“Calabria Verde”, Mariggiò e la genesi di un addio

Intervista al commissario straordinario dell’azienda forestale, che lascia dopo oltre 4 anni e traccia un bilancio. «Anomala una gestione straordinaria così lunga. Problemi con le strutture regionali di controllo. Non posso lamentarmi dell’attuale giunta, anche se ho visto la presidente una sola volta. La mia presenza sarebbe inopportuna». Il rammarico per la mancata applicazione del contratto degli operai

CATANZARO Immerso nel “verde” si trova a proprio agio, il commissario straordinario dell’Azienda regionale che si occupa della forestazione e delle politiche della montagna, il generale Aloisio Mariggiò. A passeggio con la sua cagnolona Dania, dopo aver sganciato la “bomba” delle proprie dimissioni nel corso della manifestazione organizzata a Santo Stefano di Rogliano per presentare il nuovo parco macchine di “Calabria Verde”, sembra più disteso e pronto a ragionare sulla genesi di una decisione maturata, almeno in apparenza, senza strappi.

Commissario, improvvisamente ha deciso di andare via dall’Azienda che ha guidato per quattro anni…
«Non vedo quale sia il problema. Nel libro delle Ecclesiaste, uno dei libri più corti della Bibbia, al cui interno si pongono una serie di melanconici interrogativi sulla vita, vi è un capitolo che offre spunti di riflessione su quello che avviene attorno a noi. Vi si legge: “per ogni cosa c’è il suo momento, per ogni faccenda c’è il suo tempo”. Quando ho iniziato ero ben consapevole che questa esperienza sarebbe dovuta finire. Avendo avuto la fortuna di scegliere il “quando” ed il “come” per l’uscita dall’Azienda, non vedo di cosa mi possa lamentare».

Ma a “Calabria Verde” come ci è approdato?
«La mia avventura in “Calabria Verde” nasce per caso. Le assicuro che quando mi fu proposto l’incarico non sapevo nulla dell’azienda. Pensi, nei miei ricordi vi era ancora Afor. Dovetti prima documentarmi. Andai persino a trovare un noto parlamentare calabrese per acquisire il suo parere. Mai avrei pensato che esisteva un nuovo ente che gestiva la forestazione calabrese».

Quindi, per quale motivo ha scelto di accettare?
«In quel periodo, accusando qualche problema sanitario, pensai alla possibilità di stabilizzarmi in una sede, avvicinandomi, per motivi d’opportunità, alla Calabria dove viveva uno dei miei figli. La mia famiglia non voleva. Aggiungo che al tempo ero vice direttore della Direzione Investigativa Antimafia, un incarico accettato con entusiasmo, ma che si era da subito rivelato insidioso per aspetti relazionali interni. Anche se il tempo mi ha dato ragione, in quel momento, resomi conto che non avrei potuto rimandare di molto un confronto, presentai, dopo pochi mesi di permanenza nell’incarico, devo dire anche quella volta a sorpresa, le dimissioni. Posso apparire irascibile, irruento, a volte scomposto e con poco tatto, ma, caratterialmente, cerco di evitare gli scontri. Se non costretto, evito sempre i contrasti. Non è facile, ma devo dire che il più delle volte ci riesco. Per esperienza personale, i contrasti, i conflitti in genere, comportano, anche in caso di vittoria, perdite e feriti».

Perché ha scelto proprio ora di lasciare il comando, in questa fase cruciale per le scelte fatte lungo questo percorso? E soprattutto perché attraverso un annuncio “sganciato” nel corso di una manifestazione pubblica? Verrebbe da pensare che anche in questo caso con le dimissioni abbia voluto evitare di contrapporsi in modo duro all’attuale guida della Regione…
«Assolutamente no. Sarei scorretto se dovessi lamentarmi dell’attuale governo regionale che mi ha, tra l’altro, dato il tempo necessario alla chiusura del consuntivo 2019 che era la cosa cui tenevo di più, essendo la chiave di lettura di quello che c’era in azienda al mio arrivo e di quello che spero di aver lasciato a chi verrà. Santelli mi pare determinata, capace, esperta, pertanto tutto lascia presagire che adempirà in modo pieno al mandato ricevuto dai calabresi. Per farlo ha ed avrà bisogno di circondarsi di persone di fiducia, specie in un settore delicato come quello della forestazione. La mia presenza è, a mio avviso, inopportuna, anche perché una gestione commissariale che va verso il quinto anno con la stessa persona è di per se stessa un’anomalia del sistema».

