Apre il Magna Graecia Film Festival con il film di Marco Bocci che racconta la periferia romana

Parte ufficialmente la kermesse cinematografica che continuerà fino al prossimo 8 agosto.

Di Maria Rita Galati Si lascia abbracciare dal calore del sole e dei fan, ma nei limiti previsti dalle misure anti-covid, mentre qualcuno fa capolino dallo specchio di mare su cui si affaccia la location della XVII del Magna Graecia Film Festival. Marco Bocci, che torna a Catanzaro, dove l’anno scorso ha girato per Minerva Picture il film diretto da Toni D’Angelo “Calibro 9”, apre il concorso delle opere prime e seconde ideato e diretto da Gianvito Casadonte con il suo primo film da regista “A Tor Bella Monaca non piove mai”. Alla conferenza stampa di presentazione, moderata dal critico Antonio Capellupo, si presenta puntale, casual e sempre gentile e disponibile a raccontarsi senza resistenze: parla della sua maturazione, da architetto ad attore per convinzione dopo il diploma Conservatorio Teatrale d’Arte Drammatica “La Scaletta”, diretto da Giovanni Battista Diotajuti a Roma. Quella Roma lontana, dall’Umbria sua regione d’origine, dove conosce e scopre prima di tutto la periferia che impara ad amare e a voler raccontare anche nei suoi aspetti meno “noir”, quelli del pregiudizio che cancella ogni colore e lascia il grigio della violenza e dell’abisso. La periferia che Bocci racconta prima in un libro e poi dietro la macchina da presa è Tor Bella Monaca, al centro delle cronache ma anche spesso ritratto al cinema nel suo lato oscuro, criminale e con esso identificato. I pregiudizi pesano sul quartiere esattamente come sui fratelli protagonisti del film, Mauro e Romolo, ingabbiati in ruoli che non riescono a scrollarsi di dosso. Mauro (Libero De Rienzo) e Romolo (Andrea Sartoretti), sono due fratelli che si arrabattano per sopravvivere. Il primo, da quando la sua ex fidanzata Samantha (Antonia Liskova) lo ha lasciato per un dottore, non si dà pace, vuole trovare il modo di riscattarsi, di riconquistarla e anche di iniziare a “vivere”. Distrutto da lavoretti precari senza prospettive, vuole ora andare in contro al futuro a testa alta, ma non è facile e quando due suoi amici si mettono in testa di rapinare la mafia cinese, la tentazione di lasciarsi coinvolgere è troppo forte. Romolo (Sartoretti), è un ex delinquente pentito che da anni lotta per conquistare una seconda opportunità. Ma la famiglia di Mauro e Romolo fa di tutto per restare unita: ed ecco che il film racconta le contraddizioni che emergono tanto in un quartiere descritto nelle sue latitudini quanto in una famiglia che cerca l’equilibrio in un contesto sociale sempre più instabile. «La periferia è tante cose – spiega Bocci – e mi stava a cuore raccontare che ci sono tanti aspetti da scoprire, luoghi, parchi dove porterei la mia famiglia perché vivendoci in quel territorio descritto solo come malsano ci scopri invece aspetti di realtà alternative, fatte da persone sane e oneste che si impegnano per concretizzare principi di fratellanza, onestà e amore». E questo film è una grande storia d’amore dalle dinamiche turbolente, quelle tra fratelli dai rapporti intensi e stretti che Bocci si impegna a sviscerare con cura. Anche spiegando il titolo, quel riferimento al “piove”, che a Roma in gergo indica l’arrivo della polizia, che però quando è intesa come l’attesa giustizia, da quelle parti della periferia dimenticata spesso tarda ad arrivare. E dopo la proiezione e l’arena di questa sera nell’area porto, il programma di domani prevede alle 12 la conferenza stampa con Barbara Chichiarelli, madrina del Festival, e Francesco Ghiaccio, regista del film ‘Dolcissime’. Alle 18 presso il Complesso monumentale del San Giovanni, la Masterclass con Ronn Moss. Alle 21.30, area Porto, serata evento e proiezione del film ‘Dolcissime’. A seguire il dibattito con il regista Francesco Ghiaccio e l’attore Vinicio Marchioni.





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