a Catanzaro e Vibo. Intercettato nell’abitazione del boss Pelle mentre si discute dei modi in cui “arrivare” alla giunta Scopelliti. In “affari”, secondo la Dda del capoluogo, con il vice del boss Razionale. Storia di un “colletto bianco” che appare in due indagini storiche per l’antimafia calabrese

di Pablo Petrasso
CATANZARO
I «servizi di osservazione» portano i carabinieri del Ros davanti a hotel e ristoranti di solito molto frequentati. Non sempre, però. In alcuni casi i luoghi di ritrovo diventano esclusivi, riservati a riunioni massoniche documentate negli atti dell’inchiesta Rinascita Scott della Dda di Catanzaro. Davanti a un ristorante in pieno centro nel capoluogo e nei pressi di un albergo in provincia di Vibo, gli investigatori individuano le auto di due imprenditori i cui movimenti vengono monitorati da tempo. Uno ha in ballo un grosso affare con Giancarlo Pittelli, avvocato, ex parlamentare, massone e “cerniera” – secondo l’accusa – tra ‘ndrangheta e Palazzi. L’altro si chiama Antonio Talarico e diventa persona di interesse investigativo per via dei suoi «rapporti riservati» con Gregorio Gasparro, luogotenente in Calabria del boss Saverio Razionale, il capoclan di San Gregorio d’Ippona che ha trasferito le proprie attività a Roma. I due, secondo quanto appuntano gli investigatori, pianificavano «truffe nel settore della compravendita di materiale edilizio».

I VANTAGGI DEL «CAMMINO MASSONICO» È intercettando questo imprenditore che i militari arrivano davanti alle porte di quel ristorante e di quell’hotel. Le riunioni massoniche sono due: la prima avviene il 7 aprile 2017, la seconda due settimane dopo. La presenza di Talarico proverebbe che è «pienamente inserito nella massoneria» e «che la sua appartenenza al contesto massonico era solo per fini utilitaristici connessi alle potenzialità relazionali che l’essere massone gli procurava».
È lui stesso a spiegarlo in una intercettazione telefonica: «Il cammino massonico, a me sta dando… mi sta dando il sistema, poi io lo sfrutto anche all’esterno perché… ho i miei sistemi le mie conoscenze su scala nazionale e non mi interessano queste cose qua». La massoneria, per questo imprenditore, apre orizzonti. Non soltanto filosofici, evidentemente.

LA VISITA IN CASA PELLE «Tutto ciò potrebbe non rilevare – scrivono i magistrati della Dda di Catanzaro –, ma invece risulta di interesse» perché il professionista con entrature massoniche «era un frequentatore della casa di Giuseppe Pelle “Gambazza”, figlio di Antonio Pelle, storico capo del Crimine a cui succedette, a causa della sua morte, Domenico Oppedisano, don Mico».
Sono i giorni in cui Peppe Scopelliti, dopo la trionfale cavalcata che lo porta al governo della Regione, definisce la sua squadra. E in casa del boss si commentano le scelte del presidente. Le conversazioni sono già confluite nelle inchieste della Dda di Reggio Calabria. Per i magistrati antimafia non si tratta di chiacchiere da bar, perché «i soggetti presenti avevano orientato il loro interesse verso i candidati neoeletti con riguardo proprio a coloro cui erano stati assegnati gli incarichi più rilevanti del panorama politico regionale».

I CONSIGLI PER AVVICINARE CARIDI Uno di essi era Antonio Stefano Caridi, ritenuto il «candidato di riferimento del clan», potente assessore alle Attività produttive e poi senatore, finito in manette sugli sviluppi dell’inchiesta “Mammasantissima” dopo un drammatico voto a Palazzo Madama. Le analisi politiche sono a cura di due imprenditori di Catanzaro. Uno dei due è proprio Antonio Talarico. Cosa ci faccia a casa di Gambazza non è dato sapere. Per gli investigatori di Reggio Calabria, quella riunione è pensata per pianificare «le modalità di avvicinamento dei politici di loro riferimento» e individuare «i soggetti, anche giuridici, che avrebbero dovuto mediare i contatti: specificavano infatti che non necessariamente sarebbero dovuti intervenire loro direttamente ma avrebbero potuto utilizzare degli intermediari». In particolare, Talarico spiega ai suoi interlocutori «che il legame con Caridi doveva essere rappresentato da un imprenditore» e poi «una volta instaurato il contatto per mezzo di un imprenditore di loro fiducia si poteva intavolare un discorso più concreto per il conseguimento dei benefici illeciti di interesse dell’organizzazione».
Sono i contesti in cui Talarico, che non è indagato, appare a mettere in allarme i magistrati. I «rapporti riservati» con il vice di uno dei più potenti boss del Vibonese, le riunioni massoniche, la vecchia visita a casa Pelle. E un controllo di polizia nel quale sarebbe stato segnalato assieme allo zio di tre esponenti di vertice della cosca Aquino-Coluccio. Posto sbagliato, momento sbagliato. Discorsi (politici e massonici) giusti per far rizzare le antenne degli investigatori. (p.petrasso@corrierecal.it)





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