Perché ritiene la propria presenza alla guida dell’azienda “inopportuna”?
«Io aggiungerei all’aggettivo inopportuno anche quello condizionante. Mi spiego. Dire che il commissario Mariggiò ha in qualche modo contribuito a un risanamento dell’azienda e contestualmente augurarsi che lo stesso permanga ulteriormente al vertice della stessa è contraddittorio. Se risanamento vi è stato, si deve ora pensare a una gestione ordinaria e non più straordinaria. Non le sembra? E poi, la mia è stata una nomina che si basava su di un rapporto fiduciario con l’ex presidente Oliverio con il quale avevo fatto un accordo basato su tre punti molto chiari. Il primo era quello che il governo regionale non avrebbe mai fatto mancare le risorse finanziarie all’Azienda. E, quando parlo di risorse finanziarie, vorrei fosse chiaro che non mi riferisco ai soli stipendi e salari che sovente, in passato, benché qualcuno cerchi di negarlo, venivano anche corrisposti al netto senza considerare gli oneri accessori, quali la contribuzione previdenziale e le imposte. Tra le risorse finanziarie vi sono anche le spese d’investimento che consentono il miglioramento dell’organizzazione aziendale. Il secondo punto dell’accordo è stato l’impegno a non propormi mai ricorsi a tagli di risorse umane per compensare carenze di bilancio. Il terzo afferiva esclusivamente ad aspetti relazionali. Io per qualsiasi esigenza e problematica aziendale avrei potuto in qualsiasi momento contattarlo, bypassando le strutture burocratiche regionali. Devo dire che l’accordo ha retto e che, come risultato, qualcosina è stato fatto».

Ad esempio?
«Io sto sempre attento a non essere autoreferenziale, quindi, pur potendo sull’argomento parlare per diverse ore, mi limito a ricordare che Calabria Verde, nel giro di due anni, aveva accumulato più o meno la metà del debito di Afor. Il resto è rilevabile nei documenti dell’Azienda».

A quanto ammontava il debito di Afor?
«Anche se di difficile quantificazione, superava, ritengo, di non poco i 150 milioni di euro. Ma questa è un’altra storia».

Cosa le ha consentito di apportare correttivi all’azione di “Calabria Verde”?
«
Non ci sono formule per amministrare. Io posso solo assicurarle di aver costantemente agito nell’esclusivo interesse dell’azienda, assumendomi la piena responsabilità di quanto fatto in questi quattro anni, consapevole che, se appena possibile, le mie scelte sarebbero state strumentalizzate. Le regole seguite sono poche. La principale è quella che “un capo può fare di tutto, una cosa sola non può fare: non fare niente”. La frase, naturalmente, non è mia. E’ di un grande uomo che spingeva ad operare, ad assumersi responsabilità anche a costo di apparire impopolari. Altra regola è quella del rispetto dei dipendenti, specie di quelli più umili, tenendo in debita considerazione il fatto che la stragrande parte del personale vive con non più di 1.300,00 euro al mese e che molti impiegati e operai sono in profonda difficoltà. L’ultima regola? Utilizzare, sentire, fare sempre ricorso al sindacato».

Un generale che ricorre all’ausilio del sindacato?
«
L’azione del sindacato, non parlo solo della triplice, ma anche del sindacato autonomo, è vitale per un’azienda come “Calabria Verde”. Oggi, in conseguenza del mancato accoglimento di richieste, quasi sempre economiche, sul sindacato piovono ingiuste critiche. Non è corretto. I vincoli economici imposti spesso inducono a ritardare, congelare, sospendere alcune istanze. Tuttavia, le istanze rimango vive e tenute in considerazione, almeno per quel che mi riguarda, da chi le riceve. Vede, l’azione dei sindacati, anche se scomoda, assicura trasparenza all’attività amministrativa. Ve lo assicuro. Nel mio rapporto con i sindacati, nonostante i confronti serrati e le mie reazioni, perché no, anche scomposte verso alcuni sindacalisti – e me ne scuso – ho solo guadagnato. Confrontandomi con loro, pur nel rispetto dei ruoli e delle regole, ho capito che i problemi del mondo del lavoro non possono non risolversi per esigenze di carattere economico. Ho capito che dietro molte istanze non vi sono soli incrementi salariali e stipendiali, ma anche aspetti umani e socio-culturali, pensi ad esempio a quello che si nasconde dietro l’assurdo mondo del precariato».

Perché allora il contratto per gli operai idraulico forestali non è stato firmato?
«
Se le interessa conoscere aspetti reconditi, nascosti della mia esperienza nel mondo della forestazione, potremo in seguito rivederci. Oggi, non mi pare corretto parlare in dettaglio della cosa in quanto, per il 9 settembre prossimo, è fissato in Regione un incontro sull’argomento. Io le posso dire che su quel contratto ho lavorato con i sindacati per più di due anni e che, prima di andar via, avrei voluto vederlo applicato. Se non ammettessi questo, sarei un ipocrita. So benissimo che qualcuno, tra i sindacalisti e i dipendenti, mi accusa di essere stato in una certa fase poco risoluto. A quel qualcuno dico che un giorno, forse, mi capirà. Aggiungo soltanto che, per quanto scritto nell’intesa di contratto, frutto di lunghe trattative con le organizzazioni sindacali, mi assumo, non so con quanta competenza e naturalmente per la parte che mi spetta, ogni connessa responsabilità».

Mi sa che in futuro sia possibile un nuovo incontro per discutere dei problemi della forestazione. Per il momento vorremmo sapere: le dimissioni, torna indietro?
«
Lo confermo, io non ho avuto nulla con il governo regionale, men che meno con il presidente Santelli anche perché, se devo essere sincero, tolta la stretta di mano avuta all’inizio della conferenza stampa sull’antincendio boschivo, non ho mai incontrato il presidente. Pertanto, vi chiedo un favore, mettiamo da parte dietrologie ed inutili speculazioni. Non è giusto. Dal mio punto di vista, se problemi ci sono stati con la Regione, mi riferisco anche alla gestione Oliverio, hanno riguardato le strutture di controllo che, a mio personalissimo parere, non sono in condizione, non so se per paura di assunzioni di responsabilità o per minori carichi di personale, di affrontare, risolvere, sostenere i problemi di “Calabria Verde”, di Afor e dei Consorzi di Bonifica. Per comprendere quello che, sempre a mio irrilevante parere, avviene tra questi enti strumentali e le strutture regionali di controllo, la invito a risentirsi la barzelletta “l’Avvocato” di Gigi Proietti. E’ facile trovarla. E’ sul web. A proposito, prendendo spunto dalla domanda posta dal cliente all’avvocato nella parte finale della barzelletta, mi chiedo: se mi fossi reso conto prima della presunta posizione attendista delle strutture di controllo regionali, mi sarei potuto evitare, e avrei potuto evitare a molti altri dipendenti, tutte le periodiche esposizioni mediatiche (con le quali sono stato deriso ed additato quale uomo di Palla Palla, cavaliere mascherato ed altro che non sto ad indicare) e il coinvolgimento in diverse vicende giudiziarie, tra la quale quella più offensiva di falso e abuso d’ufficio? La possibile risposta ve la potrò magari dare in un futuro incontro. Per il momento devo essere paziente, anche perché a giorni dovrei essere ancora sentito, non ho capito in quale veste, per la vicenda delle nomine dei dirigenti reggenti. La ricordate?». (a. cant.)





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